Anno d’uscita: 1972
Sito web:
https://www.alansorrenti.com/
Nell’anno d’oro del progressive, un giovanissimo cantautore napoletano sforna dal nulla un disco aulico e innovativo al tempo stesso. Quell’album, datato 1972, sarà un faro per artisti come Franco Battiato, Ivano Fossati, Angelo Branduardi e Alice. È “Aria” di Alan Sorrenti, a rivoluzionare il rock italiano, obiettivo non certo premeditato dal suo autore, destinato ad essere trascinato dai discografici al successo facile con la disco pop italiana, per poi finire in pochi anni in un oblio immeritato.

Nel 1972, prima che lo stesso Battiato lo attaccasse tra le righe della sua “Bandiera Bianca” per essersi venduto al dio denaro (in quello che forse oggi potremmo definire il primo “dissing” della musica leggera italiana), il giovane Sorrenti battezza il suo primo album, e il suo primo singolo, con uno dei quattro elementi.

La copertina di “Aria” è un quadro impressionista, realizzato da Umberto e Fiorella Tedesco. Come fosse una vecchia foto accartocciata o un paesaggio riflesso dall’acqua, la copertina mostra lo stesso Sorrenti emergere a sinistra da un paesaggio naturale. Due colori dominano l’immagine: il nero e il blu. Come in una tela di Claude Monet, abbiamo l’impressione di ciò che attornia il protagonista. Riconosciamo degli alberi e una nuvola in cielo. Tutto sembra perdersi nell’aria. È proprio l’aria a dominare la scena, come è giusto che sia, in un disco che ne vuole decantare la sua purezza.
Sorrenti sfoggia una lunga chioma e un mantello, come fosse un pellegrino, lo stesso che sarà protagonista del successivo, e ultimo suo disco progressive, “Come un Vecchio Incensiere all’Alba di un Villaggio Deserto”. Sulla destra, in bianco, leggiamo il nome del cantante e del disco.

La copertina di “Aria” è genuina, come l’elemento primario gassoso. Il primo lavoro di Alan Sorrenti va difatti ascoltato, ma anche respirato, perché il suo intero contenuto spazia oltre il solo senso dell’udito. Sorrenti è stato una chimera nel mondo del rock progressivo. Il suoi due primi album però sono dei capisaldi del prog, a detta di tutti gli amanti del genere.

Come nessuno si poteva immaginare il successo così rapido del cantautore napoletano in quel lontano 1972, nessuno si sarebbe aspettato il passaggio nel giro di pochi anni da “Aria” a “Figli delle Stelle” e “Tu sei l’unica donna per me”. Successo planetario, tanto da essere definito a livello internazionale il Bee Gees italiano, soldi, donne e droga: al Sorrenti che scala le classifiche con la dance va preferito quello solitario di “Aria”. Un pellegrino che attraversò il rock italiano regalandoci complesse perle musicali, ancora oggi affascinanti e misteriose.
Leonardo Marzorati