Chiunque ascolti Heavy-Metal conosce l’iconica figura di Eddie, lo zombie mascotte degli Iron Maiden che, fin dall’esordio discografico avvenuto nel 1980 con l’album che porta il loro nome, è protagonista in ogni loro copertina. Inventore di questo personaggio è il grafico inglese Derek Riggs, che curerà in maniera esclusiva gli artworks per la band fino agli anni’90, quando seguirà un periodo di alternanza con altri colleghi.
Riggs, con formazione autodidatta, trae spunto per le proprie opere dalla letteratura horror dei primi del Novecento, che vedeva tra i principali autori Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovercraft, e da letture inerenti al simbolismo, movimento del XIX Secolo a cui si ispira per l’ideazione e la successiva realizzazione della sintesi grafica di concetti complessi.

Il matrimonio di queste influenze sfocia nell’inserimento nei propri lavori di simboli ricorrenti, a volte facilmente individuabili, altre volte più difficilmente rintracciabili. I simboli di cui tratteremo negli articoli che seguiranno a cadenza mensile, sono due: il primo, è la firma di Derek Riggs, ampiamente nota ai fan, rappresentata da questo simbolo.
Ci sono varie ipotesi riguardo il significato di questa immagine, ma quella che più ha catturato il mio immaginario la possiamo riassumere cosi:
– Nel primo cerchio ci sono una lettera “D” ed una lettera “R”, opposte fra loro (D. R. vi dice qualcosa?)
– Il cerchio grande rappresenta Dio;
– I due piccoli cerchi piccoli rappresentano il bene (a destra) ed il male (a sinistra), impegnati nell’eterna lotta per la supremazia;
– La linea diagonale, che si collega al cerchietto di destra, è un segnale che indica all’uomo qual è la direttrice dell’ispirazione divina, in quanto egli potrebbe perdere la retta via, scegliendo la direzione del male;
– La freccia che guarda in basso ha nella sua punta la rappresentazione della forza;
– La linea orizzontale infine rappresenta la separazione tra il genere umano, terrestre, ed il divino, celeste.

In realtà l’autore non ha mai raccontato la sua verità su questo elemento grafico, per cui non ci resta che attendere che venga rivelata dallo stesso interessato, se un giorno mai decidesse di farlo! Si sa però, dalle sue parole, che la scelta di eseguirla di piccole dimensioni, posizionandola in punti apparentemente casuali del disegno, come avvenuto in alcuni lavori, era dettata da esigenze pratiche di stampa, dato che a volte finiva per essere tagliata… Ricordiamoci però di questa piccola analisi eseguita sugli elementi che compongono il simbolo, sono sicuro che ci riserverà qualche sorpresa!

Il secondo particolare, meno conosciuto, è l’immagine di un (o come vedremo anche più) gatto nero. Anche di questo elemento non è noto il motivo; pare che lo stesso autore abbia confermato che si tratterebbe solo di uno dei tanti Easter Eggs disseminati nei vari album, inserito per creare attenzione, ma privo di qualsiasi valore simbolico. Rimane un fatto curioso la costante presenza di gatti all’interno delle sue illustrazioni, per cui mi domando se Riggs non abbia voluto deliberatamente depistarci con le sue affermazioni.Da questo articolo fino ai prossimi tre a seguire, si analizzeranno i lavori realizzati per gli album degli anni’80, quindi da “Iron Maiden” fino all’uscita di “Seventh Son of the Seventh Son”, non trattando i lavori successivi.
Non verranno approfonditi inoltre i numerosi dettagli e richiami presenti nella copertina di “Somewhere in Time”, che per la loro peculiarità e, vista la loro abbondanza, meritano un articolo a parte che elaborerò con nuovi appuntamenti su Art Over Covers. Altro aspetto che non verrà preso in esame è il messaggio generale contenuto in ogni copertina; anche in questo caso servirebbe una pubblicazione specifica degna di un nuovo Speciale. Seguirò l’ordine cronologico di uscita degli album, e ora è quindi giunto il momento di iniziare ovviamente con:

“Iron Maiden”
Anno d’uscita: 1980
Ben visibile, all’interno del circolo rosso, la firma di Riggs. Nessuna traccia invece, di gatti neri. In compenso il dettaglio del cestino ci fa apprezzare la scritta “litter”, il cui significato è “rifiuti” ma che rimanda anche a “cat litter” o “litter box” che sono sinonimi per lettiera, quella usata dai gatti per i propri bisogni corporali. Che sia l’embrione dell’idea del gatto nero che si concretizzerà nei lavori successivi? Il dubbio è concesso.
“Killers”
Anno d’uscita: 1981
Con “Killers” invece, la scena pullula di gatti neri, se ne possono individuare ben tre in questo lavoro. Come si può notare, uno dei due felini dietro alla finestra, ha accanto proprio la firma dell’autore, che sembra tracciata col dito sul vetro appannato. Questa vicinanza di simboli pare confermarci che per Riggs la presenza dei gatti non è così casuale e non simbolica come vorrebbe farci intendere.
Fabio Vannucci
continua in questo link: https://www.artovercovers.com/2020/06/17/derek-riggs-e-i-simboli-ricorrenti-nelle-copertine-degli-iron-maiden-the-number-of-the-beast-e-piece-of-mind/