Anno d’uscita: 1981
Sito web: https://www.loredanaberte.it/
Il 1981 fu un anno di intensa attività per Andy Warhol e la sua Factory in vari ambiti artistici e visuali e, ovviamente, nel settore dell’artwork per i dischi, in cui Andy vantava ormai oltre trent’anni di esperienza. La copertina più celebre tra quelle realizzate in questo periodo fu Liza Minnelli – “Live at Carnegie Hall”, basata su un ritratto della cantante statunitense risalente a tre anni prima e considerato uno dei suoi migliori dopo quello di Marylin Monroe.
Ma i collaboratori di Warhol operarono anche per artisti meno conosciuti sulla scena internazionale, che grazie all’incontro con l’eclettico Andy acquisirono ulteriore visibilità in tutto il mondo. È il caso di Loredana Bertè, interprete già affermata in Italia da diversi anni per le sue straordinarie doti vocali, il look trasgressivo e la prorompente personalità: una perfetta musa, quindi, per il padre della Pop Art. In vacanza a New York con il compagno Mario Lavezzi, produttore discografico, la cantante calabrese ebbe la fortuna di imbattersi in Warhol nel negozio “Fiorucci” e fu da lui invitata alla Factory. I due divennero grandi amici e, durante il suo soggiorno newyorkese, Loredana fu spesso sua ospite e preparava per lui tortellini ed altre specialità italiane, tanto da meritarsi il soprannome di “Pasta Queen”.
La sintonia tra i due fece sì che Andy offrì alla Bertè l’opportunità di essere immortalata da Christopher Makos, fotografo ufficiale della Factory, per la copertina del suo nuovo album, dall’emblematico titolo “Made in Italy“. Il disco fu registrato a New York e conteneva, per la prima volta, alcuni brani scritti dalla stessa Loredana.

La front cover ritrae la cantante in un intenso ritratto in bianco e nero che ne esalta la bellezza mediterranea e la profondità dello sguardo. Il lettering scelto per il titolo è semplice ma d’impatto. Sul retro compare, richiamando il titolo, una bandiera italiana di stoffa disposta in orizzontale. In alto e in basso scorrono, parallelamente alle cuciture, i titoli delle canzoni e i credits dell’artwork. Nella versione italiana dell’album i titoli dei brani compaiono invece, più in grande, nella parte centrale dello spazio bianco.
La busta interna richiama nuovamente l’Italia: su di un lato sono riprodotte tre mappe giustapposte delle città di Napoli, Roma e Milano, mentre sul retro è visibile una parte della rete metropolitana milanese e la linea verde e quella rossa si intersecano su sfondo bianco, ancora una volta alludendo alla bandiera tricolore.
La collaborazione con l’entourage di Warhol non si limitò alla copertina del disco. Il Maestro apprezzò molto “Movie”, la prima traccia del disco, e decise di fare realizzare ad uno dei suoi collaboratori, il regista Dan Munroe, il videoclip per la canzone. Venne utilizzata la tecnica “blue-screen”, allora agli esordi: la Bertè venne filmata su uno sfondo blu mentre le immagini della Grande Mela, girate dallo stesso Warhol, vennero aggiunte in seguito.

La collaborazione con la Factory fu davvero una grande opportunità per la cantante, che con questo album consacrò la sua fama come una delle figure femminili più interessanti e carismatiche della musica italiana.
Maria Macchia