Anno d’uscita: 2020
Sito web: https://www.facebook.com/alessandrorocca.qui
Ho sempre immaginato ed in effetti vissuto, i momenti di transizione stando seduto. Il corpo immobile, portatore di una mente irrequieta, con ali che fendono il mondo ed emigrano altrove, come il quadro dietro all’uomo di “Transiti” (Dimora Record, Italia, 2020) di Alessandro Rocca. Un album riflessivo con una forte potenza riscaldatrice; la chitarra pure, non solo il testo, non solo la voce. Mi ritrovo seduto a scrivere, con la mente viaggiatrice e calda, come alla vista e all’ascolto di “Sunwheel Dance” (True North, Canada, 1972) di Bruce Cockburn.
Son “congetture nate, dallo sguardo mio”, come dice Andrea in “Sventrati”. Uno sguardo che giustamente indaga il mondo fuori, fuori dalle finestre sbarrate. “Transiti” è un disco fatto di immagini. Un disco di immagini che esiste con la copertina e i dipinti di Andrea “Tsuna” Tommasini, già autore delle grafiche e fumetti di “Bios” (Italy, 2013) del power duo blues italiano noto come The Cyborgs. Non è però invero un disco immobile come l’uomo in attesa, composto sul divano. “Transiti” si muove rifuggendo dalla banalità delle parole come creatrici di immagini stantie e ritrite, spostandosi piano, impercettibile ed al contempo dinamico. “È lenta velocità”, una frase della title track che, estrapolandola dal contesto, sembra trovare il giusto significato alla sensazione dell’ascolto, al muoversi delle emozioni.
La casa rosa nel retro della cover, sempre dipinta da Tommasini, è il luogo dove è stato scritto questo album, nel centro di Varese. I Sottotono dicevano che in quel luogo, in quella città sembrava nascere il sole ma qui, sembra che i suoi raggi siano imprigionati, fatta eccezione per quella casa. Suggerito da Alessandro, l’esterno rimanda ai “fumosi” dipinti di Franco Villoresi e l’interno, parrebbe mimare quelle malinconiche attese, quei giochi di luce di Edward Hopper.
A proposito di attese, i losangelini Sugaplum Fairies, con “Country International Records” (USA, 2016), racchiudono quella sensazione di attesa e di mente che percorre ed esce fuori dalla quattro mura che, come visto in “Transiti”, non saranno poi così diverse.
Siamo noi che coloriamo il mondo, il nostro. Lo sguardo modifica l’immagine. Com’è dentro, così fuori.
Alberto Massaccesi