“Twin Serpent Dawn” è il titolo del mini-cd che nasce dalla collaborazione delle band Malauriu e Fordomth, le cui menti si sono unite per realizzare un disco all’unisono che riprendesse i concetti della loro musica. Uno split pubblicato con una tiratura limitata di 66 copie (numero che già avverte una eloquente simbologia), che ha visto la luce dopo le tenebre della realizzazione nel 20 Giugno 2019 sotto etichetta Masked Dead Records con cui collaboriamo. La copertina come sempre degna di classe ed accuratezza dei dettagli non è sfuggita all’attenzione del nostro sito, tanto da volerne scoprirne le metafore e il significato. Il presagio è già introdotto nelle righe della presentazione: la decapitazione di Saturno, il cui sangue da vita al serpente a due teste di Malauriu e Fordomth: le nuove guardie dell’Occulto Black Metal provenienti dall’abisso solforoso di Trinacria. Il sorgere dell’alba nera è iniziato con la liberazione di una asfissiante dannazione oscura…

Ciao ragazzi e benvenuti su Art Over Covers, com’è nata questa collaborazione per la release “Twin Serpent Dawn”? Quant’è importante secondo voi l’immagine per la musica in generale?
Fordomth: Crediamo che la release di un disco, come tutte le opere d’arte del resto, possa godere di un valore aggiunto se essa valica i confini tra le arti incorporandole in un unico significato In questo caso l’artwork di Margoat è stato realizzato secondo nostre specifiche indicazioni stilistiche e tematiche in modo da poter rispecchiare al meglio il contenuto del disco.
Malauriu: La collaborazione è nata dopo un po’ di tempo che eravamo in contatto con i Fordomth e stavamo organizzando alcune date per qualche live. Successivamente abbiamo valutato anche l’idea di dividere una release, oltre che il palco. Alla fine siamo riusciti a realizzare la release, uscita su diversi formati. L’immagine, nella musica, è molto importante per creare il giusto immaginario nella mente di chi ascolta.

La cover di “Twin Serpent Dawn” parlando con l’art director Margoat nasce dall’idea di mostrare l’autodistruzione di un essere onnipotente. Attraverso l’acquisizione di potere e autorità infiniti, un essere perde la sua mente e la sua connessione con il mondo; non può esserci più amore, paura o dolore nella sua esistenza. Non appena Dio realizza il suo potere sconfinato, tutto ciò che lo collega agli esseri umani muore. L’artwork è in linea con la vostra idea o l’avete elaborata insieme in un secondo momento con l’artista?
F
: L’artwork nasce come interpretazione del contenuto dei due brani, traduzione artistica compiuta magistralmente da Margoat, che ha lavorato con grande professionalità ed attenzione ai dettagli secondo indicazioni espressamente specificate da noi band, motivo per cui non potremmo essere più soddisfatti di così al riguardo.
M: L’artwork è in linea con le nostre idee. Margoat ha elaborato l’artwork sotto alcune nostre direttive, ma abbiamo lasciato spazio anche a lei. Ritengo che sia molto importante lasciare un po’ di libertà all’artista per una migliore riuscita del lavoro.
Questa “avversione” verso questa figura divina a cosa è dovuta? Come mai è stato scelto proprio questo tipo di significato?

F: Il nostro rapportarci con i temi del divino, il soprannaturale e/o l’occulto è un dato personale che risuona vistosamente nella nostra musica, rispecchiando il nostro punto di vista più interiore. Rimettiamo conclusioni di qualsiasi sorta in merito all’interpretazione personale di coloro che ascolteranno quanto abbiamo da esprimere, fiduciosi che l’ascolto e l’interiorizzazione dei contenuti da noi presentati possano generare della luce di conoscenza e consapevolezza.
M: Ritengo che sia molto in linea con la release e il concept.

Come siete entrati in contatto con lei? I suoi lavori richiamano molto le incisioni, utilizza realmente questa tecnica o sono effetti elaborati al pc?
 (Pagina facebook: https://www.facebook.com/MarGoatart/)
F: Marjorie A.K.A. Margoat è una talentuosa artista bielorussa che grazie alle peculiari caratteristiche delle sue opere è riuscita a colpirci fin da subito, rientrando nelle nostre prime scelte riguardo lo sviluppo della cover di “Twin Serpent Dawn”. L’artwork è stato realizzato prima su carta e poi trasposto in digitale, sicuramente però il gusto e le abilità di Margoat le permetterebbero di realizzare incisioni o quant’altro la sua fantasia ed inventiva le suggerisca.
M: Siamo entrati in contatto con l’artista mentre stavamo terminando i lavori in studio, dopo aver valutato e consultato diversi artisti dalle nostre ricerche online abbiamo deciso che Margoat era perfetta per questo lavoro.
Posso azzardare che “Twin Serpent Dawn” richiama la copertina di “Evangelion” dei Behemoth?

F: L’accostamento ad un album del genere, rappresentate un colosso del Death/Black Metal, di certo ci lusinga, seppure troviamo che le uniche similarità tra la copertina del suddetto “Evangelion” e “Twin Serpent Dawn” siano la presenza di un soggetto centrale e lo stile che richiama le incisioni medievali; scrutando con sufficiente spirito di osservazione ed acume le due cover si noteranno simboli, allegorie e significati profondamente diversi.
M: Anche se può ricordare vagamente “Evangelion”, e personalmente non ci avevamo mai pensato, ritengo le copertine molto diverse.
É corretto dire che i due serpenti posti in alto simboleggiano l’unione della vostra collaborazione?
F: Anche. La scelta del serpente bicefalo vuole rappresentare anche la dualità, uguale e reciprocamente contraria, di ogni elemento dell’universo, che fa parte del concetto di eterna dannazione alla base della visione, non solo musicale, di Fordomth. Questo simbolo, che sorge sopra la testa decapitata di Saturno, vuole anche rappresentare la volontà di dar lustro alla cerchia del Black Metal occulto proveniente dalla Sicilia, terra che, per la sua storia tormentata e per la sua natura selvaggia e primordiale, riteniamo sia un terreno fertile per la nostra musica e sicuramente ci fornisce giornalmente occasione per ispirarci e maledirci.
M: Si, vuole simboleggiare anche l’unione per questo lavoro.
Da cosa è derivata la scelta del vostri moniker e cosa significano? Chi ha disegnato i loghi?
F: Il nome Fordomth è la rappresentazione formale di ciò che più ci affascina e sentiamo vicino, e che trasponiamo in musica secondo la forma che durante il processo creativo ci appare più adeguata al nostro scopo. Fordomth è il nostro “personal take” dal norvegese fordømt, che significa “condannato”. La dannazione in ogni sua forma e scopo sta al centro della nostra visione musicale e non solo. La scelta della radice norvegese vuole essere un omaggio alla musica estrema proveniente dalla suddetta nazione che ha segnato il nostro percorso musicale fin dagli albori del nostro approccio personale con il suddetto panorama musicale estremo. La rielaborazione del termine coincide con la nostra volontà di modernizzazione, contaminazione e pertinente contestualizzazione del Black Metal al giorno d’oggi.
M: Il moniker Malauriu è molto legato alla nostra terra e al folklore siciliano, volevo qualcosa di diverso rispetto ai soliti nomi di origine anglofona. “Malauriu” in dialetto siciliano rappresenta un cattivo presagio. Il nostro logo originariamente è stato realizzato da Sandro Di Girolamo, successivamente Azmeroth Szandor ha realizzato vari restyling.
Vi è mai capitato di acquistare un disco solo per l’immagine della cover? Se sì quale?
F: Ognuno di noi, nella band, ha un rapporto molto diverso dall’altro con i dischi, essendo tale rapporto una questione assolutamente individuale, dunque c’è chi acquista un disco più impulsivamente e chi pondera mille volte sui propri acquisti, magari limitando la propria collezione a quelle release che per esso sono indiscutibilmente significative. Sicuramente chi tra noi ha la mano più facile riguardo l’acquisto di dischi sarà stato incentivato almeno qualche volta all’acquisto da una bella copertina, come ad esempio l’acquisto di Gabriele “Herbarium With Grotesque Necrotic Malformations” dei Disfigurement Of Flesh, scelta che si è rivelata azzeccata ed assolutamente pertinente ai suoi gusti infine. D’altro canto i dischi hanno un fascino seducente già di per se, quando poi vengono accompagnati da grandi opere d’arte illustrativa allora è difficile resistervi, e sarebbe anche sbagliato farlo, poiché comprare release che ispirano qualcosa, anche solo istintivamente, difficilmente è uno sbaglio.
M: Sicuramente l’artwork, come ho detto precedentemente, ha un valore importante in un disco. Spesso ascolto dischi per scoprire nuove band se vedo una copertina che mi ispira particolarmente. Quando ero adolescente ho comprato a scatola chiusa un disco dei Candlemass (l’omonimo del 2005) che ancora non conoscevo, solo perché mi aveva colpito la copertina e devo dire che è stato un ottimo acquisto.
Il vostro colore preferito e perché
F: Essendo noi metaforicamente un unico corpo con quattro teste non è possibile fornire una risposta univoca. Avremmo risposto più volentieri ad una domanda sul nostro Dolore preferito. Bastava cambiare una lettera, dopotutto si suol dire: “Devil is in the details”.
M: Il colore viola.

Quali sono secondo voi le copertine migliori della musica?
F: Oggigiorno la cultura della cover/opera d’arte è più che mai radicata, fornendo un valore aggiunto significativo ai dischi, dunque riguardo questa domanda avremmo un range di scelta così vasto da rendere impossibile, anche qui, una decisione univoca, sarebbe stato molto più adeguato quantomeno un pick per genere, ma comunque qui segnaliamo alcune tra le nostre cover art preferite (senza nulla togliere a molte altre): “Mirror Reaper” dei Bell Witch, “Kannon” dei Sunn O))), “Yodh” dei Mizmor, “Sentiment” degli Un, The III “Command of the Absolute Chaos” dei Blasphemophager.
M: Questa domanda è molto difficile, provo a dire le prime che mi vengono in mente:
Black Sabbath – “Black Sabbath”, Mayhem – “Chimera”, Kreator – “Pleausure To Kill”, Immortal – “Diabolical Fullmoon Mysticism”, Deicide – “Once Upon The Cross” .
I vostri artisti preferiti o fotografi.
F: Di sicuro al primo posto collochiamo Zdzisław Beksiński, artista che colpisce la nostra immaginazione ed emotività in maniera strabiliante con ogni sua opera. Ricordiamo inoltre che in Italia abbiamo molti artisti di rilievo mondiale tra cui, esemplare fra tutti, Paolo Girardi, che crediamo goda di un estro creativo e di capacità eccezionali. Vogliamo citare anche View From The Coffin che, tra le altre cose, si è occupato di realizzare il nostro logo, fornendoci un opera d’arte che ha rispecchiato perfettamente quelle che erano nostre (altissime) aspettative.
M: Paolo Girardi, Daniele Valeriani, Mark Riddick.
Libertà di espressione, diteci pure qualcosa che avete voglia di comunicarci!
F: Apprezziamo lo spazio che ci è stato concesso in questa istanza, speriamo di tornarvici presto poiché siamo già a lavoro sulla produzione di un secondo full length.
M: L’arte è uno strumento davvero potente, ricordate sempre di valorizzarla.