Anno d’uscita: 1983
Sito web: https://www.miguelbose.com/
Per un “golden boy” come Miguel Bosè, figlio d’arte (i suoi genitori erano, come è noto, il torero Luìs Miguel Dominguìn e l’attrice italiana Lucia Bosè), vissuto in un ambiente in cui Picasso e Hemingway erano amici di famiglia e Luchino Visconti era suo padrino, una collaborazione con un artista come Andy Warhol fu quasi d’obbligo in un periodo come gli anni Ottanta. Il giovane cantante spagnolo era reduce dallo straordinario successo degli anni precedenti, ottenuto grazie a brani come “Super Superman” e “Bravi Ragazzi”, che ne avevano fatto l’idolo delle teenager in Spagna, in Italia e nei Paesi latinoamericani.
I produttori volevano dare una svolta alla carriera di Miguel e dunque, per il mercato iberico e ispanoamericano, venne progettato un album di inediti in lingua spagnola, con un sound più latino rispetto a quello degli album precedenti, che contenevano anche canzoni in inglese. Una cover firmata da un personaggio di spicco come Warhol avrebbe inoltre contribuito a segnare, secondo i discografici, un’altra luminosa tappa della carriera di Bosè, fino a quel momento costellata di successi. Fu così che Miguel e Andy si incontrarono il 1 aprile 1983 per realizzare dei ritratti fotografici dai quali, in seguito, il pittore avrebbe preso spunto per l’artwork dell’album.
Warhol disegnò cinque differenti immagini del volto di Miguel e le accostò in sequenza sulle due facciate della copertina. L’illustrazione non riproduce un’immagine seriale, a differenza di precedenti lavori basati sul ritratto di celebrità come “Twenty Times Marylin” (1963) o “Eleven Times Elvis” (1964) o di copertine come la già citata “This Is John Wallowitch!!!” (1964). (vedi articoli precedenti) .
Si tratta, piuttosto, di una variazione sul tema, poiché le immagini non sono identiche tra loro. I volti del cantante si stagliano su di uno sfondo bianco ed i colori utilizzati sono il rosso, il nero e il blu per la capigliatura, mentre i profili variano dall’azzurro al verde e al giallo. Il design della cover venne curato esclusivamente da Andy, del quale è visibile la firma in basso a destra. Pare che fu lo stesso Warhol a suggerire il titolo “Made in Spain” per l’album ripensando all’album “Made in Italy” di Loredana Bertè, la cui copertina era stata concepita dalla Factory due anni prima.
La particolarità del disco sta nel fatto che, con una identica copertina, vennero realizzati due album del tutto diversi: uno per il mercato spagnolo e ispanoamericano, intitolato “Made in Spain” e registrato a Madrid, ed uno concepito esclusivamente per l’Italia, dall’emblematico titolo “Milano-Madrid”. Mentre gli album antecedenti venivano prodotti in versioni differenti per i diversi mercati, mediante la traduzione dei brani o la presenza di alcune tracce che non erano le medesime, qui si tratta di due album a sé stanti, che hanno in comune soltanto il design della copertina.
L’edizione spagnola, interamente realizzata nella sola penisola iberica,coerentemente con il titolo, venne  affidata ai musicisti spagnoli più in voga del periodo, mentre le  dieci canzoni, della versione italiana furono scritte dalla coppia Morra & Fabrizio, già autori di “Bravi Ragazzi” . L’album “Milano-Madrid” ebbe un buon riscontro di pubblico, anche se ciò fu per lo più conseguenza del successo del singolo dell’anno prima e dalla grande popolarità dei due autori dei brani.  Dopo l’apice raggiunto con “Bravi Ragazzi” , la carriera italiana di Bosè entra infatti in una fase discendente.

Tornando alla collaborazione con la Factory di Andy Warhol, due singoli tratti dal disco, “Fuego“(dall’album spagnolo)  e “Non siamo soli“, vennero pubblicati con copertine che riproducevano le stesse immagini del 33 giri. La Factory si occupò anche della realizzazione di due videoclip: “Fuego” e “Angeli Caduti“.
A distanza di oltre trent’anni, i due album vengono ricordati più per il valore artistico della loro copertina che non per il contenuto musicale. Miguel Bosé, in seguito, ha comunque offerto performances di buon livello in diversi campi. Ricordiamo la sua valida interpretazione nel film di Pedro Almodòvar “Tacchi a spillo” nel 1991 (ma ha recitato in 35 film), la sua attività come attore teatrale, direttore artistico di programmi TV, presentatore e la sua grande influenza sui giovani cantanti nei paesi di lingua spagnola, per i quali rappresenta tuttora un punto di riferimento.
Segnaliamo inoltre che nel 2008 il quotidiano El Paìs ha ripubblicato gli album di Bosè in CD per la vendita nelle edicole e la copertina di “Made in Spain” è stata ridisegnata, mantenendo un’ispirazione fedele all’originale. L’aver collaborato con Warhol è quindi un esempio delle straordinarie opportunità che la vita ha offerto ad un artista che tra alti e bassi è più volte stato capace di reinventarsi.
Maria Macchia