Anno d’uscita: 2005
Sito web: https://www.rammstein.de/de/
Nella calma del Polo Sud gli animi inquieti si nascondono all’interno di una nave, impazzendo. Questa sembra la storia che ruota intorno all’artwork di “Rosenrot”: quinto album pubblicato dai tedeschi Rammstein. Nella front cover c’è una nave, la rompighiaccio USS Atka, fotografata quando si trovava alla McMurdo Station in Antartide il 13 marzo 1960.Lo scatto è una rielaborazione grafica dell’artista Eugenio Recuenco alla prima collaborazione col gruppo berlinese, ma il credit dello scatto originale è da attribuire a Charles Swithinbank. Swithinbank è stato un famoso glaciologo britannico esperto di esplorazioni in regioni polari. Nell’antartico è stato scopritore di molti luoghi sconosciuti che ora si possono trovare in tutte le cartine geografiche.
Il pesante mezzo navale è una super resistente nave che prestò servizio per l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America salpando per la prima volta nel 1942. Il paesaggio intorno alla rompighiaccio è deserto, pervaso da un tenue colorito azzurro che ne esalta ulteriormente il silenzio intorno. Il nome Rosenrot è impresso sul davanti ed è il titolo di una poesia scritta da Till Lindemann, che oltre ad essere il frontman dei Rammstein è anche un famoso poeta. Il pezzo è in parte stampato all’interno del digipack e per intero recita queste parole tradotte in italiano:
“Nati in difficoltà
e adagiati accanto ad una scrofa
i capezzoli in rovina
Latte in entrambe le orecchie
scandalo provocato così apertamente
invecchiati nella caducità
Sia ringraziata la morte per non farci rinascere
Ma beati sono i morti
che sono periti su note incorniciate
piccoli spiriti vetrificati
scavano nelle anime
dei grandi Maestri morti
un walzer di idioti
il battito del cuore dà il ritmo
così moriamo al suono delle note“.

Il riferimento immobile sulla morte e sull’abbandono può facilmente essere associato all’intento dell’immagine. Molto lontano, dopo le distese di neve, oltrepassando il mare si erge un castello che guarda dall’altro lato della nave. La costruzione è il Castello di Neuschwanstein che si trova a Fussen in Baviera, forse è la meta immaginaria che deve raggiungere l’equipaggio ma sembra assolutamente inarrivabile. Così, all’interno del mezzo pesante ci si ritrova con i componenti del gruppo in pose assolutamente alienate rasenti all’horrorifico. Esperimenti, deliri e sale operatorie sono riempiti dalle loro urla e vaneggiamenti. Kruspe, Schneider e soci sono truccati pesantemente come dei clown impazziti. Tutto ciò fa ricordare opere letterarie, come il racconto di Conan Doyle “Il capitano della stella polare“ o più recentemente il film “La Cosa“ (John Carpenter, 1982) o l’attuale serie TV visibile su Amazon Prime “The Terror“.
La pace dell’isolamento è solo un’apparenza, anche nel più bianco ed illuminato paesaggio possono nascondersi le paure più infondate con i propri mostri che vivono in distese senza oscurità. Tutto è gelato ed impenetrabile. La nave sembra popolata da fantasmi, è immobile, forse incagliata per sempre.
Sara “Shifter” Pellucchi