-Introduzione a cura di Augusto Pellucchi-
Se masticate di auto d’epoca e frequentate le fiere del vinile, tra Milano e dintorni, probabilmente, lo avrete sentito nominare. Luca Manzoni è come un ragazzo d’altri tempi, nostalgico di un’era spensierata, che i suoi genitori hanno avuto la fortuna di vivere, perché a lui il mondo di oggi va stretto. Luca Manzoni è appassionato di auto storiche, di oggettistica, di musica e di tutto ciò che è vintage, cose che lui considera degne di rispolvero e riscoperta, fregandosene se gli altri suoi coetanei la pensano diversamente. Per Luca Manzoni non esistono i suv o la trap. Gli basta girare la chiave della sua Alfa Romeo Giulia degli Anni ‘70, con Gianni Morandi o Fabrizio De Andrè ad accompagnarlo, per raggiungere la vetta della felicità.

Ciao Luca, benvenuto su Art Over Covers, quando e perché hai iniziato a collezionare dischi?
La passione per la musica nasce a fine ottobre 2001, avevo 8 anni e una mattina a scuola durante una lezione di inglese ascoltai la canzone “Hello Goodbye”dei Beatles. Rimasi folgorato da quel motivetto apparentemente semplice ma così piacevole e ricco di suoni fino ad allora mai sentiti dalle mie giovani orecchie. Non che prima non canticchiassi o non mi piacesse il ritmo dei motivetti da sigla televisiva mattutina per bambini, ma ecco, quella è stata la scintilla che ha fatto nascere in me la voglia di collezionare. Nel 2003 la seconda folgorazione: arriva Fabrizio de André con la sua “Guerra di Piero”. Nel 2007 il terzo grande amore: la musica rock progressive degli anni’70! Gruppi come la Locanda delle Fate gli Albero Motore i Latte e Miele e i Gleemen giravano ininterrottamente sul piatto del mio giradischi. Sono passati quasi 20 anni che mi hanno portato ad avere fra le mani oltre 30 mila dischi; ho girato tutti i negozi di musica del nord ed il centro Italia acquistando collezioni e stock di vinili oggi ne ho oltre 10 mila in collezione ed espongo in fiere come Novegro Vinile Expo.
30.000?! Ma dove li tieni tutti? In un appartamento apposito?
Tutto è cominciato con un mobiletto arancione in finto legno rovinato e striminzito, lo ricordo con affetto… Li tenevo lì. Poi passarono in un mobile della sala da pranzo, ed ancora pian piano sono finiti in camera mia: una mansarda da 60 mq. Alcuni finivano sulla libreria a parete, altri in un baule ed addirittura sotto il letto. Ad oggi li ho anche in un’altra stanza dedicata alla musica in taverna ed in garage.
Esattamente come è composta la tua collezione? Hai dei generi preferiti o spazi anche con musicalità più “odierne”?
Come già accennato in precedenza la mia collezione comprende tre grandi insiemi: i Beatles, Fabrizio de Andrè e il rock progressive… Il resto è composto da una selezione di musica italiana dagli Anni ’60 agli Anni ’90, con cantautori ed interpreti come Celentano, Battisti, Dalla, Gaber
Graziani, Califano, Battiato… ed ancora una grossa parte è dedicata ai gruppi beat e prog italiani Anni ‘60 e ‘70; tra i tanti i Nomadi, i New Trolls la PFM, il Banco del Mutuo Soccorso, i Pooh… Infine ho la sezione “colonne sonore” che si divide in grandi classici internazionali come “Ritorno Al Futuro”, “The Blues Brothers”, “Grease”, “Indiana Jones”, “Agente 007” e film italiani come: “Fantozzi”, “Vieni Avanti Cretino”, “Bianco Rosso e Verdone” ecc…
Mi hai raccontato che esponi i tuoi vinili alla Vinilmania di Novegro. Ma quindi non sei così geloso della tua collezione? Ci saranno dei dischi che non venderesti mai presumo…
Quelli che porto nelle fiere sono dischi che ho doppi o che ho acquistato in grosse quantità, trovando dentro pezzi che non mi interessava tenere ascoltando generi magari diversi. Essendo stampe differenti da quelle che colleziono li vendo.
Perché questa predilezione per la progressive italiana Anni ‘70? Cosa ti ha affascinato in particolare di questa epoca musicale? Peraltro immensa, con nomi illustri entrati nell’Olimpo della storia.
Semplicemente la voglia di crescere e cambiare, ho cominciato ad amarli negli anni del liceo… A 14-15 anni si matura, si riflette su tanti aspetti della propria esistenza… sono i primi anni della contestazione e così mi affascinai alla sperimentazione dei primi Battiato come “Fetus” ed ancora alla rivoluzionante avventura di “El Tor” nel magnifico album dei Città Frontale fino alla dolcezza di “Forse le Lucciole non si Amano Più” dei Locanda delle Fate.

Ti ricordi qual è il primo disco che hai acquistato?
Assolutamente sì… Non lo dimenticherò mai… Purtroppo l’ho stupidamente venduto. Era “Rubber Soul” dei Beatles, stampa americana.
Tra i tuoi dischi c’è una copertina che prediligi artisticamente?
Diciamo che secondo me le copertine degli Anni ‘70 sono delle vere e proprie opere d’arte fatte da disegnatori come Mario Convertino, Monti o come Andrea Pazienza, o ancora il grande Guido Crepax. La copertina che più amo però è la “Butcher Cover” dei Beatles. Ci sono loro quattro vestiti da macellai, è stata censurata, ritirata dal mercato e sostituita poi da una seconda copertina con un immagine più sobria con i Fab Four vicino a dei bauli. (Potete leggere la recensione della copertina a questo link: https://www.artovercovers.com/2019/11/27/the-beatles-macellai-o-carne-da-macello-tutti-i-segreti-della-butcher-cover/).
Che importanza ha per te la copertina di un disco? Pensi che sia un elemento fondamentale per un disco avere una immagine accattivante?
Assolutamente sì. Metà del piacere dell’“avere e collezionare un disco” sta nella copertina; magari apribile con inserti e libretti…qualità che si perde nella custodia di plastica di un cd o una cassetta. Ps: è fondamentale tenere la copertina come una reliquia. Meglio ancora se il disco è sigillato.

La copertina più strana che ti è capitata tra le mani e anche la più indecifrabile.
Sono molte, da quella dei Velvet Underground And Nico, con la banana gialla disegnata da Andy Warhol, a quella con le stelle di “Le Stelle di Mario Schifano”, o quella con la zip dei Rolling Stones: “Sticky Fingers”.
Sei un super collezionista vintage, hai cimeli di ogni tipo! Questo tipo di collezione è nata a pari passo con la passione per i vinili o ha avuto un’altra genesi?
La prima collezione risale alla mia infanzia si trattava di modellini Polistil, Mebetoys e Bburago; dopodiché sono arrivati i dischi e l’oggettistica vintage che comunque mi ha sempre incuriosito, essendo amante di tutto quello che riguardava gli Anni ‘60 e ‘70 e cioè l’epoca del trionfo delle forme e dei colori: lampade, giradischi, flipper, jukebox ed ancora radio, quadri e tutto quello che si poteva trovare nelle case degli italiani di quel periodo.
Sicuramente anche di questa oggettistica avrai un pezzo dal quale non vorresti mai separarti o che stai cercando da tantissimo tempo…
Ancora una volta la risposta è sì… La mia poltrona “a uovo” o ancora la lampada ad arco di Castiglioni ed ancora la famosissima RR126 della Brionvega e, perché no, il mio ultimo acquisto: un vecchio tabellone da scuola guida con un Alfa Romeo Giulia, alla quale si illuminano i fari.

Abbiamo parlato di musica e di oggettistica, ma so bene che la tua passione numero uno sono le automobili storiche, tanto da averne fatto un lavoro. Sei un attivissimo e professionale barnfinder. Siamo curiosi di saperne di più!
È l’elemento che mi accompagna in ogni momento della mia vita… La prima è stata una Fiat 500 l blu che comprai a 14 anni… A 18 arrivò un Maggiolino e a 19 l’Alfetta… Da allora ne ho avute moltissime, prediligo i modelli italiani… Se non si fosse capito sono molto patriottico…
Ho scoperto che in tema di automobili stai lavorando a un interessantissimo progetto. Hai voglia di dire qualche anticipazione ai nostri lettori?
I progetti che accompagnano la mia vita sono molti; da quando ho 19 anni lavoro nel mondo del cinema portando sui set le vetture storiche della mia vita. Ho collaborato con Sky Cinema e Mediaset; inoltre lavoro con Il Garage de L’Alfista e altre riviste del settore, come Ruoteclassiche, che mi danno la possibilità di raccontare le mie avventure in giro per l’Italia a caccia di autostoriche. I progetti importanti di quest’anno sono un canale YouTube, dove potranno essere visti i miei ritrovamenti e recuperi, ed ancora un possibile fotoromanzo a tema poliziesco, e infine la nascita di un club associazione a tema rimessaggio e riparazione vetture storiche, con sede a Monza, dove saranno fatti in sede dibattiti, proiezioni e discussioni su tutto quello che riguarda il mondo dell’automobilismo d’epoca.
Tra dischi, cimeli e automobili… in pratica sei un “accumulatore di memorabilie”. Pensi che sia un termine che potrebbe definirti? E conoscendoti non è una peculiarità prettamente materialistica, c’è qualcosa di spirituale secondo me, sei d’accordo?
Non amo molto la parola accumulatore perché, ahimè, ne ho conosciuti tanti… Sono persone che tengono di tutto per il gusto dell’averlo; tenere oggetti in condizioni di accumulo e senza un ordine apparente… la definirei quasi una patologia. Mi definisco più un barnfinder… Cacciatore di tesori nei fienili o un semplice collezionista.

Lascio a te la conclusione per poter dire qualcosa che non è ancora stato detto!
Torniamo al mondo della musica… Sai che scrivo canzoni… Ho fatto anche un disco nel 2013 e sto lavorando ad un nuovo lp… Ma questa è un’altra storia!! Grazie ancora.