Direttamente conosciuti grazie alla casa discografica Orzorock Music con cui collaboriamo, i Nagual presentano nelle righe di questa intervista la copertina del loro ultimo full-length “A Glass Full of Karma”; una cover oscura, dai tratti gotici che rapisce per il suo mistero. Un concept sicuramente accattivante ed elegante, anche per l’avvenente ragazza che coinvolge l’osservatore a scoprire il contenuto di quel candido bicchiere… ecco a voi la nostra chiacchierata, tra elevazioni spirituali a bordo di una Mercedes-Benz 220D.

Ciao ragazzi e benvenuti su Art Over Covers, avete voglia di parlarci un po’ di come è nata la vostra band?
Siamo una Rock Band proveniente dalla provincia di Piacenza attiva dal 2006 e formata da 5 elementi attivi da decenni nel panorama rock piacentino e pavese. Proponiamo brani originali e cover rock anni 70/80/90, influenze principali: Led Zeppelin, Black Sabbath, Deep Purple, Whitesnake (periodo 78/93), Soundgarden, Temple of the Dog, Pearl Jam ed in genere il Rock/Blues/Progressive degli anni 70 ed il Grunge degli anni 90…
Esordio discografico Febbraio 2017 con l’album “Tat Tvam Asi” ed il video “Let It Go”.
Formazione: Luca Sabia (Voce e Chitarra), Vittorio Dodi (Chitarra), Giulio Armanetti (Basso), Claudio Bianchi (Batteria) e G. Fabrizio Defacqz (Tastiere e Voce).
Luglio 2018 – Uscita di “Naked Roots”, EP registrato dal vivo all’Elfo Studio, contenente due brani editi “My Own Two Demons” e “Let It Go” rivisitati in chiave acustica insieme a due cover unplugged di “Child of Babylon” (Whitesnake) e “Diamonds and Rust” (Joan Baez). Contemporaneamente all’uscita dell’EP, viene pubblicato il video ufficiale di “My Own Two Demons”.
Dicembre 2019 – Uscita del singolo “Above the Clouds” e del relativo video che anticipa l’uscita del nuovo album. Febbraio 2020 – Uscita del nuovo cd “A Glass Full of Karma”.

Quant’è importante secondo voi l’immagine per la vostra musica?
L’immagine, parlando di arte grafica, fotografia e video, non sicuramente del nostro “look”, è importantissima… Fin dal nostro primo album abbiamo avuto la fortuna di lavorare con artisti dell’immagine veramente speciali; sono certo che il loro contributo sia stato fondamentale e complementare al nostro lavoro, sicuramente ci ha aiutato a raggiungere un pubblico più ampio.

Com’è stato collaborare con Matteo Belli per la realizzazione della cover e del video “Above the Clouds”? È stato un lavoro complesso realizzare queste due componenti visive? Invece la bellissima Cezàra Potlog da chi vi è stata presentata?
Matteo è un grande. È sempre stato molto paziente e disponibile con noi. Sicuramente un ottimo professionista ed i suoi lavori fotografici lo dimostrano. Si era già occupato della copertina del nostro EP “Naked Roots” nel 2018 ed una sua splendida foto era già comparsa nella pagina centrale del booklet del nostro primo album “Tat Tvam Asi” nel 2017. Il video di “Above the Clouds”, che ha preceduto l’uscita dell’album, è invece stato realizzato da Niccolò Savinelli partendo da una idea della band. La modella, sia sulla copertina che nel video, è Cezàra Potlog, tra l’altro anche ottima cantante. Ci è stata presentata dal nostro “sesto membro” Alberto Callegari, titolare e deux ex machina dello studio di registrazione Elfo Studio di Tavernago.
Siamo curiosi di conoscere la storia della copertina del vostro disco “A Glass Full of Karma” uscito il 28 Febbraio in formato fisico e il 3 marzo in formato digitale.
La copertina del disco “A Glass Full of Karma” si ricollega a doppio filo con la trama del video “Above the Clouds”, ovvero la preparazione del Calice del Karma. Tuttavia, l’idea della copertina è nata prima del video stesso: inizialmente infatti, essa doveva semplicemente raffigurare un calice pieno di liquido bianco con una venatura rossa in una stanza vuota, il tutto in varie tonalità di grigio. In seguito, su suggerimento del nostro co-produttore e sound engineer Alberto Callegari, abbiamo scelto di inserire una figura femminile (l’attrice si chiama Cezàra Potlog) che potesse rappresentare colei che tira un po’ le fila del nostro destino ed il disegno si è infine completato. Oltre alla bellezza ed alla sorprendente professionalità di Cezàra, la fotografia e la realizzazione si devono a Matteo Belli Studio che ci ha seguito fin dalla preparazione per arrivare non solo alle riprese del video del singolo “Above the Clouds”, ma anche alle sessioni in studio di registrazione di cui compaiono alcuni scatti nel booklet dell’album. Il video di “Above the Clouds”, che ha preceduto l’uscita dell’album, è stato realizzato da Niccolò Savinelli partendo da una idea della band. Nonostante il testo del brano parli di un momento di crisi e di una reazione che porta ad un distacco/evasione dalla realtà quotidiana, il video segue volutamente una strada diversa… il tema comune rimane l’elevazione “al di sopra delle nuvole” … La trama suggerisce un rito di iniziazione e trasformazione dei componenti del gruppo ad opera della splendida protagonista (Cezàra Potlog).
Nei vostri due video “Above the Clouds” e “Let It Go”, la natura e la vostra automobile sono una costante; c’è un motivo particolare che ha portato a questa scelta?
Il tema ricorrente del paesaggio è un tributo alla nostra Val Tidone, infatti tutte le location in esterna sia del primo che del secondo video sono state girate tra Ziano Piacentino, Creta, Piozzano e Tavernago (Let It Go) e Nibbiano Val Tidone (Above the Clouds). La storica Mercedes-Benz 220D guidata da Davide “Topino” Costantini insieme al compare Enrico “Kurma” Curotti è il trait d’union della trama dei due video… In “Let it Go” ognuno dei componenti della band veniva prelevato senza troppi complimenti e caricato in macchina per essere portato esattamente dove non ci è dato ancora sapere, anche perché “Above the Clouds”, a distanza di tre anni, in realtà è il prequel, “ufficiosamente” autorizzato dal nostro amico Teemu Nikki (regista di “Let it go”, dove i due emissari ricevono l’ordine venirci a prendere (la pergamena finale cita “Go and Get Them”, cioè: andateli a prendere…).  Rimangono ancora dei nodi aperti… dove ci porteranno alla fine ma soprattutto chi ha dato l’ordine?

La copertina del vostro precedente lavoro “Tat Tvam Asi” riprende il disegno del tatuaggio sul petto di Luca Sabia. Anche questa immagine ha una storia da raccontare? Magari sempre mistica e spirituale!
[Luca] Devo ammettere che il tatuaggio era finto… ma il dipinto di copertina è stato veramente realizzato dall’amica Tattoo Artist Chiara Manzini che si è prestata al gioco anche per il video. Il tema del dipinto ci era piaciuto tantissimo e, per i più attenti, ricorre più volte durante il video stesso. Il tema dell’album precedente era insito nel titolo “Tat Tvam Asi”, un mantra in sanscrito che si può tradure come “Tu sei quello che sei”
Perché il karma per voi è così importante come punto di riferimento?
Il Karma è quello a cui siamo destinati, ma anche ciò che ci ha fatto ritrovare in un gruppo a scrivere e suonare musica insieme, quello che ha riunito questi cinque musicisti dopo il loro lungo vagabondare creativo nel panorama musicale. Ognuno ha portato il proprio ingrediente per la pozione ed è proprio con questo nuovo lavoro che la Band si amalgama al meglio…

La condivisione del calice può ricondursi anche a un viaggio sciamanico; vi siete interessati anche a questo tipo di pratica?
[Luca] Io ne sono affascinato da tempo ed ho letto parecchio al riguardo. Non è un caso che il nome “Nagual” lo abbia preso in prestito dai libri sull’apprendistato sciamanico di Carlos Castaneda. Uno dei brani del nuovo disco (“Satori in Sonora”) si riferisce direttamente a quella tematica.
[Claudio] Più che di “viaggio sciamanico” parlerei di percorsi introspettivo. Personalmente mi interesso a determinate pratiche meditative da cui in passato ho tratto grandi benefici.

La coppa contenente un liquido inebriante che una ragazza porge è, nel mondo celtico, un simbolo di sovranità. Il re d’Irlanda, Conn, si vede consegnare la coppa da una ragazza stupenda predicendo che regnerà per molte generazioni… penso che sia evocativa come simbologia, non credete? Suggerisce molto “celticismo” la location dei vostri video…
[Fabrizio] In realtà non volevamo simboleggiare qualcosa legato al druidismo o alla locale tradizione celtica, ma piuttosto qualcosa che significasse la consacrazione di un legame karmico tra di noi e contemporaneamente un legame “mistico” tra noi e la figura impersonata da Cezàra, un misto di maga e strega, di bene e male, di illuminazione e oscurità (l’abbigliamento di Cezàra che cambia da bianco a nero è visivamente esplicativo).
Da cosa è derivata la scelta del vostro moniker e cosa significa?
Un Nagual, secondo la mitologia azteca, era uno spirito totemico; ogni dio ed ogni essere umano aveva un Nagual, come Huitzilopochtli/colibrì e Quetzalcoatl/serpente piumato. Nagual è anche un termine usato nei libri di Carlos Castaneda, per descrivere una persona che è capace di guidare gli altri verso nuove aree della percezione. Il Nagual è il benefattore degli apprendisti, una sorta di guida verso la libertà totale. Il Nagual (secondo Castaneda) è in contrapposizione al Tonal, inteso come tutto ciò che può essere esplicato e compreso dalla ragione, il Nagual è una realtà che trascende la comprensione puramente intellettuale e di cui si può solo essere testimoni, è tutto ciò che si trova al di fuori del dominio della parola, del concetto, è lo Spirito inesplicabile di cui si può solo fare esperienza diretta. Da Il dono dell’Aquila di Carlos Castaneda: “Gli esseri umani hanno due lati. Il lato destro (Tonal) abbraccia tutto ciò che l’intelletto è in grado di concepire. Il sinistro (Nagual) è il dominio dell’indescrivibile, un dominio impossibile da rendere a parole. Il lato sinistro è forse compreso, se è comprensione ciò che si verifica, con la totalità del corpo; da ciò deriva la sua resistenza alle concettualizzazioni”.
Vi è mai capitato di acquistare un disco solo per l’immagine della cover? Se sì quale?
[Luca] Mi ricordo di aver acquistato quasi per caso il primo disco dei Marillion “Script for a Jester’s Tear” nel 1983 proprio per quella copertina splendida di Mark Wilkinson… da allora non ne ho persa una ma anche la musica subito dopo si è rivelata spettacolare e la band è rimasta una delle mie preferite…
[Claudio] Dalle mie parti se arrivavano delle TDK C-60 con scritto a biro “Iron Maiden”, era festa grande, con buona pace di Derek Riggs.
[Fabrizio] “Green” dei REM, “The party is over” dei Talk Talk, “Bat out of hell” dei Meat Loaf, che io mi ricordi…
Quali sono secondo voi le copertine migliori della musica? I vostri artisti figurativi preferiti o fotografi.
[Luca] Io ho un debole per i disegnatori, essendo anche un grande appassionati di fumetti Marvel… per cui ho amato le copertine dei dischi di Marillion di Wilkinson, degli Iron Maiden di Derek Riggs ma anche quelle degli Yes di Roger Dean. Una menzione particolare va anche a quelle dei Pink Floyd curate dalla Hipgnosis di Storm Thorgerson che ha anche realizzato cover per Led Zeppelin, Genesis, UFO, Peter Gabriel, Emerson, Lake & Palmer, etc…
[Claudio] “Rapture of the Deep” dei Deep Purple, “De  Mysteriis Dom Sathanas” dei Mahyem  e… A Glass Full of Karma
[Fabrizio] Tutti quelli di Dean, ovviamente, poi c’era un gruppo new wave inglese, i Chameleons, che aveva come copertina dei quadri del bassista e cantante Mark Burgess davvero incredibili…
Libertà di espressione, diteci pure qualcosa che avete voglia di comunicarci!
Beh… potremmo parlare un po’ più in dettaglio del nuovo disco… “A Glass Full of Karma”, un bicchiere ricolmo di Karma, è il titolo del nostro secondo album (il terzo lavoro in studio se contiamo anche la parentesi acustica di “Naked Roots” del 2018). Quello che si può sicuramente dire di questo nuovo lavoro è che sicuramente come insieme abbiamo raggiunto un equilibrio maggiore rispetto al passato e la speranza è che questo si senta nel prodotto finale di cui andiamo particolarmente fieri. Di calici per questo disco ne sono stati riempiti e consumati parecchi ed il Karma ritorna anche nelle tematiche dei testi, dal consumarsi della fuga di “Above the Clouds”, al destino delle persone che ci hanno lasciato in “Sea of Darkness”, dalla fine delle civiltà di “Ozymandias” all’inglorioso epilogo delle dittature in “Upside Down” fino all’entropia di un amore tormentato in “Crucify”. Il disco è composto da 8 brani per una durata complessiva di 45 minuti ed è stato prodotto da Nagual insieme ad Alberto Callegari. La casa editrice di riferimento è ancora una volta OrzoRock Music che ci segue con dedizione dall’uscita di “Tat Tvam Asi” nel 2017. Musicalmente, rispetto al precedente, questo è un album più corale. Risente positivamente dell’inserimento delle tastiere nel nucleo compositivo ed è anche figlio di composizioni arrivate in studio di registrazione già ben definite nella loro struttura e carattere. Rispetto al precedente questo lavoro ha avuto un periodo di gestazione molto inferiore e quasi tutte le canzoni sono nate e cresciute nel corso del 2019… il genere musicale si è aperto dall’hard rock verso il classic rock ed il progressive regalandoci molta più libertà di espressione. Alberto Callegari di Elfo Studio, il nostro “sesto membro” ha saputo cogliere brillantemente e pazientemente come sempre l’evoluzione della band e ci ha aiutato a tirare fuori il meglio. “A Glass Full Of Karma” è stato registrato in un intervallo di tempo che va da Marzo a Dicembre 2019 e vede la collaborazione, oltre che di Callegari, anche di Sara Battisteri alle voci su un paio di brani, “Upside Down” e “Satori in Sonora”.