Anno d’uscita: 2004
Sito web: http://www.shandon.it/
Gli Shandon sono un gruppo italiano Ska Core e Punk Rock formatosi nel 1994. Durante i dieci anni di vita la band ha subito diversi cambiamenti di formazione e gli unici due membri che sono rimasti fissi dalla formazione allo scioglimento del gruppo sono Oliviero “Olly” Riva (chitarra e voce ) e Andrea Castelli ( basso e seconda voce ).

Gli Shandon, pur ottenendo un discreto successo anche commerciale, sono stati un importante punto di riferimento della musica indipendente a cavallo tra gli anni’90 e i primi anni 2000; realizzando album e innumerevoli Ep sempre grazie alla “autoproduzione” e l’appoggio di una piccola etichetta indipendente, ovvero la Ammonia Records. Il disco “Sixtynine” è stato realizzato nel 2004 ed è uscito in due versioni: Standard e Deluxe in digipack.  In questo album non solo c’è musica Ska, ma il gruppo riesce anche a  fondere una solida base Rock e molte volte anche un’atmosfera Dark.

L’artwork è stato curato direttamente da Olly e rappresenta in chiave fotografica (ma sicuramente revisionata con qualche effetto speciale di Photoshop) un viso di pagliaccio triste. Hanno fatto proprio riferimento al saltimbanco bianco che nel circo e nell’arte occidentale ha il naso rosso acceso e si dipinge tutto il volto di un bianco candido. Mentre il rosso è l’eccesso, il clown è l’eleganza quasi snob. Ma il soggetto ben si sposa molto bene con l’unica canzone italiana contenuta nell’album, ossia “Viola”con la frase: «vorrei piangere senza fingere che sia facile per me».

Il bianco è l’eleganza, la grazia, l’armonia e questa è dunque la lotta tra il culto superbo della ragione e la libertà dell’istinto, come affermò tempo fa il regista Fellini. Questo clown, quando recita, dà vita ad un piccolo processo, ossia un esercizio intellettuale che fa sì che il pubblico non rida, ma semplicemente sorrida.

La storia di questa figura inizia molto prima dell’avvento del circo nel XVIII secolo, ed è espressione di un complesso intreccio di discorsi sociali, politici e teatrali, nonché dell’ uso del proprio corpo. Nell’Inghilterra del XVI secolo c’erano attori che praticamente imitavano un handicap fisico e psichico tra persone portatrici di questi problemi reali. Il significato della parola “clown” era quasi identico a quello di termini quali “fool” (matto) e “jester” (buffone).
Anche nell’arte il clown è raffigurato, anche se forse non spesso, come per esempio nei quadri del pittore, poeta e pianista Romano Mussolini (1927-2006) dove i suoi pagliacci, sono proprio come la copertina del full-length. Uno in particolare, il quadro con il clown e lo sfondo azzurro, sembra quasi aver aiutato l’ispirazione di Olly.
Solo successivamente il clown prese vita come figura horror, come abbiamo tutti ben presente il famosissimo Pennywise del film “It”, tratto dal libro di Stephen King o il famigerato Joker di Batman.
Una copertina quindi ben studiata perché mostra com’è facile fallire nei propri piani futuri, ma anche quanto lontano ci si possa spingere attraverso l’esercizio della mente e del corpo, molte volte anche prendendosi un poco in giro.
Antonella “Aeglos” Astori