Anno d’uscita: 1979
Sito web: https://www.paulmccartney.com/
“Ab ovo” è un’espressione latina che indica la volontà di cominciare da zero, o dall’inizio, ma nel caso di “Back to the Egg” il ritorno alle origini auspicato dagli Wings di Paul McCartney fu, in realtà, un involontario presagio della loro imminente fine.

“Back to the Egg” è il titolo del settimo e ultimo album della formazione – attiva dal 1972 al 1979 – che McCartney fondò insieme alla moglie Linda e che negli anni cambiò diverse line-ups. Il disco uscì nel giugno 1979 in Gran Bretagna e Stati Uniti.  L’intento di McCartney e compagni era quello di segnare, con un titolo allusivo, una nuova tappa nella carriera della band, ma ormai la fine degli Wings era prossima. Il tour mondiale previsto per il 1980, infatti, venne cancellato a causa dell’arresto e della reclusione subiti dall’ex Beatle in Giappone per possesso di marijuana, dopo di che il gruppo si sciolse, nell’aprile dell’anno seguente, dopo l’abbandono di Denny Laine.
Il titolo del disco fu suggerito da Linda, che ebbe l’idea di produrre un concept album che descrivesse il viaggio di una rock band verso il luogo della performance, con il simbolo dell’uovo a rappresentare il “guscio protettivo” dell’essere in tournée come dimensione ideale per la band stessa. In realtà l’idea venne abbandonata ben presto e i brani che compongono la tracklist non seguono un filo conduttore: solo i primi quattro potrebbero essere ricondotti al concept. Alla produzione – nel brano strumentale “Rockestra Theme”presero parte anche illustri ospiti come Gary Brooker, David Gilmour, Pete Townshend, John Paul Jones e John Bohnam.

Il design per l’artwork del’album fu affidato all’agenzia Hipgnosis, che aveva già realizzato le copertine di “Venus and Mars” (1975) e della compilation “Wings Greatest” (1978). La front cover ritrae i cinque membri della band (da sinistra, il chitarrista Denny Laine, il batterista Steve Holley, Paul, Linda e il lead guitarist Laurence Juber) che, attraverso un’apertura sul pavimento, apparentemente la finestra di un’astronave, guardano il pianeta Terra dallo spazio. La stanza è in penombra; alle spalle dei musicisti, c’è un caminetto con un rivestimento a piastrelle quadrate. La fioca illuminazione è fornita da due appliques che hanno la ben nota forma del logo della band, poste simmetricamente ai lati del caminetto. Al centro di esso c’è una statuetta, la stessa che compare sulla copertina di “Wings Greatest”. Si tratta di una statua crisoelefantina (in oro e avorio) realizzata dallo scultore Art Déco Demetre Chiparus.
L’opera era stata acquistata da Linda McCartney ad un’asta e Paul decise che l’immagine sarebbe stata ideale per la copertina della raccolta di successi. Gli autori dell’artwork, Aubrey Powell e George Hardie, vollero evidentemente inserire in “Back to the Egg” elementi autoreferenziali, mentre la contemplazione del pianeta Terra da lontano voleva forse alludere alla volontà dei membri della band di prendere le distanze da se stessi, o semplicemente il loro desiderio di sperimentarsi nella dimensione live, a loro particolarmente congeniale, con un nuovo tour mondiale. La foto della front cover venne scattata dal fotografo John Shaw in uno studio londinese.

Sulla retrocopertina, i ritratti dei musicisti furono invece opera di Linda McCartney. Il simbolo dell’uovo, poi, che di fatto non è presente sulla cover, compare invece sulle etichette di entrambe le facciate del disco,  nell’immagine di un classico fried egg .
L’etichetta è visibile tramite un foro sulla busta interna del vinile, di colore nero. L’altra facciata della busta rappresenta invece una struttura metallica circolare vista dal basso con una raggiera ed un cerchio che potrebbe alludere al sole, con lunghi raggi dorati ma anche – ancora una volta – al simbolo dell’uovo, con al centro un uccello in volo.
L’enigmatica immagine, uno scatto di Linda, ritrae in realtà un particolare di un celeberrimo monumento: la cappella della Sacra Sindone di Torino, completata dall’architetto Guarino Guarini nel 1683. La struttura ha la forma di un canestro rovesciato nel quale è sospesa una stella a dodici punte che filtra la luce proveniente dalla lanterna, misteriosa e coinvolgente immagine del divino. Il simbolo dell’uovo è presente nella geometria della cappella ma, per i sostenitori della teoria del PID (Paul Is Dead) non si tratta solo di un riferimento artistico.
Alcune fonti collegano la voluta allusione alla figura del Cristo della Sindone alla persona di “Faul” (il falso Paul che secondo la leggenda metropolitana sostituì il vero McCartney dopo il presunto incidente nel quale perse la vita) come Messia e Salvatore dell’eredità maccartiana. Altre ricollegano il tema dell’uovo all’Eggman/Walrus della beatlesiana “I Am the Walrus”, dato che – come affermò ironicamente John Lennon in “Glass Onion” per confondere le idee a chi cercava significati reconditi nei suoi testi – «the walrus was Paul». Si è addirittura parlato di un riferimento nell’artwork di “Back to the Egg” al probabile invio delle ceneri di “Macca” nello spazio mediante i simboli del Cristo morto (la Sindone, appunto), l’elevazione della cupola verso il cielo, la finestra dell’astronave sulla front cover. Ma si tratta di evidenti forzature e quindi, poiché la copertina non fornisce nessuna informazione in merito, la scelta dell’immagine architettonica resta misteriosa e affascinante.

L’accoglienza all’album fu tiepida e parte della critica fu severa nei suoi confronti, tanto che l’album viene considerato uno dei lavori minori di McCartney; tuttavia, nell’insieme, esso merita di essere rivalutato come tappa del percorso di un artista prolifico e geniale.
Maria Macchia