Anno d’uscita: 2019
Regia: Tim Burton Reduce dall’esperienza nel ricevere il 27 Marzo 2019 la statuetta alla carriera del David di Donatello, Tim Burton afferma: «Mi sento molto vicino agli italiani ed essere qui stasera è come essere al tempo stesso in un circo, in un film e in una strana famiglia». Proprio per questa occasione vado a recensire l’ultimo capolavoro del regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore, animatore e disegnatore statunitense.
Nonostante il film “Frankenweenie” da lui prodotto per la Walt Disney abbia determinato una sorta di rottura, seppur provvisoria, tra il cineasta californiano e la casa di produzione, Burton nel 2019 dà vita ad un remake live-action insieme al nome dello sceneggiatore Ehren Kruger (già conosciuto per i film “Scream 3”, “The Ring”, “Transformers 3”, “Transformers 4”) riprendendo in mano la famosissima storia commovente dell’elefantino alato, riproponendola nel suo stile.

Il classico d’animazione Disney “Dumbo”, che esordì nelle sale americane il 23 ottobre del 1941, vinse un Oscar per la Migliore Colonna Sonora del musical ed ottenne una nomination nella categoria della Migliore Canzone per “Baby Mine”. Lo stile di Burton e la sua cinematografia sviluppano l’emarginazione provocata dal rapporto mostro-uomo. L’interesse verso queste creature nasce fin dall’infanzia del regista, il quale ha in proposito dichiarato: «Per me i mostri, le creature un po’ bizzarre, sono i personaggi più vicini alla realtà e sono sempre quelli che suscitano più emozioni». Ma veniamo ora proprio alla storia di Dumbo, un film tratto dal soggetto della storia di Helen Aberson, una scrittrice britannica, e illustrata da Harold Pearl. La storia la conosciamo tutti: il proprietario del circo Max Medici possiede un elefante appena nato, le cui orecchie giganti lo rendono oggetto di scherno. Ma quando i figli di Holt, Milly e Joe, scoprono che Dumbo può volare, si gettano tutti a capofitto per trasformare lo speciale elefantino in una stella.

Nella locandina, stranamente un po’ meno Burtoniana del solito con colori più accesi e allegri rispetto ad altri suo film, viene rappresentato in tutta la sua dolcezza proprio l’elefantino Dumbo che con i suoi occhioni blu ci invita ad avere rispetto per gli animali e la libertà che ognuno di noi dovrebbe avere. In aggiunta al nome del protagonista è stata inserita sotto la scritta “Believe”(Credici) mentre, nella versione italiana, si è deciso di cambiare con la frase “preparati a volare”. Non viene di certo dimenticata la piuma, appoggiata sulla sua proboscide,  contrasto tra la leggerezza (la piuma infatti è ciò che si crede far volare Dumbo) e il peso dell’elefantino.

Questa volta si tratta di una piuma bianca e non nera; nell’originale film d’animazione del 1941 apparteneva ad un corvo ma quest’ultimo è un personaggio molto controverso in America perché rappresenta la canzone-balletto caricatura degli afroamericani. In particolare il loro leader si chiamava Jim Crow, proprio il nome della dello schiavo nero che veniva interpretato da attori bianchi dipingendosi di nero la faccia.

Non viene rappresentato Timoteo, il topolino chiacchierone del cartone originale, anzi viene proprio cancellato; ma c’è un motivo! In questo remake gli animali non parlano ma agiscono, si fanno sentire come se fossero esseri viventi alla pari degli umani.Ecco quindi una dose di realismo della contemporaneità: abolite le gabbie nel circo, niente più presenza di animali in cattività, ma soprattutto gli elefanti stanno bene nella loro Savana. Nel manifesto, infatti, Dumbo è esterno al circo, all’aria aperta senza nemmeno le catene alle zampe. Il poster lascia quindi spazio al protagonista e al cielo azzurro e sereno che occupa praticamente quasi tutta la scena, mettendo in disparte ed in lontananza i tendoni del circo. Ciò che rimane di questo mondo circense sta al di sotto delle zampe di Dumbo: il piedistallo di colori caldi e allegri, quali il rosso, il bianco e il giallo.

Penso non a caso sono stati usati proprio questi tre colori. Il rosso è il colore dell’amore, del dinamismo, della vitalità e della fiducia nelle proprie capacità. Il giallo rappresenta il sole, l’allegria, l’ottimismo e la leggerezza. Infine, nelle favole il bianco equivale all’intervento di una forza benevola mentre, nella mitologia, è associato a tutte quelle creature particolari che ormai sono entrate nell’immaginario collettivo. (Più immaginario di un elefante che vola direi che non esiste!). Insomma, un film per imparare a riscattarsi e per trovare la propria felicità!
Antonella Aeglos Astori    

 

 

 

Per saperne di più sul film, potete leggere la recensione completa sul sito di Silenzio In Sala con il quale collaboriamo cliccando la scheda sottostante: