Regia: Xavier Dolan
Anno:
2014
Longueuil, Québec. Steve O’Connor Després (Antoine Olivier Pilon) è un adolescente affetto da ADHD (Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività) che dopo la morte del padre è stato affidato a un centro di recupero. Dopo l’ennesimo atto irruento con il quale Steve ha dato fuoco alla sala mensa del centro, causando gravi ustioni a un compagno, il ragazzo viene espulso e riaffidato alla esuberante madre, Diane (Anne Dorval).

“Mommy” si apre proprio con Diane Després che – convocata dalla Responsabile dell’Istituto –  va a riprendere Steve. E basta questa prima sequenza per intuire il fuoco di tutto il film: al centro della pellicola c’è un rapporto madre-figlio a dir poco claustrofobico, come il formato scelto per il film, il formato 1:1, il quadrato perfetto, che porta in scena solo i volti ed è estremamente funzionale per accentuare il lavoro d’introspezione sui personaggi.
Il mito edipico si ripete, ma con forme nuove. Che siano forme complesse lo capiamo nei pochi scambi iniziali: tra insulti, parolacce e risate, Diane finisce sempre per comprendere e assecondare suo figlio. Ad esempio, gli dice che dovrebbe smettere di fumare e poi gli lascia fare gli ultimi tiri dalla sua sigaretta. Per poi abbracciarlo e riempirlo di baci dicendogli contemporaneamente che è un idiota, uguale al padre. Tutti messaggi contrastanti e paradossali che ci danno il senso di un rapporto in continuo allontanamento/avvicinamento. Proprio come il più acceso dei rapporti di coppia, che può essere alternativamente rumoroso, gioioso, violento e tenero.
La convivenza non sarà facile: l’iperattività di Steve gli impedisce ogni autocontrollo. Diane, è una madre continuamente divisa tra l’amore per il figlio e il desiderio di avere una propria vita, che potrebbe tranquillamente consentirsi a 46 anni, se non fosse fagocitata dalle continue ed esasperate richieste di attenzioni del figlio. E dalle sue furiose scenate di gelosia, nei confronti del vicino di casa, o del taxista di colore. In soccorso di Diane arriva la timida Kyla (Suzanne Clément), un’insegnante balbuziente in anno sabbatico che impartisce qualche lezione a Steve, mentre Diane si barcamena alla ricerca di un’occupazione.

L’immagine della locandina ci mostra una scena emblematica del film: il momento in cui Steve consola Diane disperata, dopo aver perso il lavoro. La scena è così suggestiva da aver ispirato il manifesto del film. Steve mette una mano sulla bocca della madre e poi ne bacia il dorso. Questo bacio è il sigillo d’amore tra madre e figlio, il momento in cui Steve fa la sua dichiarazione: «Calmati, non è la nostra prima fregatura. Siamo una squadra, noi due, imparerò a controllarmi e avrò cura di te! Ti proteggo io».
Quando Diane – sempre piangendo – dice a Steve che la sua priorità deve essere la scuola, per non diventare come lei, una fallita, lui non vuole ascoltare quelle parole, Diane non è una fallita, così le copre la bocca. Le stampa un bacio a sigillo di quel legame, e volendo sottolineare che di amore trattasi, cita il padre chiedendo: «Sai papà che avrebbe detto? Il futuro non è duro»! E Diane, ritrovando il sorriso, risponde: «E il passato ha stufato!». E così capiamo la capacità di Steve di saper toccare le corde giuste quando si tratta di sua madre, scegliendo di usare le frasi del papà per farla sorridere.

La seconda immagine del poster è una collanina con su scritto “Mommy” che Steve regala a Diane. La collanina sarà all’origine del litigio più furioso di tutto il film. Diana sostiene che Steve l’ha rubata e che occorre restituirla. Steve si infuria perché il suo gesto d’amore non è stato apprezzato. Accecato dalla rabbia di non essere capito e di fronte all’invito a prendere dei calmanti, il giovane aggredisce fisicamente sua madre, stringendole le mani al collo e lei, per difendersi lo colpisce con una cornice di vetro. Diane è costretta a nascondersi per sfuggire alla furia di suo figlio.

Questo litigio per la collanina, si rivela fondamentale perché fa entrare in scena Kyla, la timida vicina di casa, balbuziente da due anni, che medica le ferite di Steve. E da silente spettatrice del loro rapporto, piano piano, si lascia andare anche lei, le parole riescono ad uscire e da quel momento, quei due strambi vicini diventeranno la sua quotidianità. La presenza di Kyla è importante perché cambia tutto, Diane e Steve cominciano a vestirsi meglio per le cene, a sorridere di più, a raccontare il passato, pur battibeccandosi di continuo. Come in ogni famiglia, la presenza di un ospite sembra tirar fuori il meglio dei componenti, e da questo bizzarro nucleo sembra emergere un nuovo concetto di famiglia.
Ciò che accomuna i tre protagonisti del film è la ricerca del proprio senso di libertà che sembra emergere proprio dalla nuova triade.  Una delle scene più belle di “Mommy” è la scena in cui i tre protagonisti si ritrovano a cena a cantare “On ne change pas”, di Celine Dion. «Non cambiamo… Indossiamo soltanto le vesti di altri sopra le nostre». Steve è vestito con un look eccentrico tutto suo. Kyla quando canta non balbetta più. E Diane è bella e comprensiva oltre ogni limite. E la musica diegetica diventa extradiegetica. Una scena sublime!

“Mommy” è il 5° film del 25enne regista franco-canadese – Xavier Dolan – che firma anche sceneggiatura, costumi e montaggio. “J’ai tué ma mère” del 2009 fu il suo esordio alla regia: anche in quel film Dolan rappresentò il rapporto tra madre e figlio, Chantale e Hubert. Dolan interpretava il ruolo del figlio mentre nel ruolo della mamma c’era la stessa Anne Dorval. “Mommy” è un film speciale, senza effetti speciali. L’epilogo restituisce, nel modo più triste, la libertà al protagonista.
Sara Riccio

 

Per saperne di più sul film, potete leggere la recensione completa sul sito di Silenzio In Sala con il quale collaboriamo cliccando la scheda sottostante: