Anno d’uscita: 2019
Sito web: http://www.angelfire.com/az/SacredPages/
È proprio il caso di dirlo: dopo un lungo sonno i Sacred Reich si sono risvegliati. 23 anni fa usciva il loro ultimo album in studio, “Heal”, frutto di una incertezza artistica derivante dall’avanzata, sul mercato musicale, di un Metal più moderno e meno impegnato. Il risultato fu un disco in cui il Thrash tradizionale viene stemperato da ritmi di stampo Groove Metal e da alcune inaspettate incursioni nel Blues. Oltre a ciò si aggiunse la consapevolezza che lo storico batterista, Dave McClain, dopo le registrazioni avrebbe lasciato il gruppo per suonare nei Machine Head di Robb Flynn. Passano gli anni e i Sacred Reich scompaiono dai radar (pubblicano solo il live “Still Ignorant” nel 1997) fino alla reunion nel 2006, cui segue un altro album dal vivo (“Live at Wacken”, 2012) e – finalmente – un nuovo e attesissimo full-length intitolato “Awakening”. Il disco, pubblicato il 23 agosto 2019 su Metal Blade Records, vede il ritorno dietro le pelli del figliol prodigo McClain, che nel 2018 ha lasciato i Machine Head chiudendo il cerchio da lui aperto due decadi fa.

Il titolo dell’album riporta alla mente un’altra band Thrash, anzi una delle “4” più importanti: il primo live album dei Megadeth, pubblicato nel 2002, si chiama infatti “Rude Awakening”.
E in effetti i Sacred Reich ci regalano un “rude risveglio” grazie alla frenetica energia di sound potente e veloce fortemente ancorato agli anni’80, arricchito da una buona dose di melodia, dal drumming preciso e groovy maturato da McClain negli anni trascorsi coi Machine Head e dalla perizia tecnica di Joey Radziwill, giovanissimo chitarrista – ma anche batterista – che sciorina soli strepitosi con una naturalezza e un piglio da veterano. I nostri, dunque, ritornano alle origini apportando allo stesso tempo notevoli migliorie e affinando la loro proposta; ma se musicalmente i paragoni più ovvi sono con i già citati Megadeth, con gli Anthrax, i Testament, i Sepultura ecc. dal punto di visto lirico si potrebbe instaurare un confronto, con le debite proporzioni ovviamente, coi Rage Against the Machine.

Giusto per restare nel campo semantico – e concettuale –  del risveglio, torna alla mente la canzone “Wake Up” (dal debutto “Rage Against the Machine” del 1992 e presente anche nella colonna sonora di Matrix, che curiosamente è anch’esso incentrato sul risveglio). I Sacred Reich, infatti, sono sempre stati particolarmente critici nei confronti degli USA e del capitalismo; ovviamente non quanto i RATM che si dichiarano apertamente rivoluzionari ma l’immaginario lirico indubbiamente attinge alle stesse tematiche. In questo senso il “risveglio” si pone come un essere desti, coscienti e prestare attenzione a ciò che accade attorno a noi.

Sulla tetra copertina di “Awakening” prende forma lo svelarsi di una visione terrificante: uno scheletrico soldato munito di maschera a gas schiaccia con mani che sembrano artigli il muro/sipario che costituisce il confine tra sogno e realtà, mostrandoci una schiera infinita di suoi simili che avanza verso di noi circondata da missili, esplosioni atomiche e da una città industrializzata il cui fumo si trasforma in un fuoco cavalcato da quelli che sembrano divinità o demoni della religione induista.

Un chiaro messaggio contro la guerra, l’energia nucleare, lo sfruttamento non controllato delle risorse naturali, l’inquinamento dettato dall’incessante lavoro delle fabbriche necessario per ricavare il maggiore profitto possibile. Non è casuale la somiglianza (sia per la scelta del soggetto sia per l’uso del bianco e nero) con la cover originale del loro album di debutto “Ignorance” del 1987 (qui la recensione della copertina: https://www.artovercovers.com/2018/02/07/ignorance-sacred-reich/), all’epoca sostituita con un’altra poiché considerata politicamente troppo esplicita e pubblicata per la prima volta nella ristampa del 2012.
A livello grafico, tuttavia, è molto più chiaro e rifinito l’artwork di “Awakening”; va segnalato che l’illustratore Paul Stottler ha realizzato tutte le cover dei dischi dei Sacred Reich tranne “Heal”, oltre a quella di “Violent by Nature” degli Atrophy(qui la recensione della copertina: https://www.artovercovers.com/2019/04/13/violent-by-nature-atrophy/) e varie dei Soulfly di Max Cavalera.Interessante è anche il fatto che il soldato mascherato sia la mascotte dei Sacred Reich, OD (nota per i chitarristi: non sta per “OverDrive” ma per “Our Dude”, ossia “il nostro amicone”), che nel corso degli anni è comparso perlopiù su volantini, poster, magliette e merchandise vario ma aveva già fatto capolino su una copertina più di trent’anni fa: lo si può vedere cavalcare le onde mentre sta per lanciare una bomba a mano sulla cover dell’EP del 1988 “Surf Nicaragua”. Il suo “volto” è raffigurato anche sull’artwork del già citato live “Still Ignorant”. Secondo gli stessi Sacred Reich è il loro “amico guerriero mutante post-apocalittico” (“our post-apocolyptic mutant warrior dude”).
Tornando alla cover di “Awakening”, attorno al logo del gruppo orbitano dei e mostri che sembrano appartenere all’Induismo. Cosa potrebbero significare? Il fumo vomitato dai grigi complessi industriali sullo sfondo si trasforma in fuoco: l’indifferenza dell’uomo verso l’ambiente, la Terra, la sua stessa casa lo porterà alla rovina tra le fiamme appiccate dal suo karma negativo, dalle sue stesse azioni; azioni così insensate che invertono il processo naturale in cui è il fuoco e generare il fumo e non viceversa come qui accade.

Ma non tutto è perduto: aldiquà del muro un piccolo e solitario fiore si erge al centro di un terso specchio d’acqua emanando delle onde, delle vibrazioni. È vero che sembra essere ghermito dagli affilatissimi artigli dello scheletro/soldato ma la trasparenza delle dita ci suggerisce che si tratta solamente di un riflesso e che il fiore è al sicuro.

Phil Rind, cantante/bassista e frontman dei Sacred Reich, ha dichiarato che i testi dell’album presentano un’importante novità: accanto ai consueti sentimenti di paura e rabbia per tutte le ingiustizie che accadono nel mondo trovano spazio fiducia e speranza, come a dire che la consapevolezza delle cose significa anche rendersi conto che il male è temporaneo e che esiste anche il bene. Viene allora da pensare che quello raffigurato sulla copertina sia un fiore di Loto, che ha la capacità di mantenersi pulito pur affondando le proprie radici nel fango e per questo è considerato simbolo di purezza, rinascita e benessere nelle religioni orientali.
Per quanto possa essere fragile quel piccolo fiore può fare la differenza, e seguendo il suo esempio ogni uomo dovrebbe rimanere immune dal fango dell’esistenza, senza lasciarsi avvinghiare dalla banalità del male, dal suo circolo vizioso e andare avanti nella speranza che un giorno non ci siano più muri e che il suo risveglio sia sereno come le placide acque del mondo dei sogni.
Nik Shovel