Anno d’uscita: 1928
Regia:
Georg Wilham Pabst
Gli anni venti (e trenta) del secolo scorso sono stati contraddistinti, per quanto riguarda il look femminile, da un taglio di capelli a caschetto. L’immaginario collettivo si indirizza verso un caschetto nero, con la frangia lineare sopra la fronte e due punte di capelli che convergono sulle guance. Si tratta del look di Louise Brooks, ultima grande diva del cinema muto, protagonista assoluta di “Lulù – Il Vaso di Pandora” di Georg Wilhem Pabst.
Il regista austriaco fu uno scopritore di talenti femminili, contribuendo, nel 1925 con “La Via Senza Gioia”, a lanciare Greta Garbo. Nel 1928 Pabst, maestro delle tormentate storie a sfondo sentimentale e sessuale, decide di lanciare una nuova fiamma tentatrice, importando in Germania dagli Stati Uniti una gradevole ragazza di 22 anni: Louise Brooks. Contro il parere di tutti, che volevano per il ruolo di Lulù Marlene Dietrich, Pabst riuscì a imporre l’emergente statunitense.

La locandina originale della pellicola è incentrata totalmente su di lei. Il manifesto sembra recitare: “Andate al cinema e troverete Lei”. Uno sfondo nero, che si confonde con il corvino della capigliatura della ragazza, racchiude l’unica immagine presente nell’affiche. Luci gialle e rosa, come quelle presenti nei locali notturni, illuminano il volto della protagonista. I due colori hanno una forte allusione sessuale e caricano di eros il primo piano.

Lulù, questo il nome della protagonista interpretata dalla Brooks, deve essere un oggetto del desiderio per gli uomini e una temibile rivale per le donne. Lulù è una moderna Pandora, il cui vaso secerne tutti i mali del mondo. La sua grazia che porta al desiderio contribuirà ad aprire quel vaso e a distruggere vite umane innamorate di lei, inconsapevole fino a un certo punto e quindi solo in parte carnefice.

Tutti vogliono possederla nella pellicola, persino una donna (tema tabù negli anni venti). L’immagine in manifesto parla chiaro. Nella Germania del 1928 Pabst è sinonimo di passioni, sesso e sangue. Questi ingredienti sono ovviamente presenti ne “Il Vaso di Pandora”. L’elemento aggiuntivo è la conturbante protagonista.
Anche il titolo del film è in simbiosi con il primo piano della ragazza, sfumato tra il giallo e il rosa in uno stampatello ondulato. Sotto il titolo troviamo il nome dell’autore dei due soggetti da cui è tratto il lungometraggio, Frank Wedekind; subito sotto c’è anche quello del regista. Gli attori, tutti austriaci o tedeschi a esclusione della Brooks, seguono nell’ordine.

Se il personaggio di Lulù domina il manifesto, l’attrice Loiuse Brooks è ancora una semisconosciuta per il pubblico europeo e quindi il suo nome non sovrasta quello degli altri interpreti. Il film e il suo poster faranno esplodere il suo mito, portando una generazione di ragazze a pettinarsi come la loro beniamina.

Il taglio alla Brooks (o carré) è tornato periodicamente di moda. Negli anni sessanta, ispirandosi alla stessa protagonista de “Il Vaso di Pandora”, il fumettista Guido Crepax creerà Valentina, eroina sexy che ridarà lustro al celebre taglio.
Da lì in poi, diverse attrici e modelle hanno spesso sperimentato look simili, contribuendo a rendere immortale Lulù, oggetto del desiderio sessuale modellato da un regista geniale quale Georg Wilhem Pabst.
Leonardo Marzorati