Anno d’uscita: 2017
Regia:
Marco Renda 
“Edhel”
è un film  di genere fantasy-drammatico girato nel 2017, diretto dal regista e sceneggiatore Marco Renda e con la partecipazione di Gaia Forte nel ruolo della protagonista. Il film è stato girato in soli diciotto giorni e con un budget ristrettissimo; in effetti il breve lasso di tempo e le ristrettezze economiche fanno sì che la messa in scena e la narrazione ne risentano purtroppo fortemente. “Edhel”, aldilà delle note negative, è tuttavia un film che denuncia il bullismo e la paura del diverso.  Chi conosce il mondo del fantasy saprà che la parola edhel proviene dal Sindarin, una delle lingue elfiche create dalla penna di J.R.R. Tolkien e viene proprio tradotto con la parola elfo. Vincitore di ben quattro premi al Los Angeles Film Awards e secondo classificato al Giffoni, la pellicola riprende il periodo della preadolescenza, il periodo più complesso per una ragazza, dove i cambiamenti sia fisici che psichici cominciano a farsi strada.

Per Edhel, traumatizzata dalla morte del padre a cavallo, il tutto diventa più complicato anche perché si trova a dover affrontare l’imbarazzo di una sua malformazione alle orecchie che le fa apparire “a punta”, proprio come un elfo. La locandina è molto narrativa, magica, decisamente dotata di un’atmosfera fiabesca, che farebbe sognare chiunque; il bosco è rappresentato con colori pastello tenui, passando dal verde degli alberi ai colori caldi del cielo, che vogliono un po’ dare il senso dell’altro mondo magico degli elfi.

Le illustrazioni sono state realizzate da Max Cimato, artista, fumettista, illustratore e fondatore della You Comix Accademia del fumetto di Caserta; l’artista è stato abile a sfruttare un’ambientazione piena di verde e dai colori accesi, che rispecchia molto la linea sottile che separa realtà e fantasia. Inoltre la capigliatura della protagonista richiama molto quella usata per Liv Tyler e Cate Blanchett, nel film Signore degli Anelli, le quali interpretano proprio due elfe: Dama Galadriel e Arwen .
Nel manifesto non viene solo rappresentata Edhel, ma anche il suo cavallo Caronte, appartenente al padre, l’unico col quale si sente felice e sé stessa. Un’altra persona con la quale la ragazza si trova bene è Silvano, il bizzarro bidello, il quale la convince della possibilità che quelle orecchie siano il chiaro segno della sua appartenenza alla nobile stirpe degli Elfi. Da quel momento in poi, Edhel inizierà a credere nella magia di poter essere finalmente se stessa, senza doversi preoccupare della sua diversità.Le orecchie così lunghe ed appuntite sono infatti da sempre abbinate agli elfi, così come in molti film, cartoni e libri. Giusto per fare un esempio ricordiamo “Il trono degli Elfi”, “Harry Potter” (il carinissimo Dobby) ,i romanzi di J.R.R. Tolkien e molti altri.
Non a caso è stato scelto come simbolo l’orecchio appuntito; in effetti un elfo è un essere semidivino, che ha sembianze vagamente simili a quelle dell’uomo e vive in comunità spensierate situate in luoghi difficili da raggiungere, lontano dalle persone comuni. Nella mitologia nordica è un folletto che abita l’aria, le foreste, i luoghi solitari e può essere benevolo (elfi della luce) o ostile (elfi neri). In questo caso Edhel non è cattiva, è un essere che vorrebbe essere accettata e non guardata dagli altri come se fosse diversa… Ma solo nella magia può essere ciò che è veramente.

Gli elfi sono creature pacifiche che amano gli esseri umani e spesso decidono di vivere accanto a loro. Gli esseri umani però non possono vederli, a meno che questi non lo vogliano; se dovesse arrivare qualcuno da loro non desiderato si tramutano in lucciole per non farsi scoprire. Questo, a seguito della crudeltà che alcune persone hanno avuto nei loro confronti e hanno fatto si che essi non abitassero più fra gli umani, ma nella Terra di mezzo.

Quale metafora migliore per descrivere quindi la diversità e la voglia di scappare da tutti e da tutto di Edhel? Il poster prende infatti una via di genere fantasy, ma mantenendo sempre un certo ancoraggio alla realtà. Il tutto è trattato con delicatezza, in modo affettuoso e sensibile, con un’atmosfera eterea, irreale eppure concreta, che crea un particolare legame tra lo spettatore e la situazione in cui si trova a vivere la giovane protagonista. Un film tutto da scoprire e capire perché, a dispetto della locandina, non vuole essere solo una semplice fiaba! Vuole insegnarci che vivere ed amarsi per ciò che si è, con pregi e difetti, è una delle cose più difficili al mondo, ma è altrettanto vero che riuscirci dà una sensazione di vera libertà!
Antonella “Aeglos” Astori

Per saperne di più sul film, potete leggere la recensione completa sul sito di Silenzio In Sala con il quale collaboriamo cliccando la scheda sottostante: