Una sfera: è proprio così che circa 2500 anni fa il filosofo greco Parmenide rappresentò il concetto dell’essere eterno, immutabile, perfetto. Ora, senza voler esagerare nei paragoni, si può indubbiamente affermare che il disco in vinile almeno per quanto riguarda la forma, “una parentela”, con la sfera parmenidea ce l’ha. E gli altri pregi del supporto audio che sfrigola da decenni sui giradischi del mondo? Possiamo chiedere di raccontarli ad Alessandro Bassanini, titolare del negozio ticinese “Tondo Music” specializzato (nomen omen) in questo tipo di oggetti per collezionisti, e – prima di tutto – cultore in prima persona della “musica tra i solchi”. 

Innanzitutto grazie per l’opportunità di fare questa intervista e mi scuso in anticipo per assassinare l’Italiano. Sono cresciuto a Mulazzano, una frazione di Lodi, ma a 17 anni sono partito (scappato) verso l’America e una esperienza che doveva essere di pochi mesi si tramutò in trentadue anni, vivendo in posti assurdi tipo Iowa, North Carolina, Indiana, Pennsylvania, insomma posti dove gli Italiani cercano di attraversare e lasciarsi indietro, quindi non ho avuto nessuna possibilità di parlare la mia lingua per oltre trent’anni. Ma tragedie a parte… queste le mie risposte.

Benvenuto su Art Over Covers, Alessandro: un grande piacere averti con noi! Allora… il mondo gira, e girano ancora anche i dischi in vinile, nonostante le alte, o basse, maree delle mode. In qualità di “esperto quotidiano” di questo ambito, ci puoi spiegare perché?
Non so se sono la persona adatta per rispondere a questo visto che per me il vinile NON è mai morto! Parlare di rinascita per me sarebbe eresia. Già nel 1996 avevo un negozio di Vinile su Ebay (Joboba Cosmic Vinyl) e con Shuga Records di Minneapolis eravamo I due più grandi venditori online di dischi in Vinile, con una clientela mondiale. Oggi si parla di un ritorno del vinile ma bisogna metterlo in un contesto “reale”. Vi spiego. Quando oggi lanciano un disco, non so, la Sony, la Universal, cosa stampano? 5.000 copie? 10.000 copie? No, molto meno, e questa cifra include TUTTO IL MONDO!… “No Jacket Required” di Phil Collins? 12 MILIONI DI COPIE VENDUTE! Kenny Rogers “Greatest Hits”?… 12 MILIONI DI COPIE!… guardando I fatti reali di oggi, troviamo che nel 2018 I TOP 5 in vendite di vinile sono stati gli Artic Monkeys, Il Soundtrack di “Greatest Showman”, Fleetwood Mac “Rumors”, “Queen’s Greatest Hits”, Pink Floyd “Dark Side of The Moon” e NESSUNO di loro ha venduto piu di 38.000 Copie mondialmente! Ora prendiamo a caso un qualsiasi disco… non so… Topo Gigio Va in Soffitta del 61 sul “mitico” label Pathe, avra avuto una tiratura di 35.000 copie. Quindi per me il vinile esiste e esisterà sempre, ma ha il suo piccolo spazio come d’altronde lo ha dal 1973 (picco di vendite del vinile nel mondo).
Ti trovi in una posizione geografica peculiare: la Svizzera è infatti una sorta di “crocevia naturale” che collega le regioni dell’Europa. Perciò ti chiediamo: sulla base della tua esperienza, “che lingua parla” il mondo del disco in vinile? In quali nazioni è più salda e vivace la cultura di questo oggetto?   
Il mondo del vinile parla unicamente l’inglese. La ragione e’ abbastanza semplice. Per vendere online bisogna avere uno standard Internazionale di come dare una valutazione all’oggetto. Nel vinile si usa il Goldmine Standard che naturalmente è in Inglese. Quindi se tu vieni da me e compri un disco Near Mint, sai esattamente in che condizioni sono, e il mio negozio parla la stessa lingua di un negozio a Belgrado, o a Baltimora. Near Mint DEVE essere Near Mint ovunque tu vai, VG+, VG, G etc. etc.

Spostiamoci ora un poco sul versante personale: cosa ha originato in te la passione per LP e affini? È stato un fattore ereditario del tipo “Eh, mio padre… e prima ancora il nonno…”, oppure si è trattato di un “colpo di fulmine” istantaneo in un’occasione ben precisa?
Tutta colpa di mio padre, un uomo torturato dal Jazz che li procuro parecchi problemi finanziari anche perché al tempo i Jazz originali in vinile si trovavano solo a Londra. Due volte all’anno con varie scuse mi portava a Londra e si abbuffava da Dobells e ritornava con valigioni pieni di prime stampe Americane. Sei Anni fa, quando ho aperto Tondo, sono ritornato da mio padre e l’ho ringraziato per avermi dato la passione del vinile e avermi portato con tanta pazienza a Londra da Dobells quando ero ancora un bambino. Lui mi rispose dicendomi… ti portavo perché gli affaroni a Dobells li trovavi gi§ per terra! Mi facevano male le ginocchia allora ti portavo cosi me li tiravi su. Ecco… pensavo fosse stato un gesto un po pi§ romantico.

Centinaio più centinaio meno, quanti dischi possiedi, e come è composta la tua collezione? Sono presenti anche oggetti memorabilia?
Ufficialmente alla mia compagna dico che ne ho circa 6.500… omettendo uno zero alla fine. Una volta erano pi§ di 120.000 ma in Svizzera c’è molto meno spazio e ho dovuto sfoltire un po. Sono un collezionista puro… cioè collezione discografie complete e unicamente originali prime stampe. Quindi se un gruppo e non so… I Grand Funk Railroad Americani, io li ho TUTTI, e TUTTI sono prime stampe Americane. La “Chicca” più bella che ho è un disco di Polka Americana di un label Cristiano del ’58. Fu ritirato dal mercato dopo che si realizzò che la donna che si vede in copertina che vieni gettata in aria da un ragazzone Americano con denti bianchi e perfetti, gonna floreale molto Country che si apre a ventaglio, sotto… senza mutandine . Credo che qualcuno perse il lavoro per quella copertina. Per quanto riguarda memorabilia, nulla di abnormale, le solite che noi rockettari teniamo, un centinaio di picks di concerti, biglietti di tutti I concerti che sono mai stato, banners di tours memorabilia, magliette, bacchette da batteria vinte a suon di pugni dopo I concerti, tazzine di caffè americane, coasters per bibite, Cappelli, patches, portafogli, una chitarra autografata degli Helloween… le solite cose.
Qual è stato il primo disco che è entrato a fare parte della tua raccolta? Quale significato particolare ha avuto per te?
“Joker” di Steve Miller Band nel 1974. Questo il mio primo disco comprato da me (un single) con la mia paghetta. Ma mio padre mi aveva cercato di indottrinare prima con vari dischi satanici Jazz del tipo Bitches Brew, cose che un ragazzo giovane non può comprendere. Ma fu come il pesce per me… odiato in gioventù, cresciuto negli inizi dei trent’anni, e finalmente innamorato del Branzino dopo I cinquant’anni. Ora Bitches Brew e io siamo migliori amici.

Quali sono quindi  gli “enzimi” che muovono la curiosità verso un disco piuttosto che verso un altro? L’immagine di copertina gioca un ruolo importante tra questi?
Parlo per me. Fondamentalmente io compro un disco per tre motivi specifici.
1- Sento una linea di basso in un disco e perdo la testa. Scopro chi era il bassista, lo ricerco e risalgo la corrente come un Salmone dell Alaska finché arrivo a le alter sue collaborazioni.
2- Vedo una copertina che mi prende.
3- Essendo imprigionato dalla discografia compro un disco di un gruppo che ora magari odio, ma DEVO avere se no me ne manca uno.
4- Una quarta succede. Mi arriva un cliente e mi dice che non capisco nulla di musica e mi da un suggerimento. 9 volte su 10 ha ragione e compro il disco.

E, personalmente, ti è mai capitato di restare così impressionato dall’immagine di copertina di un disco, tanto da volerlo acquistare su due piedi?
Regolarmente. Ritorno al discorso mutandine Polka. Quando l’ho visto sono stato COSTRETTO a comprarlo.

Si accennava in apertura alla tua attività legata a “Tondo Music”: dalla tua passione per i dischi in vinile… fino a farne una vera e propria professione. Puoi raccontarci “i passi” di questo percorso?
1-Forzato a sentire il Jazz e musica fin da piccolo.
2-Studiato al conservatorio di Piacenza flauto traverso, da sempre amante di musica e musicista.
3- Arrivo in America e perdo la testa per il vinile Americano, le prime stampe, e divento un collezionista sfegatato.
4- Nel frattempo inizia la mia carriera professionale che mi porta a diventare il General Manager di varie aziende in America. Molta responsabilità, molti soldi, poca vita, due divorzi, quattro cani, due figli, piscina a 23 gradi, tanti chilometri.
5- Passionale con la costante voglia di seguire I miei sogni… (dischi in vinile, vela, calcio)… ma non ho mai il tempo, non e’ mai il momento… c’e sempre “domani lo farò”
6- Un giorno prima del mio 40esimo compleanno vengo investito da un 78enne con un minivan che entra in picchiata dalla finestra del mio ufficio in Pennsylvania. Mi sfascia.
Vengo estratto dai pompieri dopo trenta minuti… trenta minuti dove ho potuto realizzare che il “domani” non è assicurato. Da lì basta… dopo sei mesi di riabilitazione sono ritornato al lavoro ma non potevo più stare in un meeting dove si parlava di stronzate. Non potevo più guardare il mio orologio, non potevo più andare in macchina e farmi due ore per un budget meeting. Di colpo non potevo più perdere tempo e così ho deciso di disfarmi una vita. Ho venduto TUTTO!… e quando dico tutto, non puoi immaginarti cosa avevo accumulato.
7- Da lì a Maroggia un altro viaggio assurdo, ma come dice Jim Belushi nei Blues Brothers… “We are on a mission from God”…. E quando hai una visione ben precisa tutti gli ostacoli che ti appaiono davanti diventano irrilevanti, piccoli sassi da raccogliere e buttarli a parte. Tondo è la mia visione, la mia passione. Naturalmente in tutto questo c’è anche l’amore. Al liceo a Milano nel lontano ’78 persi la testa per una ragazza impossibilmente bella. Non sapeva neanche che esistessi. Al tempo lei era già donna, e io un ragazzino di quindici anni. Decido di ritrovarla e di trovare il coraggio di dirle che la amo, cosa che avrei dovuto fare nel ’78. La trovo e con un fare tipo Gorilla da Zoo gli spiego quanto l’ho amata da lontano. Ora viviamo insieme ed è il mio partner in questo viaggio assurdo.
E qualche “progetto per il futuro”? Il disco in vinile offre la possibilità di allargare ed evolvere il “proprio ambito” oltre alla compravendita e allo scambio tra amatori?
Un mese fa ho preso in affitto il terzo piano del “granaio di pietra” in cui mi trovo. Su un loft che abbiamo rinominato “Tree House”. Lo scopo sarebbe di usarlo per dare spazio a vari artisti che vogliono lanciare un disco, fare un evento alla vecchia maniera… cioè suonare e incontrare il pubblico dal vivo e parlarci, spiegarli la loro musica, il loro progetto. Insomma essere l’opposto di bandcamp o YouTube. Siamo aperti a idee e progetti!

Ora, un doveroso spazio per gli aneddoti curiosi che avrai raccolto nella tua carriera… A ruota libera: più sono “squinternati”, meglio è…
Un giorno forse scriverò un libro. Me ne sono successe di tutti I colori, rimaniamo sulla musica. Da ragazzino avevamo solo la RAI in TV e verso le dieci di sera (non ricordo esattamente l’ora) si spegneva tutto e appariva un logo inquietante e iniziava a suonare musica. Quindi basta programmi, e mettevano su musica. Io era incantato da questo, e regolarmente mi nascondevo in cucina sotto il tavolo per non farmi vedere dai miei per apparire con il mio boombox verso la mezzanotte dove regolarmente la musica diventava un po più “osé”. Click, clack… registravo di tutto, mi facevo le mie compilation finché un giorno registro una canzone stupenda. Ma naturalmente NON avevo nessuna idea di chi fosse. Quella cassetta la feci sentire a TUTTI in paese, ma nulla… NESSUNO sapeva chi era l’autore. Ovunque andavo la portavo con me nella speranza di scoprire cosa era.. .finché a Natale la metto alla cena di famiglia e mio zio da parte di mia madre (si diceva al tempo che fosse comunista e quindi un infame) mi disse che era Booker T & the MG’s…. “Green Onions”! Da lì la follia… compro TUTTO di Booker T, tutte le sue prime stampe, tutte le sue collaborazioni tutto e inizio a seguire I suoi tour nella speranza di fargli autografare la mia intera collezione e ringraziarlo per la magia che mi aveva regalato. Nulla da fare, lo seguo negli anni ma non mi capita mai l’opportunità finché nel 2009 lo becco in tour per Potato Head a un teatrino minuscolo in Pennsylvania. Finisce il concerto e mi metto fuori dall’unica porta del teatro… SICURO di trovarlo. Verso la mezzanotte la porta si apre… e me lo trovo lì! BOOKER T. JONES! In persona! Umilmente gli chiedo … «Mr. T.. could you sign some of my records?» «Sure» (sicuro!).. con gioia tiro fuori dalla mia borsa una cinquantina di stampe in vinile! Lui esclama… «SHHHHHHHHIIIIIIT! It will take time» (merda! Ci vorrà un bel po di tempo!)… e mi dice… mi offri un Whiskey? Lasciammo il Bar alle 7 del mattino 250 dollari più leggero ma con un sorriso che credo me lo porto indietro ancora.
Concludiamo con una domanda che mi è sorta tempo fa… da un ricordo e dall’insegna del tuo negozio. Mia nonna, quando le parlavano di mutamenti radicali improvvisi nel comportamento di una persona, rispondeva scettica con una metafora: “Chi inizia tondo, non finisce quadro”. Secondo te, Alessandro, il disco in vinile – “tondo per eccellenza”- è una passione che rimarrà saldamente radicata nella vita dei suoi estimatori attuali anche nei prossimi anni, nonostante i nuovi mezzi che la tecnologia continuerà a ideare per l’ascolto della musica? O finiremo per diventare invariabilmente tutti “quadri” prima o poi?
Risposta facile. Il vinile NON è MAI morto. “Noi” siamo sempre rimasti fedeli. Si, certo, siamo in pochi, ma chi ha la “scimmia del vinile” se la porterà dietro tutta la vita. Si parla di un ritorno del vinile ma per me non è cosi e NON mi importa che c’e un ritorno perché per me NON è mai andato via. Il Vinile per noi appassionati è più di una copertina, è più della musica che è dentro un disco, per noi OGNI vinile è una memoria. Nel film “High Fidelity” preso dalla depressione John Cusak inizia a riorganizzare la sua collezione usando un metodo Autobiografico. Solo se tu ami il vinile puoi capire questo e per me, ogni mio disco ha una correlazione autobiografica che solo IO so! Prendi un qualsiasi disco, anche il più comune del tipo Ac Dc “Back in Black”. Cosa rappresenta per me quel disco? Il saluto a Bon Scott? Il terrore che Brian Johnson avrebbe cambiato il gruppo? Le campane agghiaccianti di “Hells Bells”? No, nulla di questo. “Back in Black” è io e il mio caro amico Cesare. Rimanemmo fuori dal negozio di dischi con un sacco a pelo la sera prima del “release”… 25 Luglio 1980! Per poi scoprire che il loro tour NON sarebbe venuto in Italia! Mi ricordo ancora il nostro dito che scorreva le date dei concerti… ci fermiamo al 3 Dicembre… Heidelberg Germany.. un Mercoledì e ci attivammo immediatamente per la fuga. Avevamo 16 anni ma non importava, nessuno ci poteva fermare. Il concerto? Non me lo ricordo nemmeno, ma mi ricordo le preparazioni del viaggio, le palle che abbiamo raccontato ai nostri genitori, ma mi ricordo soprattutto che gioia era sognare. E ogni volta che tocco “Back in Black” mi ritornano queste memorie. Poi non mi chiedere di “Walking on Sunshine” di Katrina & The Waves!
Grazie per il tuo tempo e la tua preziosa disponibilità! 

P.S.: Per dovere di correttezza devo precisare che la nonna aggiungeva, dopo la prima, anche questa massima: “I miracoli, li fanno i santi, e le ragazze quando diventan grandi”… Ma per far cambiare idea ad un amante del disco in vinile, probabilmente non basterebbero neppure questi due… metodi.