-Introduzione e intervista a cura di Paolo Crugnola-
Giulio Cesare, che li conobbe bene in battaglia, scrisse di loro: “Vi fu un tempo in cui i Galli erano superiori ai Germani per valore, portavano loro per primi la guerra, inviavano colonie oltre il Reno…”(“Commentarii” 6. 24.1). Lo storico Greco Plutarco (ca 45 d.C. – 125 d.C. ) aggiunse a proposito delle tribù degli Elvezi e dei Tigurini: “Questi due popoli… stavano avanzando attraverso quella parte della Gallia che era sotto la dominazione romana, come già una volta i Cimbri e i Teutoni. Anzi avevano fama di non essere inferiori ad essi in ardimento…” (“Vite Parallele”: Vita di Cesare, capitoli 15 -27). Con una reputazione del genere, non stupisce che dopo due millenni il ricordo dei Galli perduri ancora nella memoria collettiva, né che la band folk-metal italiana “Furor Gallico” ne abbia tratto ispirazione per il proprio nome. Tuttavia, i temi e l’immaginario dei cinque musicisti non si limitano all’aspetto marziale: i soggetti delle loro composizioni sono infatti molteplici e sfaccettati, come abbiamo già accennato nell’articolo dedicato al loro album “Dusk of the Ages” (https://www.artovercovers.com/2019/02/01/dusk-of-the-ages-furor-gallico/). Scopriamo perciò di più in quest’intervista a Davide Cicalese: frontman della band. 

Ciao Furor Gallico e benvenuti su Art Over Covers! Iniziamo la nostra intervista con la prima ovvia domanda: parlateci di come è nato il vostro progetto musicale!
I Furor Gallico nascono nel 2007, con l’intento di unire e intrecciare insieme metal e musica celtica, ispirandosi al nostro territorio. Dopo un demo e due full length, eccoci ancora qui!

Il genere Celtic Folk-Metal di cui siete stati gli apripista in Italia si concentra su eventi storici spesso cruenti, personaggi mitici che si dibattono in destini ostili, e tradizioni sopite o deformate… Però le vostre canzoni sviluppano anche inediti temi interiori, in cui il rapportarsi dell’uomo nei confronti della natura è una costante. Si tratta quindi di una vera e propria indagine sull’uomo-celta oltre gli stereotipi?
Il rapporto uomo-natura è sempre stato una costante per i Furor Gallico, e ritorna in diversi testi dei nostri album. In “Dusk of the Ages” abbiamo proprio voluto dare risalto a questa costante facendola diventare il filo conduttore dell’album. L’uomo è parte integrante della natura, sia nelle civiltà passate, come quella celtica, che nell’epoca attuale, dove purtroppo il rapporto con la natura è conflittuale e di sfruttamento. Da qui, la volontà di arrivare al recupero primordiale e intimo del rapporto con gli elementi naturali, come traspare dal nostro nuovo album.
Torniamo un attimo “in superficie”: quant’è importante secondo voi l’immagine per la vostra musica, o per la musica in generale oggigiorno?
L’immagine è importante e lo è sempre stata nel panorama musicale. Nel folk metal in particolare il richiamo al passato appare quasi irrinunciabile.

Quindi, come avete “costruito” la vostra immagine a livello di costumi e scenario? Il genere Celtic Folk-Metal ha sotto questo aspetto dei connotati precisi, direi “immancabili”; nonostante ciò, sentite di esservi evoluti anche nell’ambito scenografico rispetto ai vostri primi passi (sul palco)?
Abbiamo per molto tempo utilizzato kilt e warpaint blu nei live, anche come “rituale” di battaglia. Pensiamo che la scelta sia sempre stata apprezzata, poiché il gruppo è diventato molto riconoscibile. Molte band folk metal nel tempo hanno fatto scelte simili. Con questo ultimo album, anche in considerazione delle tematiche più riflessive e meno legate a temi guerreschi, abbiamo optato per un immagine più semplice e classica.

Cogliamo l’occasione per raccontare qualcosa di più sulla pittura blu intenso con cui vi ornate in occasione dei concerti? Qual è il significato di questa tintura, e qual è la sua origine?
Questo rituale è antichissimo e probabilmente si perde nella notte dei tempi. I celti continentali la usavano, anche se le testimonianze più recenti sono quelle dei pitti in Scozia. Era una sorta di rito propiziatorio per i guerrieri che si preparavano alla battaglia, apparendo più spaventosi agli occhi dei nemici. Noi abbiamo voluto tradurre questo aspetto nei nostri live, che sono la “nostra” battaglia.
L’artista belga Kris Verwimp ha curato l’immagine di copertina non solo del vostro più recente album “Dusk of the Ages”, ma anche dei precedenti “Songs from the Earth” e “Furor Gallico”. Potete spiegarci i motivi di questa collaborazione lunga quasi un decennio? È nata una sorta di empatia tra la vostra immaginazione e i pennelli dell’Artista?
Kris è un artista formidabile. Fin dal primo lavoro ha saputo interpretare visivamente l’idea che avevamo dell’album e abbinare perfettamente l’atmosfera musicale a un’immagine precisa e molto efficace. Abbiamo voluto rinnovare questa collaborazione anche per “Dusk of the Ages” e ne è scaturita una copertina che riteniamo perfetta e che ben rappresenta il concetto di “tramonto delle ere”.

I vostri set fotografici sono ovviamente ambientati in luoghi suggestivi per il loro richiamo all’antichità e alla natura. C’è una località particolare che avete utilizzato più volte, o comunque un luogo che esercita un fascino “celtico” particolare su di voi e che ci suggerireste di visitare (naturalmente ascoltando nel frattempo un vostro album a tutto volume)? 
Cerchiamo di non utilizzare più volte lo stesso luogo, ma di farci ispirare da posti differenti dai quali scaturiscono atmosfere diverse. Dall’antica rocca di Vogogna, paese dalle numerose testimonianze celtiche, ai boschi della sorgente della Mojenca, vicino a Como, fino alle sponde del fiume Ticino, dove ancora sono presenti alcuni cerchi di pietre dimenticati: sono numerosi i luoghi carichi di significato che abbiamo scelto per le nostre foto nei vari set.
Una curiosità… I Celti sono famosi anche per le loro peregrinazioni attraverso la natura incontaminata da un capo all’altro dell’Europa, che portarono ad esempio alcune loro tribù fino in Grecia attraverso i Carpazi. Voi condividete la loro passione per il “podismo avventuroso”? Vi cimentate volentieri su percorsi di trekking, o comunque in passatempi o sport a contatto con la natura?
Alcuni di noi sono molto appassionati di trekking. Il tema dell’esplorazione è presente nella nostra musica, infatti abbiamo riportato la ricerca della conoscenza e il fascino della scoperta anche nel brano “Waterstrings” che è un’autentica avventura per mare, alla ricerca di risposte e di se stessi.

Abbiamo elencato numerosi nuclei della cultura celtica che il “Folk-Metal” contribuisce a risvegliare, ma ci sembra che uno di questi – siamo un po’ “di parte”, è vero… – sia rimasto ancora in ombra: l’arte celtica nelle sue secolari sfaccettature. Cosa ne dite? Può trattarsi di un’ispirazione interessante per future canzoni?
Se intendi arte figurativa fatta di triskell e intrecci celtici, sicuramente sì, è da valorizzare e abbiamo già qualche idea in merito…

Vi è mai capitato di acquistare un disco solo per l’immagine della cover? Se sì, quali?
Lord Belial – “Eter the Moonlight Gate” Io (Davide) sono un amante del vinile, mi piace sfogliare e annusare la musica, oltre che ascoltarla. Physical Graffiti dei Led Zeppelin è il primo LP che mi viene in mente per rispondere alla tua domanda, ma sono rimasto molto colpito anche da Quadrophenia degli Who, il cui vinile racconta con un booklet di una ventina di pagine, tutta la storia di Jimmy.
Il vostro colore preferito e perché?
Il non colore per eccellenza, il nero! Non è solo una ricerca dell’oscuro, giusto per non ricadere nel cliché del metallaro medio, ma è la rappresentazione dell’assenza di colore, dell’estremo.

Quali sono secondo voi le copertine migliori finora disegnate di altri artisti?
Nel corso degli anni ’70, nel periodo psichedelico per eccellenza, troviamo delle rappresentazioni grafiche spinte all’esasperazione. In quell’epoca, molto più di oggi, era importante la creatività, diverse copertine dell’epoca sono oggetto di studio in accademie d’arte e scuole di grafica. E meno male direi! Cito di nuovo “Physical Graffiti” per il suo gioco di cartotecnica, il famosissimo salvadanaio rappresentato nel primo album del Banco del Mutuo Soccorso, e mi riferisco alla versione fustellata (oggi purtroppo introvabile), la cura con cui i Behemoth mischiano arte e (anti)sacralità in “I Loved at your Darkest”… Ma sono solo i primi esempi che mi vengono in mente!
Un artista preferito per le copertine oltre Kris Verwimp con cui vi piacerebbe lavorare in futuro?
A dire la verità, per il momento lo stile di Kris sintetizza molto bene ciò che abbiamo in mente.  Potremmo forse valutare in futuro qualche artista dedito ad altri stili. Un artista che sicuramente adoriamo è Travis Smith, che, oltre ad essersi occupato degli artwork di Opeth e tantissime altre band, ha dato la luce anche alla meravigliosa copertina dell’ultimo album dei Fleshgod Apocalypse di prossima uscita.
I vostri artisti preferiti o fotografi?
Tra gli artisti propriamente detti è bellissima l’arte di Friedrich, che è molto adatta per una copertina di album metal, oppure i pre-raffaelliti.

Qui avete spazio per poter concludere questa interessante intervista scrivendo quello che volete, libertà di espressione!
Grazie per questo interessante “taglio” dell’intervista, molto particolare e mai banale. Come band cerchiamo di fare musica, intesa come arte in tutte le sue forme, nella musicalità delle parole, oltre che nelle immagini e nelle sensazioni che vi accostiamo. Speriamo quindi di avervi incuriosito a scoprire tutti questi elementi in “Dusk of the Ages”!