Anno d’uscita: 1979
Regia: Ridley Scott
Nel 1979 prende vita la pellicola uno dei migliori film di fantascienza della storia del cinema, addirittura considerato uno dei capolavori del regista Ridley Scott; stiamo parlando di “Alien”. Lungometraggio non quindi di poco conto, anche perché fu il film che lanciò la carriera dell’attrice Sigourney Weaver.
La storia ruota attorno ad una specie aliena che viene identificata con la generica definizione xenomorfa, (dal greco Xenos che vuol dire “estraneo” e Morphé che significa “forma”) costituita da feroci predatori dotati di grande intelligenza ma incapaci ahimè di provare emozioni; queste creature si riproducono come parassiti annidandosi nei corpi di altri esseri viventi provocandone la morte. Questo è ciò che immaginava il pittore e scultore svizzero Hans Ruedi Giger quando disegnò la sua creatura per questo film.
Ridley Scott voleva senz’altro mettersi a giocare col pubblico, in modo tale da suscitare tutta la curiosità possibile nei confronti di questa sua creazione più famosa. Sulla locandina possiamo infatti vedere raffigurato solo l’uovo della mostruosità aliena, con il celebre slogan divenuto quasi un tormentone ai tempi: “nello spazio nessuno può sentire il tuo grido.“ Riguardo alle uova, quelle viste nel film “Alien III” diretto da David Fincher nel 1992 sono diverse da quelle degli altri due sequel che seguono negli anni a venire il primo; sono più piccole e molto più gibbose rispetto a quella che si vede nel poster.

La grafica è senz’altro minimalista, ma di grande impatto, giocando in modo furbo coi colori. Il nero la fa da padrone tutt’intorno, come rispecchiando uno spazio scuro e tetro, dove non c’è via di scampo. L’uovo è dato da un gioco di luce proveniente da un’esplosione di verde fosforescente. Le tinte fluorescenti sono colori molto forti e vibranti, ottimi chiaramente nel campo grafico per attirare l’attenzione dello spettatore anche a volte in modalità un po’ kitsch. Non a caso viene abbinato quindi ad un nero pieno di fondo perché messo in una composizione grafica con un colore neutro il contrasto risulta molto più brillante creando così effetti estetici molto accattivanti. Impossibile da non notare è la campagna promozionale di Netflix che, prima del rilascio della seconda stagione di “Strager Things”, puntava proprio sulle pellicole cult del periodo, essendo ambientato comunque anche questo telefilm negli anni’80.
Il legame tra “Alien” e “Stranger Things” era comunque ben visibile già dalla prima stagione della serie, ma con i nuovi episodi i riferimenti al noto film sono diventati impossibili da non notare. Evidente è l’ispirazione allo Xenomorfo, per la realizzazione del Demogorgone, una creatura priva di volto e senza occhi, proprio come la spaventosa creatura di “Alien”. Per non parlare della spaventosa bocca del mostro, uno degli elementi più caratterizzanti, ricorda proprio le uova presenti nelle pellicole di Ridley Scott.
L’idea delle uova come fecondazione per questo film di fantascienza, si basa sul comportamento, seppur spaventoso, di alcuni tipi di vespe, che usano deporre le uova all’interno dell’addome dei ragni: esattamente quello che l’alieno opera sugli esseri umani, usando i loro corpi come parassita.
Una piccola curiosità che sicuramente i più grandi fan di questo film conosceranno è che esiste in commercio un contenitore realizzato come fosse un uovo di xenomorfo, tratto proprio dal film originale, la cui parte superiore si apre grazie a dei sensori di movimento. Grazie ad un semplice passaggio della mano, una volta aperto, l’uovo si illuminerà tramite un led verde che trasformerà l’insolito contenitore anche in una lampada.
Un film insomma che ha lasciato tracce indelebili nella storia del cinema e che ancora adesso è nel cuore di chi ama il genere fantascienza.
Antonella “Aeglos” Astori

Per saperne di più sul film, potete leggere la recensione completa sul sito di Silenzio In Sala con il quale collaboriamo cliccando la scheda sottostante: