Anno d’uscita: 1916
Regia: David Wark Griffith
A seguito della pesante accusa di apologia del Ku Klux Klan, dovuta al suo capolavoro del 1915 “The Birth of a Nation”, nell’anno successivo il grande regista David Wark Griffith porta sullo schermo “Intolerance”, pellicola di tre ore per quattro episodi. Fil rouge del nuovo kolossal è proprio l’intolleranza che titola il film.

In quattro epoche storiche differenti Griffith porta in scena quattro gravi casi di intolleranza, anche per scrollarsi di dosso, a fatica, l’accusa di razzismo che tanti intellettuali e politici gli avevano lanciato addosso. Operai e padroni negli Stati Uniti contemporanei, cattolici e ugonotti nella Francia del XVI secolo, farisei nella Palestina di Gesù e persiani contro babilonesi nel VI secolo avanti Cristo.

La locandina originale del film è tutta incentrata sul primo episodio, il più lungo e, probabilmente, quello di maggior impatto verso il pubblico degli anni dieci del novecento. Siamo in piena Grande Guerra, a cui gli Stati Uniti stessi stanno ancora valutando se intervenire o meno, gli episodi di intolleranza sono una triste realtà che tocca tutti i continenti. Ed ecco una giovane madre tenere al grembo il proprio figlio, per proteggerlo da una orrenda mano.

La donna ha uno sguardo terrorizzato, mentre le sue fragili mani sono tutte occupate alla protezione del neonato. Questi è nascosto in un lenzuolo rosso e non si rende conto della situazione di pericolo. In una scena molto allegorica, l’antagonista è una semplice mano che sbuca dal lato sinistro del manifesto. Si tratta di una mano rugosa, giallastra, quasi fosse quella di una vecchia strega. Una piccola scritta recita “la crudele mano dell’intolleranza”.

La mano rovinata dell’intolleranza punta a colpire la purezza di una giovane donna e l’innocenza del suo pargolo. Anche i colori tendono a scontrarsi. Se la donna e il bambino sono avvolti nei tre colori primari, la mano proietta su uno sfondo blu scuro un’inquietante ombra nera. La donna è sola, attorno non c’è nessuno che la possa aiutare. L’intolleranza sta per ghermire.

In alto, scritto in bianco, viene dato grande risalto a Griffith, il personaggio più influente del mondo del cinema di allora. Il nome del regista è grande quanto quello del titolo del film, anch’esso bianco, ma posizionato ai piedi dell’immagine. È presente anche un sottotitolo, usato solo per l’edizione statunitense: “A Sun Play of the Ages”. Infine, il fondo della locandina ci ricorda che questa è la prima opera di Griffith dopo il tanto discusso “The Birth of a Nation”. Dopo un manifesto a favore, eccone uno contro l’intolleranza.
Leonardo Marzorati