Si presentano così, come “I MAIALI”, senza mezzi termini e senza troppi giri di parole. Il loro intento è chiaro; quello di riportare il rumore nelle vite degli ascoltatori. Dopo una serie di concerti e varie composizioni trovano la loro dimensione in un sound sporco e senza mezze misure e senza dimenticarsi degli anni ’90 e della ventata di novità che portò al mondo della musica underground, rimanendo però legati ad un suono moderno e d’impatto.

Ciao ragazzi e benvenuti su Art Over Covers, avete voglia di parlarci un po’ di come è nata la vostra band?
I Maiali sono un’entità nata nel 2016 a Roma. Il loro sound spazia dal post hardcore al noise, passando per gli anni ’90 più sudici. Nel 2018 firmano per Overdub Recordings e il 22 marzo 2019 rilasciano il loro debut album “Cvlto” anticipato da tre singoli. I Maiali si addentrano nell’animo umano, lo fanno a brandelli e lo mettono a confronto sia con le divinità che con i più oscuri e reconditi desideri.

“Anni ’90 più sudici”, vi riferite al tipo di musica che c’era in circolazione o allo stile di vita?
Gli anni ’90 hanno visto l’esplosione del Grunge e poi del NuMetal oltre a tutto il resto dell’alternative che ha vissuto il suo apice proprio in quel periodo storico; il nostro riferimento quindi è puramente musicale e il nostro punto di partenza è dettato proprio da tutto quel filone. Per quanto riguarda lo stile di vita, ogni uomo può avere una propria visione di cosa sia sudicio e cosa no, di cosa sia corretto e cosa no, quindi lasciamo che gli esterni giudichino i comportamenti.

È evidente che tendete a provocare la religione, come mai questa scelta tematica?
Sai, più che altro tendiamo a provocare e basta, senza andar a colpire nessuno nello specifico. La croce è un simbolo forte, radicato ormai nell’immaginario dell’intera umanità, non solo della religione cattolica, nonostante nasca da lì. Il maiale crocifisso non vuole essere un’offesa a nessuna divinità, o presunta tale, è solo una chiara rappresentazione di come si cerchi di castrare la libertà dell’individuo con idee arcaiche, medioevali. Partendo da queste idee abbiamo ricreato questo viaggio tra dominio della divinità (intensa anche come mass-media o semplicemente sociale, ognuno ci vede ciò che vuole), ribellione e libertà, che porta essa stessa ad un fallimento finale, la morte.

Quant’è importante secondo voi l’immagine per la vostra musica?
Creare un immaginario visivo è qualcosa che rende un gruppo di ragazzi che suona un vero e proprio progetto con delle idee chiare e precise, che sa cosa sta facendo a 360° e sa come sviluppare ogni minimo dettaglio.

Parlando del vostro ultimo lavoro “Cvlto”, ci sono due immagini diverse che rappresentano la copertina; sono due versioni stampate contemporaneamente o sono entrambe all’interno del booklet? Una è davvero molto dissacrante, potete parlarci di queste due scelte stilistiche?
Allora, cerchiamo di fare chiarezza: la copertina frontale raffigura una testa di maiale, mentre sul retro, insieme ai titoli dei pezzi, è disegnato un maiale antropomorfo crocifisso; quest’ultimo è stato utilizzato, in diversa veste, anche per la copertina digitale del singolo “cVlto” (che potete trovare, ad esempio, sulla nostra pagina Bandcamp). La scelta è nata semplicemente da Coito che ha colto la nostra direzione e ha interpretato nel miglior modo possibile le nostre idee e la strada che stavamo intraprendendo.
Per quale motivo il carattere di scrittura del titolo e del vostro nome somiglia molto al runico?
Tutto merito di Coito Negato, noi su quello non abbiamo richiesto nulla di specifico; la prima bozza della copertina è arrivata con questi caratteri, a noi è piaciuta l’idea, complice anche il fatto che uno di noi è molto legato alle terre nord europee e così è stato.

Gli artwork sono curati da Coito Negato (vabbè ragazzi, così non ci aiutate, tra un po’ rischiamo la censura!! Ahah) nome d’arte di Stefano Matteoli. Com’è stato lavorare con lui per la rappresentazione figurativa dei vostri dischi?
Lavorare con Coito è stato semplice, non ci sarebbe una parola migliore per descrivere il tutto. Come dicevamo ha colto il nostro punto e l’ha reso immagine con dedizione, umiltà e tutta la sua arte, spero collaboreremo ancora con lui.

Domanda per Stefano: com’è nata la tua passione per il disegno? Da cosa è scaturita la tua predilezione artistica per i soggetti che rappresenti?
Ciao! Non ricordo precisamente quando sia nata, ma ho sempre disegnato fin da piccolissimo qualsiasi cosa colpisse la mia fantasia: gli animali della campagna nella quale sono nato, fumetti della Disney e i quintali di cartoni animati giapponesi che mi sorbivo durante i lunghi periodi a letto a causa della bronchite asmatica. Tuttavia ho preso altre strade a livello di studio/lavoro e sono autodidatta circa al 90%, avendo avuto qualche dritta in età ormai adulta da parte di alcuni fumettisti che mi hanno aiutato a correggere un po’ degli innumerevoli difetti che mi porto dietro! Come ho detto nella risposta alla domanda precedente ho sempre disegnato e mi diverto tutt’ora a disegnare un po’ di tutto. Durante l’adolescenza ho poi scoperto il metal estremo ’90, il punk ed altri generi musicali meno mainstream, con tutte le loro meravigliose grafiche che si adattavano benissimo alla musica,che quasi riuscivano a fartela immaginare ancora a disco impacchettato. Per anni ho messo la matita al chiodo in favore della chitarra elettrica, e poi grazie ad alcuni amici (Matteo dei Subhuman, I ragazzi della Utu conspiracy e LaCuenta, Carlo e Giulia della Surfin Ki e Naresh di Diodrone con il quale continuo a collaborare spessissimo) ho iniziato a provare a disegnare anche io copertine o flyer per concerti in centri sociali o locali dalla vita breve (purtroppo). Non li ringrazierò mai abbastanza per la fiducia che mi hanno dato in quegli anni. I soggetti che disegno sono il risultato di ciò che mi trasmette la musica della band o artista che mi commissiona un lavoro e delle loro idee sulla grafica. Nel caso specifico de “I MAIALI” i ragazzi avevano le idee molto chiare su come dovesse essere “il vestito” del loro disco ed io le ho solo plasmate con uno stile che pensavo si adattasse alla loro proposta musicale. Mi diverto molto quando un musicista sa cosa vuole e dopo uno scambio di idee arriviamo a partorire una grafica, come se derivasse da una sorta di coito immaginario espletato in questo caso.

I vostri video “Cvlto” e “Carne” non sono proprio leggerini, specialmente quello di “Carne” dove viene mostrato il processo di lavorazione della carne suina (per non dire brutale macellazione negli allevamenti intensivi). Il primo è dissacrante a livello religioso, il secondo se pur bistrattando il tema del culto in generale, fa vedere delle immagini molto forti, diciamo inadatte a vegetariani. Volete spiegarci un po’ il motivo della scelta di queste sceneggiature?
Per quanto riguarda cVlto abbiamo pensato fin da subito di voler realizzare un video che a modo suo potesse far entrare lo spettatore nel nostro mondo. E quale modo migliore di farlo se non inventando di sana pianta un nostro rito di iniziazione? Infatti il vero soggetto del video è lo spettatore che si lascia andare alla nostra musica, la accetta ed entra a far parte del nostro cvlto. Non ci vediamo nulla di dissacrante e soprattutto non ha nulla a che fare con il cristianesimo: abbiamo immaginato il cvlto di cui parliamo, l’abbiamo trasposto a video e questo è il risultato. Invece, parlando di carne, dobbiamo ringraziare esclusivamente Luca Alessandro, lo stesso regista di cVlto (anche lì ci ha dato man forte per limare i dettagli della sceneggiatura). Infatti durante la lavorazione di quest’ultimo se n’è uscito con quest’idea per il video di carne che a noi è piaciuta fin da subito. Rappresenta perfettamente il messaggio che vuole portare avanti, in modo violento, diretto, un po’ come intendiamo la nostra musica. Quello che intendiamo è che mentre scorrono le parole e sullo sfondo avviene la macellazione lo spettatore dovrebbe pensare: vedi quello? Quello è un maiale, guarda la sua carne, le sue budella. Non sei tanto diverso, no? Ecco, smetti di pensare che tu non sia fatto di carne. Accettalo, ritorna ciò che sei. Sei carne, ritorna carne.
Da cosa è derivata la scelta del vostro moniker e cosa significa? Ne approfittiamo per chiedere la stessa cosa a Stefano, siamo curiosi di sapere perché il suo nome d’arte è Coito Negato (e non interrotto!).
La scelta è venuta spontanea in un momento storico dove diverse band della scena underground e non solo stavano utilizzando nomi di animali, allora noi abbiamo voluto dare un segnale forte scegliendo proprio questa bestia. I MAIALI è un monito, un segnale diretto su ciò che vogliamo essere, su ciò che vogliamo suscitare nelle persone che ci ascoltano e che vengono ai nostri live. Un animale con un immaginario forte e variegato, che tutti amano per la sua carne ma che viene utilizzato nei modi più beceri per insulti e frasi dissacranti.
Coito: Purtroppo (o per fortuna dipende dai punti di vista) negli  mi è capitato varie volte di stare a disegnare o a smanettare su Photoshop invece di dedicarmi ai miei “doveri coniugali” o comunque alla tipica routine della vita di coppia. Ne ho pagato giustamente il prezzo e successivamente ho cercato di migliorare. Non credo di essere un misantropo asessuato e mi spiace mancare di rispetto alla persona che mi sta accanto, ma in passato quando mi prendeva la smania creativa venivo completamente risucchiato da quello che facevo. Oggi riesco a gestire un po’ di più la cosa credo:).
Comunque il maiale è uno degli animali più intelligenti e puliti in natura, alla pari del cane, questo cliché nel mondo occidentale è molto errato; voi che idea vi siete fatti?
Prima di rispondere, teniamo a precisare che non siamo esperti del campo, quindi qualsiasi correzione è ben accetta. Detto ciò, il “cliché” a cui ti riferisci è solo una parte di ciò che rappresenta. Infatti, il maiale, ha una duplice natura simbolica, a seconda della cultura e dell’epoca di riferimento: perciò è sbagliato pensare che solo in occidente accostiamo quest’animale alla sporcizia o all’ignoranza. Stiamo parlando, ad esempio, della ruota del divenire, rappresentazione figurata del samsara; qua, proprio al centro, sono raffigurati i tre veleni: il desiderio, l’ira e, per l’appunto, l’ignoranza – raffigurati rispettivamente da un gallo, un serpente e un maiale/cinghiale. Comunque, per rispondere alla domanda: la simbologia a cui noi siamo più legati, è quella cattolica, e non solo perché viviamo in Italia (inutile approfondire l’influenza della chiesa cattolica sul nostro Paese), ma anche perché, nel mondo, “il cristianesimo è la (religione) principale, i cristiani hanno vinto; se non mi credete, lasciate che vi faccia una domanda: in che anno siamo?”. Perciò è ovvio associare il maiale alla lussuria, alla sporcizia, all’impurità; non si tratta di un cliché, ma di un simbolo importante della cultura in cui viviamo, da cui abbiamo scelto di partire per rinnegarla e trovare una dimensione che faccia al caso nostro.

Vi è mai capitato di acquistare un disco solo per l’immagine della cover? Se sì quale?
“From the Bottom”, disco diy degli abruzzesi MUD. Una copertina con un disegno difficilmente descrivibile a parole, ma veramente bella. Poi ritrovarsi tra le mani un cd su cui è disegnato un pentacolo formato da arrosticini è stata un’esperienza quasi mistica.
Il vostro colore preferito e perché.
Siamo una band e non stilisti, non crediamo di dover avere colori preferiti ma solo quelli che esprimono meglio il concept che stiamo creando. Nel caso specifico di CVLTO il rosa e il grigio.

Quali sono secondo voi le copertine migliori della musica?
Per quanto riguarda il discorso copertine, quelle che apprezziamo di più sono molteplici: dagli Unsane (Visqueen), agli All Pigs must die (Hostage Animal), passando per i Cypress Hill (Black Sunday) o I No Means No (Wrong), senza dimenticare i Tool e il lavoro svolto da Alex Grey (che riprenderemo più avanti).

I vostri artisti figurativi preferiti o fotografi.

Per ciò che concerne invece gli artisti figurativi, sicuramente il gradimento va verso chi, spesso in maniera estremamente personale, ha creato un immaginario di sé, della sua arte, tramite opere evocative e simboliche, che al primo impatto riportano alla mente sensazioni legate all’artista. Basti pensare a Giger e allo Xenomorfo, capace di entrare nella memoria collettiva e restarci saldamente ancorato, o a J. M. Basquiat, che con le sue opere ha spesso richiamato all’ordine caotico svariate sfaccettature di una realtà per lui marcia ma di bell’aspetto, o magari anche Beksinski, che ha ritratto il male in ogni sua forma. Infine come preannunciato citiamo Alex Grey ed il massiccio lavoro di grafiche con cui ha creato una sorta di “via del non ritorno” per il gradimento di alcune band alle quali ha accostato la propria essenza grafica
Libertà di espressione, diteci pure qualcosa che avete voglia di comunicarci!
Adorate il CVLTO!