Anno d’uscita: 1929
Regia: Luis Buñuel
Se il passaggio del surrealismo dalla pittura al cinema è stato vinto grazie “Un Chien Andalou”, quello dallo schermo alla locandina è stato altrettanto superato. Il manifesto del film surrealista per antonomasia venne scelto dai due autori per celebrare il passaggio dai quadri al grande schermo della corrente artistica che aveva rivoluzionato le avanguardie degli anni venti.

Il regista Luis Buñuel e il pittore Salvador Dalì, per reclamizzare il loro lavoro, si concentrarono sulla settima arte, mettendo sul cartellone una serie di fotogrammi della pellicola. Il pittore catalano e il regista aragonese nel 1929 erano due giovani artisti, decisi a trasportare sullo schermo il loro bagaglio culturale acquisito nella Parigi da poco orfana del loro mentore Apollinaire e in cui un ruolo fondamentale era stato svolto dal critico d’arte André Breton. I ruoli sono chiari: entrambi soggettisti e sceneggiatori, con il solo Buñuel alla regia. La locandina ha chiari riferimenti al Bauhaus, per l’ordine rettangolare della disposizione dei fotogrammi. Ci sono però anche contatti con la fotografia surrealista, di cui Man Ray, amico di Dalì, ne è stato il maggior interprete.
Ventun riquadri, disposti a rettangolo con sette righe orizzontali e tre file verticali. I primi due riquadri sono riservati al titolo del film e ai due autori. Il titolo è in francese, dato che in Francia l’opera è stata realizzata e prodotta. Il film trasuda di indole spagnola, fortemente mediterranea, dai tanti riferimenti all’appagamento sessuale fino ai caratteri religiosi. Tutti elementi inseriti anche nella locandina. Alcune scene epiche del film sono inserite nel poster, dal taglio dell’occhio della ragazza per mano di un rasoio, al palpeggiamento del seno nudo. I diciannove fotogrammi sono quasi un riassunto dell’opera, anche se, essendo un film surrealista, è difficile capire qualcosa da queste poche immagini.
È già difficile comprendere l’opera stessa dopo averla vista, figuriamoci con poche foto. Il film va quindi visto, in modo che lo spettatore possa farsi un proprio lavoro di ricomposizione di assurdo puzzle. Dalì, oltre che autore, è anche attore in “Un Chien Andalou”. Nel poster lo vediamo nell’ultimo fotogramma della quinta riga, mentre vestito da sacerdote viene trainato da delle funi. Una scena surreale interpretata da uno dei più grandi surrealisti della storia dell’arte.
Negli anni successivi al 1929 girarono altri poster di “Un Chien Andalou”. In alcuni si ci è focalizzati sulle scene più truculenti: dall’occhio tagliato alle formiche che emergono dal palmo di una mano. Più o meno riuscite, hanno avuto tutte il difficile compito di invogliare alla visione del film. Compito che la prima locandina riuscì a ottenere, quando né Buñuel e né Dalì erano i giganti che ora celebriamo, ma solo due giovani bizzarri artisti spagnoli in cerca di fama, come molti loro coetanei, nell’allora capitale mondiale della cultura Parigi. Anche solo ammirando la locandina di “Un Chien Andalou”, possiamo comprendere che qualcosa in più degli altri questi due “folli” ce l’avevano. Il genio surrealista sta anche lì.
Leonardo Marzorati