Anno d’uscita: 2017
Sito web: http://www.roger-waters.com/
Righe orizzontali trent’anni dopo i punti e le linee in “Radio K.A.O.S.” (qui il link della recensione: https://www.artovercovers.com/2020/05/05/il-misterioso-codice-morse-di-radio-k-a-o-s-roger-waters-contro-la-guerra/; ecco Roger Waters con “Is This the Life We Really Want?”). A distanza di un lunghissimo lasso di tempo durato venticinque anni dopo “Amuse to Death” del 1992, il cantautore britannico si ripresenta al proprio pubblico con un full-length dal titolo incisivo, provocatorio. “É questa la vita che vogliamo?” bisogna però coglierle queste parole nella copertina, perché nascoste e messe in evidenza allo stesso tempo tra gli spessi strati neri di un pennarello, che ha cancellato le parole a loro circostanti.

Le cancellature fanno parte del concept artistico di un noto pittore italiano di nome Emilio Isgrò. Nato nel 1937, ha fatto della tecnica della cancellaturao della “sottrazione” il suo marchio di riconoscimento. Il significato delle sue opere non è la negazione, ma la creazione di nuovi punti di vista; una specie di negativo che fa risaltare il suo contrario, ovvero la propria positività. Sottraendo il contorno inutile ci si focalizza sull’essenzialità e sulla scoperta della vera sostanza, eliminando il superfluo.
Cancellare le parole per evidenziarne le altre più potenti. Deve aver pensato la stessa cosa il nostro Waters, tanto da aver fatto realizzare (per puro caso o per voluta imitazione, questo è ancora un mistero) una copertina praticamente identica a una delle opere dell’artista italiano.

All’epoca della release ovviamente la cosa non passò inosservata agli occhi dell’artista, e infatti lo stesso Isgrò intraprese una causa legale per plagio contro il cantautore, che ebbe come conseguenza il divieto di vendita dell’album. La diatriba legale poi si risolse con una marcia indietro di Isgrò, che ritirò le accuse rinunciando alla citazione a giudizio perché grande ammiratore dei Pink Floyd. Magari trovandosi poi a cena con tarallucci e vino?

Se avete mai seguito le bellissime puntate di Passepartout condotto dal critico Philippe Daverio vi sarete accorti che come scenografia compare un’altra cancellatura di Isgrò tratta da un libro del conte Xavier de Maistre intitolato “Expédition nocturne autour de ma chambre” (Spedizione notturna attorno alla mia camera). Nello spaccato fuori dalle cancellature si può leggere la frase “Je dois apprendre aux curieux…” (che tradotta significa “io devo far sapere ai curiosi”).
L’immagine di “Is This the Life We Really Want?” sembra il muro di una nuova “The Wall”. Gli intervalli bianchi attorno alle righe nere fanno risaltare le sembianze di mattoni che uno sull’altro rendono impenetrabile l’artwork del disco. Un bianco e nero che non lascia sfumature ma fa intravedere un messaggio interrogativo. Solo con la risposta giusta o trovando un corretto modo di vivere si riuscirà ad oltrepassare lo sbarramento.
Stiamo però parlando di un foglio di carta. Un foglio,a prima vista innocuo può far trasparire anche una violenza verbale. Picasso, il noto artista spagnolo, rappresentava nei suoi quadri stampe di giornali per simboleggiare il linguaggio della cronaca nera e quindi la morte, con la sua condizione irreversibile.
Roger Waters ancora una volta ci parla di guerra e di violenze, perché il sogno in “Radio K.A.O.S.” non è riuscito a realizzarsi. La stampa non ammette sfumature, la cronaca non ammette sentimentalismi perché rappresenta la realtà spietata che non lascia altre vie di interpretazione.
Sara “Shifter” Pellucchi