Anno d’uscita: 1997
Sito web: https://www.motley.com/
Era il 1996 quando la band, ormai ai ferri corti con il management, la etichetta discografica e John Corabi, sostituto di Vince Neil, decise di richiamare il platinato frontman (reduce da una avventura solista non proprio convincente). Nikki Sixx promise un album dei Mötley Crüe che avrebbe ricalcato gli antichi splendori e riportato la band in auge, gli ingredienti per un ritorno in grande stile c’erano tutti….o quasi.

Per l’artwork viene scelto Duke Woolsoncroft, fotografo freelance di Los Angeles con l’arduo compito di raffigurare i Crüe del 1997. Il suo lavoro non era facile, reso complicato anche dalla band stessa, dove tra antichi dissapori non del tutto passati e l’indecisione se guardare alla nuova scena musicale o rimanere ancorati ai vecchi clichè del Rock ‘N Roll a stelle e strisce.

In questa ottica, il 1997 era molto diverso dal 1987, anno in cui i Crüe pubblicarono il multi platinato “Girls, Girls, Girls”. L’ottimismo sociale e la gioventù di quegli anni sembrava essersi dispersa nel nulla, Kurt Cobain ed i suoi Nirvana avevano aperto una profonda cicatrice nel Rock ‘N Roll e il Rap monopolizzava le radio. In questa ottica i Mötley Crüe, nonostante le premesse di un album nel loro stile, si presentarono con una copertina “atipica”.
I padrini del Glam Metal scelgono la giacca e la cravatta indossando maschere da maiale e sullo sfondo sventola una bandiera a stelle e strisce. «Sono i tempi che cambiano, a me interessava garantire lo stesso suono di chitarra del disco omonimo del ‘94», dirà sempre Sixx in una delle tante interviste del periodo. Ma chi sono i Crüe del 1997 e cosa rappresenta quella copertina? Era una forma di denuncia verso la società americana, dalle tante apparenze e dai risvolti oscuri? «Qualcuno portò quelle maschere in studio, pensammo fossero divertenti, così le abbiamo poi usate per la copertina», dirà Vince Neil. In verità, un significato vero e proprio quella copertina non credo lo abbia, la stessa canzone che dà il titolo al disco non fornisce spunti di riflessione particolari, trattando come tema la ribellione sociale verso il sistema. Infatti, il porco in senso simbolico rappresenta l’ingordigia, la voracità: divora e inghiotte tutto ciò che gli si presenta. I quattro ragazzacci vestiti così bistratterebbero la classe politica americana nella sua ignoranza ed egoismo.

Niente motociclette sulla Sunset Strip, i capelli cotonati si sono accorciati, così anche le liriche, pur rimanendo in più punti confinanti con il trinomio sesso-droga e Rock ‘N Roll, tra giochi di parole, fraintendimenti e ambiguità sessuali, spesso assumono connotati oscuri, se non proprio pessimistici. Il disco sarà oggetto di forti critiche, la band viene accusata di essere troppo “diversa”, ma il tour di supporto al disco (nonostante dell’album venissero suonati una manciata di brani) si rivelerà un successo.

Era davvero un disco così diverso? No, diverso rispetto le produzioni anni’80, ma non per questo non si potrebbe affermare che non fosse un disco dei Mötley Crüe. Inizialmente nato con John Corabi, da titolo provvisorio di “Personality no.9”, l’arrivo di Vince Neil portò il problema del diverso timbro vocale. Vince Neil partecipò poco alla stesura del disco, qualche abbellimento qua e là, alcune b-sides, ma il disco si sentiva che fosse nato per un altro tipo di voce.

Sulla copertina ricordo una curiosità: in una intervista dell’epoca, uno di loro affermò che nei paesi islamici la cover sarebbe stata differente, non avrebbe mostrato le maschere di maiale, essendo per la loro cultura un animale impuro. Non ho trovato alcuna conferma in merito, dubito anzi fortemente che il disco sia mai stato pubblicato in quei paesi.
Francesco I.