John Carpenter è arrivato in Brianza. Le venti locandine di uno dei registi più discussi della storia del cinema sono esposte nella Sala Polifunzionale di via Pasino 26 a Briosco. Grazie al lavoro dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Briosco, in collaborazione col Museo del Manifesto Cinematografico di Milano e la ProLoco, tutta la storia del cinema di Carpenter è stata racchiusa in una sola sala.
Domenica 27 ottobre è stata inaugurata la mostra, presentata dal curatore Federico Colombo. La sala era stracolma. Tra il pubblico c’erano sia fan sfegatati del regista statunitense, sia neofiti del genere, curiosi di conoscere i segreti di alcuni film che hanno fatto la storia del cinema. La mostra è guarnita con uno speciale ed approfondito libretto ritirabile liberamente, realizzato dallo stesso Federico, che analizza ogni film dettagliatamente e racconta gli aspetti storici e più cupi della psicologia cinematografica del maestro. Particolare e “accattivante” è anche la scelta grafica, un tocco di classe sono le lettere rosse che vibrano sullo sfondo nero, come se fossero macchie di sangue. Un valore aggiunto e professionale, un ricordo che rimane e che fa risaltare ulteriormente il lavoro e la passione impiegata per la realizzazione di questa esposizione. (Eh no! Niente foto del libretto, non vogliamo rovinarvi la sorpresa…)
Per chi fosse interessato a visitarla, la mostra resterà aperta tutti i giorni fino al 30 ottobre dalle 16:00 alle 18:00 e il 31 ottobre, la notte di Halloween, dalle 16:00 alle 22:00. Dalle prime copertine degli anni settanta, fino alle più recenti, in venti immagini viene riassunto il grande lavoro di Carpenter, regista a metà tra il cinema di genere e quello d’autore. I manifesti sono stati installati in ordine cronologico, partendo dall’affiche di “Dark Star” del 1974 fino ad arrivare a “The Ward” del 2010: l’ultimo suo lungometraggio.

Si è parlato dell’importanza e della storia delle locandine cinematografiche, e di quanto la loro concezione e utilità sia cambiata nel tempo. Dopo la serata è stata fatta una piacevole ed appassionante chiacchierata con Federico a cui sono state rivolte alcune domande (di Sara Pellucchi e Leonardo Marzorati).Perché una mostra dedicata a John Carpenter?
Una mostra dedicata a John Carpenter, in primo luogo “banalmente” perché i manifesti sono belli e rappresentativi nonostante trovino la nascita in un periodo che segna un po’ la fine del “cartellonismo cinematografico”. I manifesti di Carpenter si dimostrano quasi tutti abbastanza fedeli al film che rappresentano e pubblicizzano, innanzitutto questo. Il motivo poi più importante è perché Carpenter sicuramente ha bisogno di essere riscoperto. Come abbiamo ampiamente detto durante la conferenza è un regista che vede svanire sempre di più un suo seguito, a discapito del rinforzo dei seguaci di altri registi a lui contemporanei e a lui affini come tematiche, e quindi c’è bisogno in qualche modo di recuperare da Carpenter le tematiche da lui trattate.

Il primo film che hai visto di John Carpenter, se te lo ricordi.
Allora dovrei pensarci un attimo… il primo film che ho visto di John Carpenter è stato “Halloween” e l’ho visto a 13 anni e non mi era piaciuto per nulla, cioè lo avevamo visto a una sorta di serata che abbiamo fatto alle scuole medie per Halloween in cui abbiamo visto appunto “Halloween” e “It”, la miniserie di Wallace. Ricordo che non mi piacque per nulla proprio forse anche per il contesto, avevamo riso un sacco. Infatti l’ho bistrattato per un sacco di tempo fin quando non l’ho rivalutato una volta studiato e riguardandolo con occhi nuovi.
Il tuo film preferito di John Carpenter se ce n’è uno o comunque quello che ha colpito di più la tua curiosità sull’aspetto magari della diegesi, di storia, di fotografia; quello che diciamo compone di più la tua predilezione.
Indubbiamente “Il Seme della Follia”. Uno di quelli magari un po’ più di nicchia ma proprio da questo punto di vista a me piace molto valutare l’operato del regista, quindi magari al di là degli attori, delle performance eccetera eccetera “Il Seme della Follia” ha delle idee di regia pura, come quella in cui l’inquadratura si tinge totalmente di blu per mostrare il potere del creatore sulla vita della sua creazione… sono di una genialità assoluta.
Come l’assenza totale della CGI (computer-generated imagery, ndr)…
Esatto, che aiutava indubbiamente a creare trucchi più verosimili al contempo, e magari il trucco stesso dava idea per una soluzione di messinscena che altrimenti non sarebbe venuta fuori.

La locandina secondo te è più incisiva e più geniale anche come componente stilistica di colori e di impatto. Impersonificandoci in una persona che magari passeggia per la strada e pensa: “sì questo film lo devo andare a vedere perché mi incuriosisce il poster”…in sostanza qual è secondo te quella più azzeccata ai fini pubblicitari.
La locandina più d’impatto secondo me quella è quella del film “La Cosa”. La storia è stata riproposta in mille salse, però quel disegno sicuramente è immortale. Riesce ad esprimere la mancanza di individualità dell’alieno e la paranoia nel constatare che nessuno potrebbe essere quello che in realtà sembra, mischiandola con quelle tinte gelide dell’ambientazione artica in cui in quel film ha luogo, molto bella.
La scelta di John Carpenter su Kurt Russell. Kurt Russell diciamo è stato un po’ come Christian Bale per Christopher Nolan l’interprete prediletto. Secondo te avrebbero avuto lo stesso impatto questi film con un altro attore, oppure secondo te è stata proprio una scelta azzeccata? Avresti magari visto degli altri attori al posto suo nel fare questi film?
Secondo me è stata una scelta azzeccata. Carpenter conosce Kurt Russell nel film su Elvis e da lì nasce un vero sodalizio; diventa un attore feticcio. Ripeto scelta azzeccata perché magari attori più blasonati avrebbero mostrato molto più di loro stessi nelle opere di Carpenter e invece Kurt Russell sempre riesce a declinarsi alle esigenze del regista mostrando anche un particolare pregio nel passare a personaggi come Jack Burton o R.J. MacReady de “La Cosa” che sono totalmente antitetici. Russel si declina sempre secondo le esigenze di Carpenter, mostrando quello che regista vuole dimostrare, quindi secondo me è assolutamente azzeccato.
Una domanda legata proprio alla filmografia di Carpenter partendo dal ‘74 con “Dark Star” fino al 2010 di “The Ward”. Se condividi il declino del cartellone cinematografico della locandina che si può vedere dei film degli anni ’70 e ‘80 dove si ha un invito al pubblico ad andare al cinema, agli anni ‘90 e poi soprattutto 2000: dove la locandina è semplicemente un manifesto che ricorda il film ma la pubblicità arriva dai trailer, dai social e da internet.
Condivido pienamente. Il manifesto è svuotato come giustamente sottolineato dai suoi compiti e cioè dalle sue funzioni primarie: quella di dover dare un’anticipazione alla trama e quella di dover invogliare lo spettatore di andare al cinema, perché in realtà lo spettatore è già stato convinto presso altri media e con altri mezzi e quindi gli rimane un po’ un compito che potremmo dire quasi vestigiale; quello di accompagnare l’uscita in sala del film, ed è altrettanto ovvio che rimanendo di un compito quindi secondario non sia impiegata la cura che veniva invece impiegata negli anni ‘50 e ’60.
Ultima domanda legata a Carpenter. All’ultimo Festival di Venezia il Leone d’oro è andato a ”Joker”. Oggi, negli anni 2010, ai tre grandi festival Berlino, Cannes e Venezia vincono anche film di genere. Negli anni ‘70 e ‘80 i film di Carpenter venivano considerati da quel tipo di critica come delle “americanate” e non venivano neanche presentati; quindi sta cambiando il cinema? Carpenter è arrivato che da un lato non ha accettato i compromessi alla Spielberg e alla Zemeckis che adesso sono ancora in auge nonostante magari spesso facciano dei film non più innovativi, ma diciamo standard, di routine… belli, fatti bene, curati ma di routine oppure altri come Lynch e Cronenberg che invece adesso vengono acclamati ai festival come registi del cinema d’élite. Carpenter è invece stato quasi tagliato fuori perché nel periodo in cui lui secondo me faceva film d’essai, la critica di quei festival snobbava sbagliando a mio avviso i suoi lavori.
Dici giusto. “Joker” è un finto film di genere, che si presenta con la copertina del film autoriale. Diciamo che il film di genere con la coscienza di esserlo e con anche che la spavalderia di esserlo come quello di Carpenter forse ancora oggi fatica un po’ ad emergere.

Per chi volesse chiedere ulteriori informazioni riguardo la mostra e altre curiosità, la mail di Federico è la seguente: [email protected]

Quello dell’inaugurazione è stato pomeriggio decisamente interessante, in linea con l’atmosfera cupa del mese corrente. Federico è riuscito a catturare brillantemente l’attenzione del pubblico richiamando nella sua presentazione gli aspetti più geniali, simbolici e impressionisti del maestro Carpenter, tanto da riuscire a stimolare la curiosità degli spettatori nel voler recuperare la filmografia del regista, guardandola per la prima volta o osservandola sotto un nuovo aspetto. Nell’attesa e nella speranza che possa di nuovo stupirci con l’uscita di un nuovo film…

Noi di Art Over Covers avevamo già analizzato alcune locandine di John Carpenter, ecco i link degli articoli:
“Halloween”: https://www.artovercovers.com/2017/10/31/halloween/
“1997: Fuga da New York”: https://www.artovercovers.com/2017/01/25/1997-fuga-new-york/

“Fuga da Los Angeles”: https://www.artovercovers.com/2018/01/29/fuga-da-los-angeles/