I Madness of Sorrow sono un progetto del polistrumentista Muriel Saracino. Attualmente la band ha inciso cinque album molto ben accolti dai media italiani ed esteri. Le tematiche horror sono ben presenti nella struttura musicale di base gothic metal, e nei testi, dove si susseguono racconti spettrali misti a critiche rivolte alla religione ed i suoi abusi. La band, attualmente in promozione per l’ultimo disco uscito ad Halloween 2018 intitolato “Confessions from the Graveyard”, continua a sostenere svariati live in Italia e programma un ritorno all’estero, dopo aver sostenuto un mini tour nel 2017 (Svizzera, Germania e Belgio).

-Intervista a cura di Sara “Shifter” Pellucchi-
Ciao Muriel e benvenuti su Art Over Covers, hai voglia di parlarci un po’ di come è nato il tuo progetto musicale?

I Madness of Sorrow nascono come mio studio project più serio ed impegnato rispetto al precedente progetto Filthy Teens, avviato ancora in età adolescenziale senza troppe pretese. Da lì si è sviluppato un bel percorso fatto di cinque album e live sia in Italia che all’estero.

Quant’è importante l’immagine per la vostra musica?
Essendo metal a tematiche horror/gothic non vedo assolutamente come si possa salire sul palco con la maglietta dei Simpson o cose simili. Incarniamo le nostre estensioni di personalità malvagie e cerchiamo di completare il tutto con make up e vestiti consoni, altrimenti potremmo anche non fare live.

Nelle vostre photo sessions il make-up è una parte rilevante della vostra presenza scenica, vi siete ispirati ad altre band per il vostro dress-code?
Personalmente ho due/tre schemi che uso per live e foto, e sono un mix tra i make up di Manson, Cradle of Filth e personaggi dei film horror (ad esempio “L’Esorcista”, o il killer di “31”).
Puoi descriverci la copertina del vostro ultimo full-lenght “Confessions from the graveyard” e raccontarci come è stata elaborata l’immagine con il suo significato?
Diciamo che quando mi è stata presentata la bozza da Emanuele Lombardi non ho esitato a dirgli che era perfetta. Cercavo qualcosa che riassumesse il significato dell’album, che è un viaggio nelle sensazioni di chi ha appena perso una persona cara per un brutto male. L’album è incostante nel suo incedere musicale proprio perché ripercorre tutti i momenti vissuti. Il fotogramma della croce rappresenta proprio il momento in cui io sono di fronte alla tomba di mio padre ed iniziano i pensieri, ossia le canzoni.
Com’è stato collaborare con Emanuele Lombardi per la realizzazione della copertina?
Emanuele mi aveva fatto conoscere Graziano Ciccarelli, autore della bellissima precedente copertina per il disco “N.W.O.” – In questo caso abbiamo voluto collaborare senza terzi ed ha incontrato appieno le mie aspettative.
La foto ritrae la croce molto antica di una tomba che si erge nel cimitero di Morino Vecchio devastato dal terremoto del 1915. Sono passati esattamente dieci anni dal terremoto avvenuto a L’Aquila nel 2009. È una scelta voluta questa immagine per celebrare questo recente sisma?
In realtà è una casualità o magari nel caso di Emanuele potrebbe essere un cerchio che si chiude; lui ha scattato la foto e destino ha voluto che uscisse con noi a dieci anni di distanza dal sisma appunto.

C’è un motivo particolare per cui la croce si intravede solo di lato? È messo a fuoco solo un particolare e non è una croce evidente.
La croce è l’unica superstite da quel cimitero devastato, penso però che sia una scelta artistica anzichè presentarla vista dal davanti, con quel particolare in evidenza.

Per le vostre copertine vi siete ispirati a artwork di altri album?
No le ho sempre commissionate ad artisti (eccetto una fatta da me) che conosco di persona o con i quali ho intrapreso collaborazioni. “In Signs” viene raffigurato il disastro ferroviario di Viareggio a cura di Paolo Andolfi; in “III:The Beast” l’opera è del polacco Andrzej Masianis e poi come già citato Graziano Ciccarelli ha lavorato su N.W.O.Da cosa è derivata la scelta del vostro moniker e cosa significa?
Significa “la pazzia dell’oscurità”. Ogni album racconta della mia vita nella parte più oscura e sofferente, un modo terapeutico di vivere serenamente sfogandosi nella musica se vogliamo. Adoro esplorare gli antri oscuri della mia mente, ma allo stesso tempo mi fa stare bene e mi consuma, perché quando si torna indietro poi non si è mai gli stessi .
Che cosa volete trasmettere attraverso le vostre immagini dell’artwork e con i vostri video?
Pazzia, instabilità perché nulla è sicuro nella vita e va affrontato. Riguardo all’aspetto “satanico” vogliamo solo rappresentare la chiesa per come la vediamo noi, nulla di buono.

Ti è mai capitato di acquistare un disco solo per l’immagine della cover? Se sì quale?
Acquistai “Damnation and a Day” dei Cradle of Filth proprio per l’artwork che non tradì le attese di un gran disco.
Il tuo colore preferito e perché
Il nero è parte di me, della mia anima. Mentre il Muriel normale adora il verde acqua.