Anno d’uscita: 1982
Sito web: http://www.misfits.com/
Siamo ancora in piena celebrazione di una reunion che pareva non doversi concretizzare mai: quella della cult band dei Misfits. Probabilmente non sapremo mai se alla base di questa reunion vi siano solo ed esclusivamente motivi di natura veniale tra Danzig e Jerry Only, ma a noi “Fiend” (sostenitori dei Misfits) piace pensare che ci sia più che altro una rinvigorita passione di Danzig per quella musica, magari perfino una ritrovata amicizia capace di andare oltre la spartizione dei diritti, frutto anche di merchandising di dubbio gusto (tipo pupazzetti raffiguranti la loro mascotte storica, il Crimson Ghost o il logo della band riprodotto nelle tazzine di caffè).
La band si sciolse nel 1983, dopo due soli album all’attivo: “Walk Among Us” e “Earth. A.D.”, “Static Age” verrà rilasciato in via ufficiale solo nel 1996 anche se il disco è stato registrato nel 1976.

Ufficialmente si separarono per divergenze musicali, negli anni sono poi emerse altre voci “di contorno” circa la  passione di Danzig per l’esoterismo (mai nascosta) e la sua volontà di dare alla band una impronta ancora più hardcore e cupa. Danzig darà così il via al progetto Samhain (con alla chitarra Eerie Von, un amico dai tempi dei Misfits, nonché loro roadie e fotografo). La band sarà nel 1988 ribattezzata come “Danzig” con sonorità stravolte, più mainstream, caratterizzate da un hard rock robusto fortemente influenzato dal blues.

Per quanto inaspettata, questa reunion pare comunque funzionare: la band dal vivo dimostra di avere ancora intatta quella alchimia fatta di sudore, liriche horror, punk seminale e selvaggio. Lo dimostra il loro tour di reunion che registra puntualmente il sold-out in ogni arena degli Stati Uniti.

Non da  meno, la vendita del loro merchandise e dei loro album ha avuto una netta impennata, finalmente facendo uscire la band dal loro status underground (e dai tratti quasi misteriosi) riconoscendogli il merito che a suo tempo venne riconosciuto solo dal mercato di nicchia.
“Walk Among Us” è un disco che si racconta attraverso una invasione di alieni, mutazioni genetiche, seducenti vampire e morti viventi, attingendo a piene mani dalle icone del cinema horror e fantascientifico. Si trova un tributo al mai poco citato regista George Romero ed ai suoi morti viventi in “Night of the Living Death”, alla mai dimenticata attrice e presentatrice televisiva Maila Nurmi, nella celebre parte di “Vampira”, alla invasione aliena del film “The Astro-Zombies” del 1969.
Ma è anche nella copertina del disco stesso che la band mette in chiaro l’ascoltatore su quello che troverà al suo interno: il curioso mostro che pare un ibrido tra un topo, un pipistrello ed un ragno è l’antagonista del film “The Angry Red Planet” (da noi intitolato “Marte Distruggerà la Terra“) del 1959, i dischi volanti provengono da un altro film di fantascienza del 1956, “Earth vs. the Flying Saucers”. Alla destra, in rigido bianco e nero, troviamo la band nei loro costumi “storici” e sullo sfondo quelle che sembrano essere le rovine di una città, rese cupo dall’uso del nero.
Questo mix di immagini viene amalgamato da un insolito colore rosa, logo della band compreso. Sul perchè questo colore girava una voce che fosse un voluto tributo al Glam Rock, a cui la band in qualche modo avrebbe attinto nell’utilizzo di costumi di scena, citando tra gli alfieri di questa scena Alice Cooper (sicuramente una influenza dei Misfits), David Bowie nei panni dell’alieno androgino Ziggy Stardust. Pare in verità che Danzig avrebbe voluto la colorazione di fondo in diversi colori, come da accordi presi all’epoca con la etichetta discografica, la Ruby Records.
Poco dopo, lasciando inalterato il contorno rosa del nome della band, lo sfondo viene ritratto in colore viola, forse per accontentare parzialmente la volontà di Danzig. Nel 1988 l’album viene ristampato con sfondo viola e logo della band contornato di verde e successivamente, nel 2018, una ulteriore ristampa ad opera della Earache Records prevedeva uno sfondo rosa con il nome della band verde.
È per me il loro disco che più rappresenta lo spirito della band: un animo violento, cupo, ma capace di regalare anche momenti di grande cazzeggio, alternando dal punk hardcore a momenti rockabilly, come “Astro-Zombies”, un tributo nel tributo ad un genere di musica che a Danzig ed Only è sempre piaciuto. Più di tutto, questo disco è una dichiarazione d’amore verso un cinema di altri tempi, capace di trasmettere all’ascoltatore la passione di questi quattro ragazzi del New Jersey, di un città di nome Lodi, dove i nostri eroi sono nati e cresciuti, forse annoiati dalle poche possibilità che questa offriva di realizzarsi. Il nome stesso della band, “Misfits”, rende si il tributo alla indimenticabile icona Marylin Monroe (è il titolo di un suo film), ma significa anche “disadattati”. Come erano visti dalla pacifica città di Lodi questi ragazzi che parlavano di invasioni aliene e zombie, che si vestivano con indumenti di pelle e borchie, pettinature strane ed avevano in generale un aspetto sinistro? Questo disco sembra volercelo raccontare.

Il full-lenght nasconde inoltre delle curiosità. La prima è legata all’esordio alla chitarra del fratello di Jerry, Doyle, all’epoca solo diciassettenne. Il chitarrista originale della band è in verità Bobby Steele (che dopo i Misfits fonderà una band horror di nome Undead), ma sarà Doyle, con il caratteristico trucco da Frankenstein ad essere entrato prepotentemente nell’immaginario della band. Anche se non accreditato nelle locandine (o solo marginalmente), è lui che accompagna i Misfits in tour oggi. Riferendosi ai crediti dell’album, Danzig ha suonato diverse parti di chitarra dell’album al suo posto.
La canzone “Mommy, Can I Go Out and Kill Tonight?” viene (inspiegabilmente) proposta dal vivo, ma ad incuriosire è la fine della canzone, dove per alcuni secondi è possibile sentire l’inizio di un brano, “London Dungeon”, incluso nel successivo album dal vivo “Evil Live”. La versione in studio rimarrà inedita fino al 1986: è nell’album antologico dal titolo “Misfits”.

Non va dimenticato un probabile tributo anche al cinema di animazione giapponese: la maglietta di Danzig, raffigurante il “Jolly Roger” pirata è la stessa indossata da “Capitan Harlock”, protagonista dell’omonimo manga di fantascienza del 1977.
Non ho mai fatto mistero di considerare questo album una sorta di colonna sonora delle mie giornate, lo suggerisco spesso ad amici e appassionati di musica in generale. È un disco (ed una band) che non ha mai avuto il successo mainstream dei quasi coetanei Ramones, ma che insieme a loro (ed agli amici Black Flag, con alla voce un certo Henry Rollins) ha contribuito a gettare le basi per le future punk band di successo come Green Day e Offspring.

Non posso chiudere se non consigliandovi l’acquisto di questo pezzo di storia del punk, approfittando dei recenti remaster su vinile colorato a 180°: liberate il “Fiend” che è in voi!
Francesco I.