Eccoci alla seconda parte che parla degli Easter Eggs nelle copertine degli Iron Maiden realizzate dal disegnatore Derek Riggs per i loro album degli anni’80.
Se volete dare una lettura e una ripassata all’articolo precedente cliccate il link qui di seguito: https://www.artovercovers.com/2020/05/15/derek-riggs-e-i-simboli-ricorrenti-nelle-copertine-degli-iron-maiden-iron-maiden-e-killers/
In questa recensione verranno scovati i simboli nascosti nelle copertine di “The Number of the Beast” e “Piece of Mind”:


“The Number of the Beast”

Anno d’uscita: 1982
Qui si ha l’impressione che Riggs voglia renderci le cose un po’ più complicate rispetto alle precedenti releases. Questa volta colloca i suoi simboli in due immagini diverse. La firma la appone nel frontale della copertina, accanto al piede del diavolo, mentre per scovare il consueto gatto dobbiamo, per la prima volta, avventurarci nel retro dell’artwork, scoprendolo ben mimetizzato tra i giochi di ombre creati dalle fiamme, che avvolgono anche i componenti della band. Probabilmente le voci della presenza di questa figura nelle copertine hanno iniziato a circolare, e l’autore ora si diverte a giocare un po’ al “gatto e il topo” con i fan. Ricordatevi questa sensazione, ritornerà! C’è da annotare che, in questo caso, la figura dell’animale non è perfettamente delineata, bisogna visualizzarla più con la mente che con lo sguardo. Probabilmente la trovi solo se sai cosa stai cercando. Un altro indizio del fatto che il celebre illustratore ha iniziato a rendere la ricerca una sorta di caccia al tesoro.

“Piece of Mind”
Anno d’uscita: 1983
Con “Piece of Mind” Riggs rende l’individuazione dei suoi simboli ulteriormente più difficile. La firma è rintracciabile, come nel precedente “The Number of the Beast” , sul retro della copertina, ma questa è facilmente leggibile. Arduo è invece trovare dove il gatto sia stato collocato, visto che la scena si compone di un intenso gioco di luci ed ombre che ne complica la lettura. L’artista sembra voler sfidare l’osservatore secondo il vecchio adagio che “il Diavolo si nasconde nei dettagli”, invitandolo ad addentrarsi sempre più in profondità nell’analisi di ogni minimo particolare, per quanto possa sembrare insignificante. L’unico spunto degno di nota, anche se molto stiracchiato nell’interpretazione, è una forma composta da tre archi che sembrano disegnare un corpo di gatto stilizzato, in cui l’arco più a sinistra dà la sensazione di essere una coda. Ma resta solo una suggestione non supportata da alcun indizio probante. Riggs potrebbe aver voluto appositamente non inserire la figura del gatto nel disegno, proprio perché sapeva che i fan l’avrebbero cercata, spendendo ogni diottria per trovarla. Oppure disegnarla in maniera talmente ambigua da non dare a nessuno la certezza di averla scoperta. Il gatto e il topo.
Fabio Vannucci
…to be continued…