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“Danzig III: How the Gods Kill”
, come è facilmente intuibile, è il terzo disco della band di Glenn Danzig, ex cantante del gruppo Punk Misfits. Lo stile musicale è un Heavy Metal classico con influenze Blues e Doom Metal, un sottogenere i cui precursori possono essere considerati i Black Sabbath e nel quale suoni particolarmente cupi e tempi piuttosto lenti creano una musica atmosferica e cadenzata. Le canzoni del disco, infatti, sono caratterizzate da vivaci riff e assoli di matrice Blues alternati a improvvisi rallentamenti, su cui si innesta la voce baritonale di Danzig, anche se non mancano momenti in uno stile da ballad malinconica. I temi del disco, i titoli dei brani sono molto eloquenti a riguardo, ruotano soprattutto intorno alla religione (“Godless” e “How the Gods Kill”) e all’occultismo (“Heart of the Devil”e “Do You Wear the Mark?”).

Come copertina del disco troviamo un particolare dell’opera di H. R. Giger, “Il Maestro e Margeritha” (1976). Il dipinto mostra la bocca semiaperta di una donna (le labbra femminili sono un tema che ritorna spesso nella produzione dell’artista svizzero) circondata da orridi elementi che contribuiscono a questa visione mostruosa: al lati altre due bocche che appartengono a spaventose creature – molto simili al mostro del film “Alien” che sarebbe uscito tre anni dopo la realizzazione di questo quadro – che allungano le proprie lingue verso il mento della figura femminile; sotto un serpente che, attorcigliato attorno al collo della donna, esibisce anch’esso la propria lingua biforcuta; sopra uno strano elmo organico copre la parte superiore del viso, naso occhi e fronte; è da rilevare, infine, che anche i capelli delle creature che spalancano la bocca hanno una consistenza organica e sembrano dei serpenti.
Il titolo di quest’opera è un riferimento all’omonimo romanzo di Mikhail Bulgakov (1891-1940), pubblicato postumo nel 1967, nel quale si intrecciano due vicende: la prima tratta di uno scrittore russo (il Maestro) perseguitato dalla rigida censura dell’Unione Sovietica degli anni Trenta per un romanzo su Gesù e Ponzio Pilato; la seconda è costituita proprio dalla storia del processo a Gesù e il suo rapporto con Ponzio Pilato. Margeritha è l’amante del Maestro e il quadro è completato dal Diavolo che visita sotto mentite spoglie l’URSS del regime staliniano che è descritto nella prima parte del romanzo.

Il messaggio di Bulgakov è, verosimilmente, un’accusa all’ottusità dei burocrati sovietici, che arrivano a negare l’esistenza di Gesù anche come personaggio storico per un eccessivo zelo nei confronti delle direttive antireligiose del Partito. In questo modo si nega non solo l’istituzione ecclesiale ma, soprattutto, il lato spirituale dell’uomo: la conseguenza è che il Diavolo può aggirarsi liberamente nel mondo senza essere riconosciuto, senza essere visto. E la donna dipinta da Giger, infatti, ha gli occhi coperti, si lascia andare al piacere corporeo (simboleggiato dal serpente) senza accorgersi che è circondata dalla mostruosità.

Se si considera quest’opera relativamente alle tematiche del disco l’interpretazione che può essere data è diversa, più semplice: coprire gli occhi e intorpidire la mente è “come gli dei uccidono”. Visto che si parla di più divinità si può pensare a un senso di sfiducia generale nei confronti della religione organizzata, ma è anche possibile supporre che gli dèi a cui si riferisce il titolo dell’album non siano entità superiori ma semplicemente gli uomini che sfruttano la fede delle persone per renderle cieche e soggiogarle. Qualunque sia il significato nascosto una cosa è certa: visibile o meno, la mostruosità resta.
Nik Shovel