Anno di uscita: 2002
Sito internet: http://www.georgeharrison.com
“Brainwashed” è  il dodicesimo ed ultimo album di George Harrison, pubblicato postumo nel 2002 dopo la sua morte, avvenuta il 29 novembre 2001. Il disco ha una genesi complessa, in quanto l’ex Beatle cominciò a registrare alcune delle tracce già nel 1988 e continuò a lavorarci nei successivi dieci anni. La lentezza nel portare a termine il disco fu legata al fatto che Harrison, in quel decennio, fu impegnato con i Traveling Wilburys, il supergruppo che aveva formato insieme a Bob Dylan, Tom Petty e Jeff Lynne. George aveva poi collaborato ai dischi del fraterno amico e maestro Ravi Shankar e – “last but not least” – stava contribuendo al progetto della Beatles Anthology con Paul McCartney e Ringo Starr.

Due drammatici eventi segnarono poi in quel periodo la vita di Harrison: la scoperta di avere un tumore alla gola, guarito nel 1997, ed un attentato nella propria abitazione per mano del folle Michael Abram, il 20 dicembre 1999, dal quale si salvò grazie al coraggioso intervento della moglie Olivia.
Nel 2001 il musicista dovette sottoporsi ad un intervento chirurgico per la rimozione di un cancro ai polmoni che stava attaccando anche il cervello. Quando capì di essere ormai prossimo alla morte, George si concentrò sulla lavorazione dell’album in collaborazione con il figlio Dhani e con Jeff Lynne. L’ultima seduta di registrazione ebbe luogo in uno studio in Svizzera prima che Harrison partisse per gli Stati Uniti per tentare le ultime cure. Il 29 novembre George Harrison morì, a soli 58 anni, lasciando “Brainwashed” incompiuto, ma avendo lasciato precise indicazioni su come portarlo a termine. Dopo qualche mese dal decesso, sia Dhani che Lynne ritornarono a lavorare all’album, completandolo dopo qualche sessione aggiuntiva in studio.

Il full-length raggiunse un buon riscontro da parte di pubblico e critica e ottenne tre nominations ai Grammy Awards, tra cui quella per miglior album pop. Il disco uscì in versione LP e CD, oltre ad un’edizione limitata in CD che conteneva  un poster, un adesivo, un plettro autografato da George e un dvd con un breve filmato. Contemporaneamente all’uscita dell’album, il 29 novembre 2002,  ebbe luogo alla Royal Albert Hall un tributo all’artista scomparso dal titolo Concert For George, al quale presero parte il figlio Dhani e musicisti del calibro di Ravi Shankar, Paul McCartney, Ringo Starr, Tom Petty, Eric Clapton e Billy Preston, mentre spiccò l’assenza di Bob Dylan.
“Brainwashed” contiene 12 brani, tra cui “Any Road” e “Rising Sun”, nei quali emerge la sincera spiritualità che contraddistingueva il “quiet Beatle”. La title track è invece un emblematico esempio di come l’ispirazione del musicista attingesse anche a spunti di critica sociale, come era accaduto in brani da lui composti per i Beatles come “Taxman” (1966) e “Piggies” (1968). Il riferimento, in questo caso, è al presunto lavaggio del cervello che l’educazione, i media, la società, la politica producono in ogni essere umano che si ritrova, pertanto, ad essere privato della sua autenticità e autonomia decisionale, come viene dichiarato esplicitamente nel testo:
“Brainwashed in our childhood/Brainwashed by the school/Brainwashed by our teachers/And brainwashed by their rules/Brainwashed by our leaders/By our Kings and Queens/…/Brainwashed by the media/You’re brainwashed by the press/Brainwashed by computers/Brainwashed by mobile phones/Brainwashed by the satellites/Brainwashed to the bone.”

La copertina vuole riprendere proprio questo concetto in maniera evidente e immediatamente comprensibile. Su di uno sfondo rossastro cinque manichini circondano un apparecchio televisivo. Due di loro, seduti, sorreggono il televisore spento, mentre altri tre sono in piedi alle loro spalle. I manichini sono di legno ed hanno volti inespressivi. Alla sinistra è visibile la loro ombra, che si allunga in maniera un po’ inquietante anche sul retrocopertina. Sulla scena appaiono proiettate delle stelle che forse vogliono alludere alla bandiera statunitense, dato che il governo, lo stile di vita ed i media degli USA hanno sempre avuto un grosso impatto sulla popolazione mondiale, condizionandone le scelte ed i comportamenti. Il corrispettivo inglese per “manichino”, cioè “dummy”, significa nella lingua anglosassone anche “stupido”,  “ottuso”, pertanto la simbologia è di immediata lettura. Il titolo dell’album è scritto a mano, nella calligrafia di Harrison, la cui firma compare in bianco, in basso a destra.

Nel booklet del CD, su tonalità grigio/azzurre, ricompaiono i manichini, visti da diverse angolazioni, a volte anche in primo piano, di fronte allo schermo acceso. In alcune foto sono visibili le immagini televisive, con lettere e numeri, proiettate sui volti lignei, come a voler indicare la loro totale spersonalizzazione operata dall’asservimento ai messaggi dei media. Al centro del libretto c’è una bella immagine del musicista; insieme ai ringraziamenti compare una citazione della Bhagavad-Gita, libro sacro dell’induismo molto amato da George, che allude alla vita eterna.
Sulla penultima pagina, infine, è riprodotto un disegno del musicista, in cui “una voce grida nel deserto” (citazione biblica) “God, God, God” mentre un cartello stradale in direzione di una città reca la significativa scritta “Bullshit Avenue”. La vignetta è di fatto un’illustrazione della title track, nella quale il messaggio è che Dio, in tutte le sue manifestazioni, è l’unica fonte di salvezza per l’umanità. “God, you Are Essence, Knowledge, Bliss”.  George pertanto anela alla fusione con la divinità, perché solo un “lavaggio del cervello” da parte di quest’ultima, cioè la conquista della pace interiore tramite la fede – “Wish that you’d brainwash us too” –  può portare alla redenzione.
L’ultimo lavoro di un musicista che ha lasciato brani immortali, sia con i Beatles che come solista, vuole quindi redimere l’umanità dal suo imbarbarimento e dalla sua povertà spirituale. Un contenuto profondo, espresso da liriche e sonorità a volte commoventi nella loro dolcezza e pregnanza, è il degno testamento di George Harrison.
Maria Macchia