Anno d’uscita: 2019
Sito web: https://www.facebook.com/thejesterinthebox/
Potrei dire che tutto sia partito da Pat Moriarity, il grafico, da non confondere con l’irlandese attore. Pat che disegnò la copertina di “Fish” (Iosis Records, USA 1997) di Thistin’ Howl, la band “indie rock”, scatenando così una questione che non mi ero mai posto: che sensazione si prova ad avere una boccia con i pesci rossi al posto della testa? Dove si pone il suo significato? Come se non bastasse tempo dopo mi imbatto nei Counting Crows, storica band di San Francisco, con il loro “This Desert Life” (DGC Records, USA 1999) e tutto sembra – con l’aiuto del titolo – più chiaro. Ma se c’è chi ha esplicitato meglio il concetto, quelli sono i The Jester con “We Were Born in the Wrong Decade” (Rocketman Records, ITA 2019).

L’artwork fumettoso di Lorenzo Martino, pure messinese come la band, mi ricorda quei “dopo pranzo” agostani, dove l’indolenza prende il sopravvento, capita spesso certo, ma qui sembra un’indolenza cronica – la stanza sembra un campo di battaglia – di quelle che non ti mollano.

Chiaro ed evidente che la boccia con pesci rispecchia quella pigrizia che offusca la mente come, per dirla con Frankie Hi-NRG “un ragno in una bolla”. Oltretutto “il pensiero dà fastidio, anche perché chi pensa è muto come un pesce”, come cantava Lucio Dalla e ci vorrebbe un “do di petto” diceva Polare, per uscire dal torpore. I The Jester sono nati in un decennio sbagliato quindi, un’epoca che mette il punto sull’essere sicuri di sé, un periodo dove correre sembra l’unico modo necessario per stare al passo; suicidi ed alcolismo sono alle stelle come mai prima.
Ora veniamo ad una prova illustrata. I dischi che riportano un disordine (nell’abitazione) di tale portata sono parecchi oggi. La bella Carla dal Forno con il suo singolo “Fast Moving Cars” (Blackest Ever Black, UK 2016), con la fotografia di Matthew Linde, riporta una versione dei The Jester senza boccia in testa ma comunque efficace. “Daytona” (G.O.O.D. Music, USA 2018) di Pusha T, riporta una versione di disordine – senza il componente fisico dell’uomo – di gran classe; non cambia ovviamente di significato, l’indolenza non si cura certo del ceto socio-econimico.
Restate svegli ed ascoltate i The Jester, sono pure un’ottima band!
Alberto Massaccesi