Anno d’uscita: 2006
Sito web: https://pearljam.com/
Quando guardi il Super Bowl mangiando patatine con guacamole e ti viene in mente di mettere un avocado in copertina. È praticamente la spiegazione che ha dato Mike McCready a proposito dell’artwork dell’omonimo disco dei Pearl Jam. La band di Seattle è stata sempre singolare con la scelta delle cover dei propri dischi; ricordiamo la foto poster di “Ten” il libro di anatomia di “Vitalogy” (tra l’altro, la prima recensione scritta: https://www.artovercovers.com/2014/06/17/vitalogy-pearl-jam/) la capra d’Angora di “Vs.” e la nebulosa di “Binaural”. Ad eccezione degli scheletrosi Re e Regina di “Rioct Act” le immagini rappresentative dei loro full-lenghts hanno sempre distinto un unico elemento. Ma un avocado, cioè un frutto esotico, a cosa potrebbe essere collegato con i Pearl Jam? La foto è uno scatto di autore, eseguito da Brad Klausen; il frutto è stato tagliato a metà, separato dal nocciolo e creando una foto sequenza composta da tre scatti, i cui soggetti sono gli elementi separati tra loro (il nocciolo da solo e la parte dell’avocado vuota) che alla fine si ricongiungono formando proprio la copertina rappresentativa.
Potrebbe andare bene come slogan per un negozio di ortofrutta, e invece rappresenta la band grunge che ha fatto la storia del rock negli anni ’90 assieme ai Nirvana e Faith No More. La “pera alligatore” chiamata così per la sua buccia verde e increspata, ai tempi degli Aztechi si pensava fosse un frutto afrodisiaco (alludendo alla sua particolare forma) un frutto dell’amore per così dire, un vago riferimento sentimentale per l’album della band di Vedder. In realtà la copertina va presa così com’è, infatti i fan non l’hanno apprezzata per niente, classificando questa fotografia come una delle 25 peggiori copertine mai create. Semplicemente il gruppo era così stanco dopo la registrazione del disco che tralasciò la voglia di ricercare una immagine particolare. Anche il titolo del disco ne è la prova, “Pearl Jam” al posto di qualsiasi altra parola, anche se, ironia della sorte, è per tutti conosciuto come “Avocado” o “The Avocado Album”.
Sara “Shifter” Pellucchi