I Today’s Inmates sono un gruppo hard rock nato attorno al 2014 nella provincia di Cuneo, frutto della voglia di cambiare e di creare qualcosa di fresco. A Maggio del 2018 la band ha rilasciato il primo album, “No Man’s Land”, comprensivo del materiale scritto fin dagli inizi. Forte delle ottime recensioni e menzioni ricevute, il gruppo si è messo subito al lavoro per il progetto seguente: una serie di singoli indipendenti, il primo dei quali, “Silverback”, uscito a Novembre dello stesso anno, con annesso videoclip.

Ciao ragazzi e benvenuti su Art Over Covers, avete voglia di parlarci un po’ di come è nato il vostro progetto musicale?

La band è nata cinque o sei anni fa dalla voglia di Phil, il nostro chitarrista, e l’allora batterista di trovarsi semplicemente a suonare, per provare ad esercitarsi sui pezzi dei gruppi che più li appassionavano. Da lì a poco Matt è stato reclutato come chitarrista e, nell’attesa di trovare una voce, ha ricoperto anche quel ruolo fin dall’inizio, non avendolo mai fatto prima e comunque in via provvisoria (che poi è diventata definitiva). Abbiamo immediatamente iniziato a scrivere, e nel giro di un paio di mesi avevamo pronti un paio di brani, tra cui proprio No Man’s Land, che ha dato il nome al primo album, uscito l’anno scorso. Dopo un paio di cambi di bassisti, che a dire il vero erano chitarristi che venivano a farci un favore, abbiamo poi finalmente trovato il nostro Edo, e di lì a poco Matte si è seduto alla batteria, completando così la formazione attuale.

Quant’è importante secondo voi l’immagine per la vostra musica?
L’immagine per noi è sempre stata importante. Fin dall’inizio abbiamo cercato di curarla al meglio dando alla band un tema ricorrente sia sul palco sia nelle grafiche.

L’immagine del vostro singolo “Silverback” è molto più incisiva di quella del disco “No Man’s Land”, c’è un motivo per questa scelta? Potete descrivercela?
La copertina di “Silverback” è stata ispirata sia nel soggetto sia nei colori dal ciò che rappresenta per noi il pezzo in sé. Essendo invece l’album un discorso più ampio, riassuntivo dei nostri primi lavori abbiamo preferito dare alla sua copertina un carattere più minimale.
In “No Man’s Land”, c’è la sagoma di un altro animale, correggetemi se sbaglio, è un gufo? A cosa è riconducibile il suo significato?
Ci piace pensare che il gufo sia la nostra mascotte. L’idea ci è stata suggerita da Michele Prato ( che ha realizzato le grafiche dell’album) e ci è sembrato subito calzante, vista l’ovvia antitesi con le classiche aquile e animali super-seri che caratterizzano il genere.
Potete descriverci la copertina del vostro ultimo full-lenght “Errant” e raccontarci come è stata elaborata l’immagine con il suo significato?
Per “No Man’s Land” avevamo intenzione di rimanere su uno stile vettoriale, semplice e diretta. L’apporto di Michele è stato fondamentale per lo sviluppo dell’idea, risultando in una copertina pulita ed elegante, almeno dal nostro punto di vista.

Com’è nata la collaborazione con Davide Musizzano e com’è stato lavorare con lui per l’immagine di “Silverback”?
Una delle nostre copertine preferite è sempre stata quella di “Fables”(album per altro di grande ispirazione per tutti e quattro) dei Dead Man’s Miracle, ex band proprio di Davide. Volendo rappresentare un animale imponente, peloso e selvaggio per la copertina di “Silverback”, la decisione è stata quindi immediata, e non potremmo esserne più entusiasti.
Ha curato sempre lui l’artwork di “No Man’s Land”?
“No Man’s Land” è stato interamente curato da Michele Prato, che ci ha accompagnati sin dall’inizio fornendo spunti essenziali, frutto di grande esperienza. Gli siamo enormemente grati della dedizione con cui ha lavorato, e per il continuo aiuto e supporto che continua a darci.

“Silverback” mi ha fatto ricordare la copertina dei Brutal Truth, “Sounds Of The Animal Kingdom”, li conoscete? Come vi sembra questa foto?
Non conoscevamo il gruppo prima d’ora, ma effettivamente l’animale (non solo la scimmia) raffigurato è il filo che lega i due lavori. L’idea è sicuramente d’impatto, anche se siamo soliti scegliere per i nostri lavori uno stile più “disegnato” rispetto a quello fotografico.Per le vostre copertine vi siete ispirati a artwork di altri album?
No, anche se sicuramente le influenze degli album che ognuno di noi ascolta e possiede hanno condizionato la scelta. Come già detto, “Fables”, è stato determinante nella decisione di optare per lo stile “peloso” di Davide.

Da cosa è derivata la scelta del vostro moniker e cosa significa?
Il nostro nome ha cambiato gradualmente significato negli anni, risultando oggi rappresentativo di come il nostro genere sia il lenta discesa nel nostro territorio, facendo sentire dei gruppi come noi ” fuori posto”, quasi prigionieri di una passione ormai meno condivisa. Siamo comunque confidenti nel fatto che, come tutto del resto, anche la musica segua un suo ciclo, portando auspicabilmente al genere nuovi amanti.
Che cosa volete trasmettere attraverso le vostre immagini dell’artwork e con i vostri video?
Siamo fortemente convinti che ogni pezzo rappresenti un’atmosfera e, in quanto tale, meriti un artwork che la rifletta. Proprio con il video di Silverback, realizzato da Alessandro Garelli, ci siamo sforzati di mantenere gli stessi toni della copertina, impegnandoci al contempo di sfruttare e valorizzare ambienti suggestivi della nostra terra, come il castello di saliceto, teatro appunto del video.

Vi è mai capitato di acquistare un disco solo per l’immagine della cover? Se sì quale?
Per quanto riguarda l’acquisto personalmente no, ma sicuramente molta della musica attorno a cui ognuno di noi gravità è stata scelta anche in base all’appeal della sua copertina. Essendone consapevoli, cerchiamo di applicare lo stesso concetto ai nostri lavori.

Il vostro colore preferito e perché
Invece di fare un mero elenco dei colori preferiti di ogni componente, ci teniamo effettivamente a dire come il colore e quindi il tono di ogni copertina sia sempre punto naturale di accordo di tutti in fase di scrittura del pezzo, proprio perché tendiamo a scrivere per “atmosfere” piuttosto che per argomenti.

Quali sono secondo voi le copertine migliori finora disegnate di altri artisti?
Per questa risposta opteremo per l’elenco evitato nella scorsa:
Mastodon – “Crack the Skye”
David Lee Roth – “A Little ain’t Enough”
Toska – “Ode to the Author”
Foo Fighters – “Concrete and Gold”
Alter Bridge – “Blackbird”
Un artista preferito per le copertine con cui vi piacerebbe lavorare in futuro
Questa ci coglie alla sprovvista: la risposta di riserva è che speriamo che la musica dei prossimi lavori ispiri la ricerca e quindi la scelta.

I vostri artisti preferiti o fotografi
Nessuno in particolare, o almeno che salti in mente al momento… Vero è comunque che tutti noi, bene o male, seguiamo o siamo influenzati da molti artisti minori anche solamente su piattaforme come Instagram, su cui si ha la possibilità di farsi ispirare e di esplorare stili diversi, provenienti da tutto il mondo e, soprattutto, da artisti di ogni fama, da nomi internazionali a semplici appassionati. È un’accessibilità che forse spegne il mito del “pittore o scultore preferito”, ma che solo un paio di anni fa era inimmaginabile.

Libertà di espressione, diteci pure qualcosa che avete voglia di comunicarci!
Siamo semplicemente grati dello spazio dedicatoci, e riconosciamo quanto portare avanti iniziative artistiche per pura passione stia diventando sempre più difficile. Ringraziamo perció Art Over Covers per l’interesse e tutti coloro che saranno giunti alla fine di questa lettura!