Anno d’uscita: 2019
Sito web: http://www.deviatedamaen.net/
Esce esattamente oggi, 11 Ottobre 2019 (data doppiamente importante perché è anche il mio compleanno!) l’ultima release dei Deviate Damaen intitolata “In Sanctitate, Benignitatis Non Miseretur!”. Li avevamo conosciuti con il precedente full-lenght “Retro-Marsch Kiss” in cui si ritraeva un fermo immagine di un bacio alla statua di Ottaviano Augusto, e, dove prima si prediligeva la bellezza e la sensualità, ora la copertina di “In Sanctitate, Benignitatis Non Miseretur!”lascia solo ossa e abbandono. Gli antenati che ci hanno preceduto con glorie e vittorie ora giacciono lì abbandonati, nell’oscurità del sottosuolo. L’estetica, la poesia sono ormai due utopie, dimenticate dall’odierno che ormai si è arreso agli invasori.

I Deviate Damaen in questo disco fanno una dichiarazione esplicita, nelle tracce traspare una vera opera musicale infiltrata da diversi stili; abbiamo il rock, opere liriche, parlati, cori, ed effetti sonori. Le recitazioni interpretate da G/Ab, hanno il merito di avere un forte impatto epico; il rilevante spessore dell’altisonanza è attribuibile alla professione del frontman come doppiatore professionista.

Oltre ai vari “colori” stilistici, album è anche il frutto di numerose collaborazioni che hanno partecipato alle sonorità delle tracce; inoltre è un teatro di odiernità che, al tempo stesso, grazie ai fotomontaggi e al tipo di testi, rende il giusto valore ai nostri artisti predecessori come Torquato Tasso, Gabriele d’Annunzio e Giovanni Papini. Le canzoni hanno il background della registrazione di moltissimi suoni in luoghi visitati dallo stesso G/Ab, (alter-ego di un giovane Andrew Eldritch dei Sisters Of Mercy) le cui mete di pellegrinaggi sono state tutte immortalate nel booklet e nella copertina.
Anche se sembra l’esatto opposto vedendo la foto della cover, “In Sanctitate, Benignitatis Non Miseretur!” ha visto la luce dopo un lunghissimo periodo di lavorazione; è sorprendente la ricerca musicale eseguita con la particolarità dei testi, scritti in lingua latina e norreica. E poi i paesaggi, G/Ab è stato immerso nella più devota contemplazione; nel cd è stato messo (bianco su nero) tutto il suo lungo viaggio destinato alla ricerca della redenzione sulla bellezza che ha toccato, per citarne alcune, destinazioni come l’Abbazia di Weltenburg, le Catacombe e l’ossario della Basilica di Prata di Principato Ultra, e il Castello di Sambuci.

Nella cover però rimane soltanto un mucchio d’ossa. Dove sono finiti tutti, cos’è rimasto ora se non uno spoglio sbriciolamento di strutture? Chi giace senza più vita sotto una coltre di polvere. Le nostre radici. Un albero che muore viene segato e le radici sono abbandonate al sole, non posso più portare nutrimento a un essere vivente che ormai ha finito la sua vita. Rinsecchiscono come queste ossa che si spezzano durante l’assenza della memoria. Le nostre origini sono le nostre radici, e se ce ne dimentichiamo, di noi non rimarrà più nulla. Il bacio di “Retro-Marsch Kiss” ha risucchiato l’ultimo alito di essenza eterna.

L’ombra della grata è una croce, che pone fine a il tutto. La croce della tomba segna l’arresto e la resa o forse una commemorazione solenne, la sua forma ricorda quella della croce patente. La croce patente è stato il simbolo portato dai templari sulla loro veste bianca e può essere di colore rosso o nero. La croce ha le estremità esterne che si allargano (da qui il nome patente che significa “allargato”). Oltre all’iconografia templare, la croce patente è stata il simbolo dei nazisti, tramutata in croce di ferro (la si trova anche fotografata all’interno del libretto). La croce di ferro venne disegnata dall’architetto Karl Friedrich Schinkel prendendo proprio come esempio quella dell’ordine teutonico.
Sulle ossa, vige da guardia quindi il simbolo della ascesa e del potere occidentale. La sua accezione è rivolta alla passione di Cristo, e quindi è ben collegabile alla rettitudine ricercata dall’ideatore del concept del disco. Ma non tutto è perduto. La luce che illumina è il rischiararsi delle tenebre che hanno coperto la rassegnazione, tramutandola in vera militanza. Una canzone recita il titolo “Fratelli d’occidente, salviamo noi stessi dall’estinzione!”, con accanto una foto di militanti tedeschi in battaglia. Il proseguo delle egemonie passate può continuare a guardare il sole grazie ai posteri che riserveranno gli echi per il futuro. La luce è più brillante di fianco alla tenebra.
Sara “Shifter” Pellucchi