Anno d’uscita: 2010
Sito web: https://www.facebook.com/pg/lyrielofficial
«It’s a mirror-writing-world
Behind the light and far beyond our mind
What you see out there is just what you see inside»

«È un mondo di scrittura speculare
Dietro la luce e ben oltre la nostra mente
Quello che vedi là fuori è quello che vedi dentro»

Queste sono le frasi che più si avvicinano al significato dell’artwork realizzata da Carolin Schweitzer dell’album ”Paranoid Circus”. Il gruppo in questione sono i Lyriel, una band musicale tedesca heavy metal formatasi nell’autunno del 2003 a Gummersbach, in Germania. Nati come gruppo folk metal, si sono poi spostati verso generi diversi, come il symphonic e il gothic metal. Alle loro spalle sono stati pubblicati cinque album in studio e un DVD live. “Paranoid Circus” è l’album pubblicato nel 2010, purtroppo un lavoro musicale non apprezzato come tutti gli altri loro cd precedenti. Esce con l’etichetta Femme Metal Records, ma nel 2011 l’album riesce con l’etichetta AFN Records con un nuovo artwork e ben due bonus tracks.
Le canzoni hanno un tema narrante triste, la vita che va in pezzi, l’umanità che regredisce… ma noi dobbiamo ridere, giocare di nuovo perché lo spettacolo deve continuare. Un’intro che vuole essere un invito alla gente ad entrare in questo circo: «Vieni con noi nelle profondità della poesia senza limiti un’onda piena di pensieri e segreti.»

Ma più che rappresentare il circo, l’artwork rappresenta uno specchio; il disegno, (perché di un’illustrazione si tratta) rappresenta una donna vista di spalle che guarda se stessa salire le scale ben due volte, racchiuse da un sipario aperto. Ebbene, andiamo avanti nonostante le avversità, non voltiamoci indietro, ma sempre uno sguardo avanti ed ecco che lo spettacolo ha inizio.

L’idea della scena che si ripete come se fosse più volte specchiata è stata usata tempo prima sopratutto da fotografi; questa voglia di evadere dallo spazio e al tempo stesso riprodurre altri scenari identici a quello che si parava davanti, lo troviamo per esempio nella fotografa bambinaia del Novecento, Vivian Maier o nella foto di Samitha Cagliero.
Nel vestito nero della donna sono presenti dei tatuaggi Old School; si pensa che il fondatore della vecchia scuola sia Norman Keith Collins, meglio conosciuto come Sailor Jerry. Questi tipi di tatuaggi con colori sgargianti e con un’anima naif erano fondamentalmente roba per donne coraggiose. Ecco quindi che anche questo piccolo elemento aggiunto non è per niente lasciato al caso.
A destra c’è uno spettatore sotto un albero, una zebra, che guarda tranquilla la scena. Le zebre non possono cambiare le proprie strisce, elemento molto importante da mettere in evidenza, dato che lo schema delle strisce di ciascun esemplare è unico, proprio come unico è ogni essere vivente; ognuno ha la sua particolarità, la sua dote e i suoi sogni da inseguire.

È anche un animale di grande capacità di adattamento, cosa che l’uomo deve imparare per andare avanti per sopravvivere ed è un animale selvaggio che corre in branchi.

La zebra non si può addomesticare e ciò costituisce un fatto molto interessante. Quando ci troviamo in una situazione difficile dobbiamo pensare che siamo nati liberi e che nessuno ci può ammaestrare, così come succede con le zebre. L’immagine richiama comunque ad armonie ed arrangiamenti a mondi paralleli di passate avventure, proprio come la donna è pronta ad esplorare dietro quella tenda. Ma non solo quella, non dovrà varcare solo un sipario, ne dovrà passare tanti altri, proprio come nella vita. La nostra esistenza è fatta di tanti step, gradino per gradino e solo quando sopraggiungerà la morte avremo finito di esplorare e di vagare.
Antonella “Aeglos” Astori