Casa editrice: Autoprodotto
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È difficile parlare della mia creatura senza lasciarmi andare in ricordi e aneddoti, impregnati di un “certo non so che” di malinconia. Perché farlo significa andare a ritroso nel tempo di ben oltre dieci anni, durante i quali è stato scritto, riscritto, cancellato, ampliato e poi, nel silenzio di una mattina del Marzo 2018, finalmente pubblicato. Posso affermare dunque che sia io, che i personaggi del mio libro, siamo cresciuti insieme, diventando negli anni una sorta di club notturno per insonni perché, primo aneddoto, per un buon 90% il libro è stato scritto di notte, durante le mie fasi alterne di insonnia nervosa. “Un dono di oscura passione” deve il suo nome ad un disco della band heavy metal Nightwish dal titolo “Dark Passion Play”, forse non brillerà di originalità, ma a me piaceva come suonava e si prestava bene alla storia. Parlando di questa, è di genere noir, incentrata su due figure di spicco, ma ignorate in ambito horror: Dorian Gray ed Elizabeth Bathory. Cosa li accomunava? La ricerca di una bellezza senza tempo. Cosa facevano per ottenerla? Il Male. Lo scrivo maiuscolo perché trovo sia riduttivo limitarsi ad elencare le loro malefatte, erano personaggi diabolici, poco importa se uno è un personaggio nato dal genio di Oscar Wilde, concepito per personificare il decadentismo nella sua più pura concezione e l’altro, la Bathory, un personaggio realmente vissuto, nobildonna sola e potente in un mondo aristocratico folle e avido di potere del tardo ‘500. Anni duri e soprattutto cupi, vissuti tra il timore di un Dio cristiano e superstizioni pagane ormai perse nel tempo, in terre di confine con quello che fu l’Impero ottomano, dove un altro personaggio storico reale, tale Vlad Tepes, diventerà poi meglio noto come Dracula. Mentre Dorian Gray (nel libro) è un uomo sedotto da Elizabeth, soggiogato dalla sua bellezza e dai pensieri offuscati dall’amore, Elizabeth è solo in cerca di un compagno di eternità che assecondi ogni suo desiderio e voglia. Poco gli importa se il suo amato Dorian nel libro mantiene qualcosa di umano, che lo spingerà a trovare ripugnante il suo status di essere superiore, che lo porterà a fuggire da lei in cerca di una risposta. Da chi o cosa Elizabeth ha ottenuto quel potere? Attorno a questa domanda ruota la loro intricata storia d’amore, perché in fondo è anche di questo che il libro parla, di un amore perverso, sadico ma, come tutti gli amori tragici, legato ad un filo indissolubile di follia che porterà Dorian Gray ad essere, nonostante tutto, fedele a lei. Diceva Oscar Wilde: “il crimine più grande necessita del più grande perdono”. E poi c’è il ritratto di Dorian Gray nelle mani di un antiquario, unica testimonianza di un uomo dissoluto scomparso nel nulla, di cui niente sembra essere vero, se non nelle pagine di un libro che ha cancellato la sua esistenza dal mondo reale. Anche la Bathory e la sua tenebrosa bellezza veniva raffigurata in un ritratto realizzato quando lei era all’apice della sua femminilità, scomparso misteriosamente nel nulla negli anni’90.

Per la copertina del libro volevo si rievocasse l’effetto di un ritratto antico, dai suoi colori smorti, opachi e tendenti allo scuro, capaci però di esaltare la tenebrosa bellezza di Elizabeth, donando alla sua indiscussa femminilità qualcosa di misterioso, sovrannaturale. Quando la vidi nel sito di uno studente canadese d’arte di Montreal fu amore a prima vista, la trovai semplicemente “deliziosa” e si sposava perfettamente con il font di scrittura che avevo in mente. Acquistai il copyright della immagine ad una cifra irrisoria, ma a nulla servirono le mie suppliche per sapere se la ragazza raffigurata era reale oppure frutto della sua immaginazione, quel ragazzo mi consegnò semplicemente il file .raw ed un sornione “Who can tell?”. Elizabeth era l’artefice di tutto nel mio libro, a lei toccava l’onore di rappresentare la storia. E poi, credo che se gli avessi negato tale onore molto probabilmente avrei subito le sue angherie nei miei incubi. Credete ai fantasmi ? Io sì e non nascondo che durante le molte notti insonni, passate proprio su questo libro, per casa aleggiasse un clima strano, non solo infettato dal cattivo odore delle molte sigarette fumate e poi accumulate in una tazzina di caffè, parlo proprio di presenze impalpabili, ma percepibili. Del resto, credo che raccontare una storia sia un po’ come aprire una porta, quello che troviamo oltre non è altro che il nostro inconscio, i nostri desideri, le nostre paure che prendono forma e letteralmente infestano il nostro quotidiano. Ancora oggi, guardando la donna raffigurata nella copertina, provo una certa soggezione mista ad attrazione e rileggendo quella storia una domanda: “Può il più nobile dei sentimenti portare alla follia, a prendere consapevolmente le decisioni sbagliate seguendo una coscienza irrazionale e perversa?”.