Anno d’uscita: 2016
Sito web: https://www.viniciocapossela.it/
“Canzoni della Cupa”
, il decimo album in studio del cantautore “underground” italiano Vinicio Capossela è stato pubblicato nel 2016. Ma in verità, secondo le dichiarazioni dell’artista si tratterebbe di una raccolta di canzoni nate a partire dal 2003! Capossela descrive le canzoni di questo doppio disco e quadruplo vinile, come «un po’ l’opera della vita, dunque sono vitali, come Maggio, il mese in cui usciranno… Il mese delle rose, dei rosari e delle spine. Che la loro nuova vita gli sia lieve».

Nato nella diaspora ad Hannover (Germania), Capossela imposta la sua carriera anche sullo sfondo di una ricerca d’identità che si perpetua in questo disco. Infatti l’opera reinterpreta diversi pezzi di Matteo Salvatore, storico cantautore della provincia di Foggia. Al cospetto della vicinanza geografica, culturale e artistica di Salvatore, l’interesse di Capossela per questa figura del panorama musicale italiano, non sorprende. È facile individuare punti di contatto con l’opera precedente di Capossela. Innanzitutto la musica popolare con l’uso di forme dialettali, come pure un’aura di allegria e comicità! Capossela si è immerso comunque anche spesso in universi di sensibilità orientate al tragicomico e al melanconico. L’immaginario visivo proposto dalla cover e dai booklet sembra voler riflettere esattamente questi concetti!
Infatti l’artwork in copertina presenta una fotografia dell’illustre fotografo italiano Valerio Spada ingaggiato per scattare le immagini per i tre diversi formati del disco: digitale, cd e vinile. Spada è noto soprattutto per il suo libro “Gomorrah Girl” ed è stato premiato con una Guggenheim Fellowship per le Arti Creative, in fotografia. Lo scatto è stato poi volutamente interpretato in chiave retró dall’artista visivo Jacopo Leone.
L’immagine gioca fortemente con i contrasti. Si nota da un lato che il paesaggio in chiave seppia presenta una gamma di contrasto ridotta, proponendosi come un’opera consumata e sbiadita dagli anni! Dall’altra parte i tipici vestiti vintage di Capossela, collocato al centro dell’immagine, sono quasi totalmente neri e risaltano l’artista. Nel vestiario fa eccezione il bianco, comunque con viraggio al seppia, della sua camicia e delle sue scarpe. Ma anche questo è un elemento che dimostra la volontà di usare forti contrasti come segnale! Si potrebbe infatti interpretare questa scelta di contrasto con il paesaggio, come una metafora visiva per l’originalità dell’artista, in opposizione (tutto nero) con il mondo mainstream, spesso molto colorato dell’attuale e moderno panorama musicale italiano e internazionale. Inoltre, se si fa riferimento alla musica popolare del Sud Italia come la Pizzica, la Tarantella o la Tammurriata, si può affermare che questi generi abbiano conosciuto un’importante rinascita negli ultimi 15-20 anni.
Questo “revival” si riflette anche nell’enorme successo de “La notte della Taranta” nel Salento, diventata un vero e proprio fenomeno di massa. Capossela invece si avvicina in maniera diversa alla musica popolare del Sud, restando fedele al suo approccio underground e poetico, evitando così di cadere in pompose inscenate commerciali! Piuttosto si può parlare di una filosofia artistica che trae ispirazione dalla “Commedia dell’Arte”.

Ma si nota anche che l’intera figura del cantautore si presenta in una tonalità per lo più troppo scura, con dei neri dalle pochissime sfumature. In fotografia è segno di sovraesposizione, ovvero quel processo che porta le ombre ad perdere molti dettagli. La scelta di sovraesporre l’artista sembra essere un messaggio volutamente in accordo con il titolo dell’album: la cupezza, la malinconia e l’enigma! Questo aspetto del contenuto metaforico della cover viene inoltre rinforzato dal fatto che il cantautore sta scendendo da un’altura. Come simbolo, la discesa potrebbe pure voler evocare, seppure in maniera meno evidente, l’aspetto della ricerca delle proprie radici menzionato sopra! Importanti sono anche gli accessori: la chitarra e una sorta di scettro che tiene nelle mani.
Aprendo la fotografia piegata della copertina incontriamo due booklet. Il primo presenta i testi dei due dischi “ombra” e “polvere“ e una foto di Capossela che porta rami secchi sulle spalle. Risulta essere un simbolo di un contadino che traina un aratro! Il secondo è una raccolta di indici relativi a diversi aspetti dell’opera musicale, ovvero: una prefazione che spiega il contenuto lirico delle canzoni, seguito da singoli indici dei musicisti, delle creature, dei luoghi e dei personaggi menzionati. “L’indice delle creature”e “l’indice dei luoghi” sono delle rappresentazioni grafiche. Si tratta concretamente di una tabella con il numero delle apparizioni delle varie entità nelle rispettive canzoni e del “sentiero della cupa”.
Questo secondo booklet è accompagnato da altre fotografie dell’artista con la chitarra o in compagnia di entità mistiche in forma di opera d’arte, ovvero una specie di spaventapasseri che ricorda più uno spettro e una costruzione ibrida in legno, metà barca, metà carro!
Inoltrandoci e studiando a fondo questi due affascinanti opuscoli artistici ci si rende ben presto conto, che “Canzoni della Cupa” è senza dubbio inteso come opera mitologica sulla vita e sulle radici del cantautore. Le foto sono tutte o in stretto bianco e nero o in bianco e nero con viraggio al seppia per sottolineare l’aspetto storico.

Nella sua pagina social facebook, per presentare il doppio album ai suoi fan, il musicista cita le parole di Jacopo Leone: «Gli alberi sono le stelle del giorno, ci si orienta nel territorio. Fuori città difficilmente si seguono le rette, in genere si prediligono le storte. È quella la retta via, in natura. Così la copertina: fuori formato, ricca di pieghe, sfusa, con diverse anime raffigurate senza descriverle troppo»

Tali parole rafforzano l’interpretazione metaforica fatta sopra! Da un lato il carattere popolare e rurale, da un’altro il volto alternativo, quasi anarchico e underground dell’opera e dell’artista. Gli alberi storti indicano la strada. Il “contrasto” con la retta via diventa comunque il cammino giusto, prediligendo le storte degli alberi in campagna per orientarsi. Ci troviamo dunque davanti a una copertina e un booklet che sottolineano e mantengono con forte continuità visiva la volontà di perfetta simbiosi con il percorso artistico del musicista, le sue radici e il titolo dell’album. Il titolo è comunque una doppia allusione, perché La Cùpa è al contempo il nome della società di produzione delle opere discografiche, video e degli spettacoli di Vinicio Capossela.
Fabian Von Unverth