Il 28 luglio 1968 è passato alla storia per essere la data un cui ha avuto luogo la più famosa photo session della storia del rock: il Mad Day Out. I Beatles vennero ritratti dal fotografo Don McCullin per le strade di Londra e in vari luoghi della capitale britannica, tra i quali l’abitazione dello stesso McCartney, in pose e atteggiamenti inusuali, spontanei, giocosi, stravaganti: in una parola, memorabili. Altrettanto memorabili sono gli outfits indossati dai quattro, dal suit rosa confetto di Paul alla giacca blu con la camicia a volants gialla di Ringo. Le pose, gli sguardi, le location hanno reso ciascuna foto un’autentica icona nell’immaginario rock di tutti i tempi.
Su ognuna di queste immagini – ne esistono tantissime in circolazione, anche sul web – si potrebbero scrivere pagine e pagine e molto è già stato scritto, in verità. Lo stesso Don McCullin ha raccolto gli scatti più celebri e significativi in “A Day in the Life of the Beatles”, pubblicato nel 2010 ed edito in Italia da Rizzoli. Il volume raccoglie le fotografie senza alcun commento, lasciando alla fantasia e all’immaginazione di chi lo sfoglia l’emozione di rivivere quella “pazza giornata” insieme ai Fab Four, percorrendo insieme a loro l’itinerario londinese. I luoghi dove vennero scattate le foto sono sette, per la precisione Thomson House, il Mercury Theatre, Swain’s Lane, Old Street, St. Pancras, Wapping Pier e, last but not least, Cavendish Avenue.
McCullin era un fotografo di guerra, famoso per i suoi reportages nelle zone più calde del pianeta. Fu stupito e lusingato di essere stato reclutato per ritrarre la band, che in quel periodo era impegnata nella registrazione del “White Album”. Dopo alcuni scatti a colori per la copertina del magazine “Life” il fotografo vagabondò insieme a John, Paul, George e Ringo per le strade della capitale, consumando ben quindici rullini. La fotocamera che usò, la Nikon F, era la stessa che aveva usato in Vietnam.
Paul McCartney ha raccontato che la scelta cadde proprio su McCullin per la sua abilità nel catturare l’umanità dei volti. L’intento fu quello, a detta dello stesso Paul, di “rappresentare una guerra” su un ironico campo di battaglia, improvvisato dai quattro scatto dopo scatto. John, in alcune foto, è sdraiato a terra come morto e McCullin, interpellato in proposito, riferisce che Lennon poteva sembrare addormentato ma forse stava davvero inscenando la propria morte. Erano gli anni della guerra del Vietnam e il musicista voleva probabilmente rappresentare visivamente la sua protesta contro gli orrori del conflitto, che prenderà forma in seguito in brani come “Revolution” e “Give Peace a Chance” e nella campagna per la pace del celeberrimo bed-in con Yoko Ono.
Gli ultimi scatti furono realizzati nella cupola geodetica della casa di McCartney, “degna di James Bond o del Doctor Who… in un ambiente un po’ fantascientifico” come testimonia il fotografo nella prefazione del volume, in compagnia di Martha, il cane bobtail di Paul.
I quattro Beatles si lanciarono nell’avventura della session fotografica con spontaneità e naturalezza, lasciandosi andare man mano che la giornata procedeva, improvvisando le diverse situazioni con giocosa fantasia. McCullin conclude, nella prefazione del suo libro: ”Mi concessero infinite possibilità, e alla fine se ne impossessarono loro. Fu un dono del cielo”.
Lasciamoci quindi sorprendere e apriamoci alla contemplazione dell’infinita varietà della natura umana osservando una per una queste straordinaria immagini che, ad oltre cinquant’anni di distanza, stupiscono ancora per la loro attualità e freschezza.
Are you ready for a mad day out?
Mary Nowhere