Anno d’uscita: 2016
Sito web: https://www.davidbowie.com/
David Bowie
muore il 10 Gennaio del 2016. Uno dei più grandi cantanti ed entertanier della storia viene portato via da un cancro al fegato dopo una battaglia durata diciotto lunghi mesi. Una perdita irrimediabile, che sgomenta e disorienta tutto il mondo della musica se si pensa che fino a qualche mese prima si inaugurava la sua ultima release: “Blackstar”.

“Blackstar” fa il suo primo scintillio l’8 gennaio 2016, giorno del suo 69esimo compleanno. Inaugurato con il singolo “Lazarus”, l’album da subito fa incetta di diffusioni in radio e di ascolti, ma dietro la facciata discografica, Bowie combatteva in gran silenzio la sua malattia che lo porterà via dalla Terra solamente tre giorni dopo.
Il disco è celebrato come l’ennesimo capolavoro del cantante, con una copertina iconica e sintetica, che racchiude la sua arte in una stella nera. È una delle più belle del secondo decennio, una minimal art piena di messaggi subliminali. La sua semplicità tuttavia nasconde numerosi segreti e curiosità che vengono rivelati a poco a poco dai suoi più devoti fan: accaniti sognanti osservatori del loro mito, che li ha lasciati senza nessun preavviso ma in modo davvero elegante, degno del duca bianco. È come se David Bowie comunicasse ancora dall’aldilà gli indizi dell’opera visiva; suggerendo le metafore nascoste. Un testamento peculiarmente studiato nei minimi dettagli. L’artwork è opera del designer Jonathan Barnbrook, già artefice dei precedenti  “Heathen”, “Reality”, e “The Next Day”.
La enorme stella sullo sfondo bianco che batte copyright della NASA splende su tutta la lattescenza che la circonda e sta ferma, con la sua inequivocabile presenza che risplende di una luce nera come quella di un wormhole. È proprio questa una delle prime interpretazioni di questo soggetto. È stata una scelta voluta dall’artista, così come la predilezione sul titolo in un’unica parola: “Blackstar” invece di “Black Star”, poiché rappresenta appunto l’oscurità che lo sta avvolgendo, e non una stella scura.

L’elaborazione dell’immagine, diversamente da come si può ipotizzare, è stata frutto di un lungo lavoro metodico e concettuale; un criptex moderno ed eterno per uno degli artisti che è sempre andato oltre il tempo e lo spazio. L’edizione formato vinile racchiude molti più segreti che continuano ad essere scoperti anche a distanza di anni. Diversamente dal formato cd, il 33 giri è totalmente nero, la stella al centro è solo messa in rilievo dal ritaglio del cartone di copertina.
Aprendo il disco e mettendo in controluce la parte dei titoli delle canzoni, si scorge una moltitudine di stelle che formano una galassia; se invece si sottopone a un neon la facciata principale, la stella diventa color blu elettrico.
Se si apre solo un poco “Blackstar” si scorgerà la sagoma di un uomo tra le stelle: il riflesso della foto di Bowie posta di fronte; ma lo Starman non è solamente in penombra ma forma addirittura una costellazione unendo con dei tratti le stelle che compongono il firmamento interno.
Il font utilizzato per i titoli delle tracce si chiama “Terminal” e anche questa caratteristica di certo non sarà stata un caso; Bowie sapeva della sua malattia e l’ha così celebrata dedicandole pure dell’arte. Le canzoni del disco sono 7, come i sette pianeti, i sette gradi della perfezione, ai gradi celesti. Il numero 7 indica la totalità degli ordini planetari e angelici. Dopo tutto questo volo nell’Universo, David Bowie lascia a noi i frammenti della sua esistenza, raffigurati dalle silhouette poste sotto la grande Black Star che compongono proprio la scritta “Bowie”.
Somigliano a degli uccelli stilizzati uccelli in volo, pronti a partire per l’infinito; come infinita sarà la memoria che continuerà a vivere nelle menti di chi lo ha sempre seguito ed ascoltato, risorgendo con lo spirito come un Lazzaro contemporaneo.
Sara “Shifter” Pellucchi