Anno d’uscita: 2018
Sito web: https://www.rosalia.com/

«Tutto quello che ho, lo lascio qui; sono in rosso, sto rischiando molto. Questo progetto è ciò che ho sempre voluto fare, ho pensato a lungo di creare un album come quello che sto per pubblicare. L’ispirazione del flamenco c’è ancora, ma, allo stesso tempo, è qualcosa di diverso.» (liberamente tradotto in italiano da https://www.youtube.com/watch?v=5juaAzOR59s)

Nel 2018 l’artista catalana Rosalìa Vila Tobella pubblica “El Mal Querer” inventando un nuovo stile musicale, un sound mai sentito prima. In questo suo secondo album, l’artista, che ha una formazione da cantautrice e nella musica flamenco, amplia il flamenco classico con elementi sperimentali, pop, urban e trap. La sua audacia viene premiata. Infatti diventa rapidamente un grandissimo successo raggiungendo la vetta delle classifiche spagnole e della classifica americana Billboard Latin Pop Albums Chart. I primi quattro singoli si inseriscono contemporaneamente nella top ten della Spanish Singles Chart e il brano “Di mi Nombre” diventa il suo primo singolo numero uno. Il videoclip di questa riuscitissima canzone è un’opera audiovisiva originale, girata con lunghi piani sequenza.

Il disco, un vero e proprio concept album, è una libera interpretazione della famosa opera letteraria medievale “Flamenca” (https://it.wikipedia.org/wiki/Roman_de_Flamenca) e narra in undici canzoni-capitoli le pene d’amore tra un personaggio femminile e uno maschile estremamente geloso. Da questa relazione tossica ne esce infine vittoriosa la donna, guadagnandosi man mano più spazio e potere. Il full-length ha vinto molti premi come per esempio il “Best Urban Fusion Performance” e il “Best Alternative Song”, e “Album of the Year” ai Latin Grammy Awards. Ha vinto inoltre il premio come “Album of the Year” al 62° Grammy Award. Singole canzoni hanno vinto altri importanti premi.

Di grande impatto è anche l’artwork in copertina di Filip Custic, giovane artista spagnolo, la cui creatività si accosta a quella musicale e canora della cantautrice, in un connubio visuo-uditivo molto riuscito.

In un’intervista su Plastik Magazin, Custic viene presentato come «the mastermind behind some of the most innovative images and visual campains the world has seen in recent years. Travelling back and forth between past and future science and spirituality.» (https://www.plastikmagazine.com/interview/filip-custic).

Nell’intervista Custic non si sbilancia sul contenuto della cover: semplicemente ne afferma l’intenzione «We all wanted to update Spanish imagery to the XXI century». E di cosa si tratta dunque?

Vediamo un montaggio fotografico/digital artwork, che mostra Rosalìa come una sorta di Madonna e che ricorda vagamente la statua dell’Immacolata vicino a piazza Madrid a Roma, posta su di una colonna romana. Infatti la vediamo dal basso con il cielo sullo sfondo. La copertina riprende anche la simbologia dell’aureola di stelle sopra la testa dell’Immacolata. Ma la simbologia dell’Immacolata viene trasformata. Un cerchio di filamenti dorati racchiude la musicista facendola apparire come un’icona cristiana. Le 12 stelle dorate dell’aureola della statua diventano 9 piccole fonti di luce e Rosalìa sembra stare in piedi sorretta da un ammasso di nuvole bianche.
Ma c’è di più. Essendo mostrata nuda, ci conduce alle rappresentazioni pittoriche di divinità femminili della mitologia greca e sopratutto romana, concretamente Afrodite e Venere, come mostrano le seguenti opere di Botticelli, Bouguereau e Zuber-Bühler.
Queste rappresentazioni includono tutte e tre altre entità, sostanzialmente angeli e esseri viventi. Custic, invece ci presenta solamente una colomba bianca, che vola sopra la testa di Rosalìa. Nel mondo occidentale, la colomba è il simbolo della pace, della purezza e della rettitudine. E nella mitologia greca la colomba era proprio l’uccello consacrato alla dea Afrodite. Ma la stessa colomba potrebbe anche essere intesa come un oracolo (Eneide di Virgilio) o lo Spirito Santo (Cattolicesimo).

Con il telo niveo che pende dalle sue braccia, suggerendo la presenza di ali, Rosalìa sembra però voler assumere l’entità di un essere ancor più ibrido: un po’ Madonna, un po’ divinità femminile greco-romana e appunto un po’ angelo.

Ma al contempo l’immagine richiama anche l’uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci. Si noti la forte similitudine: le braccia spalancate, il posizionamento in un cerchio come pure la nudità. Viene omesso però il quadrato, simbolo della terra e mantenuto solo il cerchio (cielo).
Confermando quanto affermato nell’intervista sopra menzionata, pare lecito affermare che l’artwork  di Custic è inteso come emblema di un essere umano rinnovato: nel ventunesimo secolo, un essere umano al femminile e di natura fortemente divina si colloca al centro dell’Universo.

Anche il booklet ci può aiutare a capire meglio il messaggio della copertina. Sfogliandolo, scopriamo che ci sono undici immagini oniriche e straordinarie (firmate sempre da Filip Custic) dedicate alle singole canzoni e che ogni canzone ha in verità due titoli. Il primo è quello della canzone in sé, il secondo, come in un racconto letterario, si riferisce invece al capitolo e descrive grossomodo l’entità dello stato della concreta fase situazionale del vissuto tra i due protagonisti. Per farci un’idea cito un paio di esempi: “Cap. 4: Disputa”, “Cap. 5: Lamento” o “Cap. 6: Clausura”.

Sul social media Twitter Rosalìa ci spiega in un post che ogni artwork è associato fortemente al rispettivo nome di capitolo che portano le singole canzoni. Preannunciando visivamente il loro contenuto, le immagini assumono dunque la funzione di carte Tarot. (https://twitter.com/i/moments/1062548641498435584?lang=el). Non mi è possibile entrare nel concreto merito simbolico di ogni immagine, ma posso dire che queste opere hanno senz’altro anche un legame tematico con la copertina.

Si nota infatti come i fasci di luce e/o corpi celesti luminosi presenti in quest’ultima, vengono ripresi come un motivo conduttore in tutti gli artwork del booklet e che Rosalìa rimane sempre il personaggio principale dall’inequivocabile natura trascendentale. Come nel caso della cover, si tratta di montaggi fotografici in un contesto di digital art, spesso però arricchiti di elementi appartenenti al surrealismo. In seguito vengono mostrati alcuni esempi (dall’alto verso il basso e da sinistra a destra: “Cap. 7 Liturgia”, “Cap. 3. Celos”, “Cap. 4. Disputa”). C’è da aggiungere che sul canale Youtube di Rosalìa ritroviamo varie immagini del booklet in forma animata. Affiancando le tracce audio dell’album diventano dei “mini-videoclip” surreali.
Interessante è il fatto che tra le undici immagini ne incontriamo infine una con Rosalìa rappresentata come una dea del flamenco. In concreto sto parlando dell’artwork dedicato alla canzone “Di mi Nombre”, Cap. 8: Exstasis, citata all’inizio di questa recensione.
La traccia parla di amore e sesso in senso viscerale, dove il desiderio brucia quasi in modo peccaminoso. La donna crede ancora alle vuote promesse di suo marito, pensando che possa cambiare e amarla di nuovo. Nella corrispondente rappresentazione visiva, Rosalìa sta in piedi, in una posa di ballo, con le dita che schioccano e in equilibrio su di corpo celeste che funge da fonte luminosa. Sembrerebbe legittimo interpretare che la giovane musicista si ritrova in preda all’estasi provocata dal ballo, al centro di un pubblico maschile rappresentato unicamente da molteplici gambe e mani che battono il ritmo. Presumibilmente si tratta qui di una metafora visiva del maschio incompleto, senza sostanza.
Con quest’immagine l’immaginario visivo religioso finora utilizzato sembra addirittura ampliarsi e avvicinarsi all’induismo, dove si incontrano varie divinità con molteplici paia di arti superiori.
Filip Custic ha fatto un lavoro eccellente e congruo, raggiungendo una armonia di intenti con la musicista! A livello di linguaggio visivo le immagini mostrate nella cover e nel booklet sono fortemente connesse tra loro e coerenti. Tutte mantengono un certo mistero e incoraggiano molteplici letture alla stessa stregua del linguaggio onirico di Sigmund Freud (l’interpretazione dei sogni). Sono in questo senso anche in sintonia con la musica ibrida e difficilmente etichettabile dell’album, che ha catapultato Rosalìa a ricoprire lei stessa il ruolo di dea moderna: un astro dell’ancor giovane cultura del ventunesimo secolo che con “El Mal Querer” sublima il profano nel sacro e l’antico nel moderno, attingendo al genio imperituro di maestri e mistici.

Fabian von Unwerth
coedited by Lucia Fontana

Videoclip “Di mi Nombre”: https://www.youtube.com/di mi nombre rosalia vila tobella