Anno d’uscita: 2020
Sito web: https://siegeofficial.bandcamp.com/
“Come in cielo così in terra”
Ma pure ribaltando la storia il risultato non cambia, anche perché chi schiaccia a canestro vola in cielo, come la copertina di “Stuff It” (Warner Bros, USA, 1979) degli Stuff, come Shawn “Reign Man” Kemp, poderoso cestista dei Seattle SuperSonics. Ed è proprio la cittadina nello stato di Washington, patria del grunge, che copre la parte inferiore della copertina di “Voices Are Not Enough” (ITA, December 23, 2019) dei Siege & Steve Experience, con la famosa Space Needle che svetta anch’essa poderosa nel cielo, ben salda a terra. Un mini EP solido come l’economia di Seattle, grazie a Microsoft, solido come la musica di band clamorose come i Nirvana o i Soundgarden; anche se io ho sempre amato i Mudhoney, che tra l’altro nel live “On Top! KEXP Presents Mudhoney Live on Top of the Space Needle” (Sub Pop, USA, 19 Aprile 2014), suonano nella cover su quella torre stilizzata disegnata dall’australiano Ed Fotheringham.
Per questa questa collaborazione tra i Siege ed il chitarrista Stefano “Steve” Chiurlo, la band milanese omette il proprio classico logo, lasciando l’onore a Donatella Ceglia (ARTransparent) – grafica e scrittrice – di rappresentare visivamente i due brani: “Not Enough“ e Voices“. Una scelta che risulta coraggiosa per uscire dal classico immaginario metal per approdare in un’estetica urbana quasi più hip hopThe Message“ (Sugar Hill, USA, 1982) di Grandmaster Flash & The Furious Five – o skate punk, volendo, quasi da pubblicità della Nike, lasciando all’ascoltatore anche più curiosità ed una piacevole sensazione estraniante.

I Bad Religion con New Maps of Hell“ (Epitaph, USA, 2007) tentano un’estetica simile (sangue a parte), per mettere l’accento su una musica di fatto di strada, appunto, urbana. Pure la band screamo di Washington DC conosciuta come 1905 usano la città, i grattacieli stagliati in un cielo monocromatico per Voice“ (Exotic Fever, USA, 2002), il loro unico album; stranamente l’analogia con il titolo dei “nostri” è molto interessante.
Cambiare i paradigmi visivi per ridefinire un’estetica legata ad un genere come atto coraggioso e necessario, in questi ormai 2020. Un momento storico musicale dove l’immagine è ancora forte anche se le copertine dei dischi perdono importanza, dimenticate in quest’era digitale, osare e togliere punti di riferimento canonici è di un’importanza unica. Necessaria, appunto.

A proposito di Milano, la copertina di Voices Are Not Enough“, mi ricorda tantissimo la situazione paradossale di Milano Bachata“, il video di Rkomi con Marracash.
Alberto Massaccesi