Anno d’uscita: 1967
Sito web: https://www.thedoors.com/
Capita anche ai sex symbol di stancarsi della propria immagine, perfino a un tipo come Jim Morrison, che con la propria foto iconica nella prima release “The Doors” edita nello stesso anno, aveva fatto letteralmente andare fuori di testa milioni di ragazze. Ebbene, “Strange Days”, secondo album della psichedelica band di Los Angeles, apre una nuova “porta della percezione”, con un’immagine totalmente originale e completamente estranea ai precedenti concetti stilistici.

La band che nel primo disco se pur in penombra era ben rappresentata inequivocabilmente, in “Strange Days” si fa da parte, scegliendo di comparire in un angolo, su un piccolo poster affisso sul muro sotto cui compare il titolo del disco; come una di quelle locandine fuori dai locali che dopo il concerto vengono dimenticate sotto le intemperie del tempo. E sullo sfondo, in un vicolo cieco ecco una strampalata gang di saltimbanchi provare i propri numeri circensi. Ma cosa si nasconde nel background di questa scelta inaspettata? Chi sono questi personaggi? L’art director e autore di questo scatto è il famoso fotografo Joel Brodsky e l’ubicazione esatta di questa strada di periferia è Sniffen Court, una viuzza storica (e ovviamente ormai meta di pellegrinaggi dei devoti) situata nella XXXVI Strada a Manhattan, tra Lexington Avenue e la Terza Avenue. Gli strambi acrobati sono solo delle comparse assoldate appositamente per l’immagine di copertina: il suonatore di tromba era un taxista, pagato per posare con la la misera cifra di 5 dollari, il giocoliere era l’assistente di Brodsky, l’imponente e forzuto sollevatore di pesi era parte della security di un locale. La donna con l’abito lungo che compare sul retro della copertina invece è Zazel Wild, una amica di Brodsky, che oggi è a capo di una rivista di New York. L’unico professionista oltre ai due acrobati e al trombettista in tutto questo contesto di persone improvvisate sulla scena è il nano, un vero attore, il cui gemello è ritratto sul retro mentre chiede l’elemosina. La composizione fotografica ricorda una vecchia pellicola, vincitrice di un Oscar come miglior film straniero nel 1957 e diretto da Federico Fellini intitolato “La Strada”. Il lungometraggio narra la triste storia di un gruppo di artisti di strada, il realismo si contrappone a una trama fiabesca che nulla lascia alla spensieratezza dei racconti a lieto fine; un estratto periferico di trame che nascono dietro le risa e l’esibizione davanti al pubblico. Il gusto dolceamaro della storia e della fotografia è interpretato nel testo della traccia “People Are Strange”: «Quando sei strano, visi che vengono fuori dalla pioggia. Quando sei strano, nessuno ricorda il tuo nome». Uno spaccato sconosciuto di una società silenziosa, emarginata e persistente che esce fuori dal proprio sipario per mostrarsi senza filtri e senza maschere.
Sara “Shifter” Pellucchi