Anno d’uscita: 1982
Sito web: https://en.wikipedia.org/wiki/Orange_Juice_(band)
I delfini sono tra i pochi animali che si accoppiano anche per solo piacere. E pensare che in un’intervista, gli Orange Juice, spiegando il nome della band, dissero che erano talmente ingenui da non accorgersi delle avance delle groupie.

Che teneroni che erano quei ragazzi di Glasgow, innocenti e puliti come un succo di frutta. Veri e propri porta bandiera del Jangle Pop ancor prima dei più fortunati The Smiths, diedero una scossa genuina al Post Punk artistoide e scuro, a tratti arrabbiato delle band inglesi. Genuini o ingenui, se le parole dell’intervista corrispondono a verità. I brani di “You Can’t Hide Your Love Forever” (Polydor 1982) sono storie piene di felicità, di giovinezza, cullati dalla voce profonda di Edwyn Collins, classe 1959 ed originario di Edinburgh in Scozia.

Quale miglior soggetto per descrivere tali emozioni, se non due delfini che si stagliano sullo sfondo appena guizzati fuori dall’acqua? Chi ha avuto la fortuna di vederli nel reale, questi mammiferi, ha ben presente quell’euforia che si prova quando balzano fuori dal pelo del mare. Oltretutto è pure una metafora, volendo, del titolo: non puoi nascondere il tuo amore per sempre, come delfini che poi tanto faran capolino.
Ho trovato parecchio curioso (non l’avrei mai immaginato), che la fotografia dei due mammiferi fosse opera di Jill Furmanovsky, probabilmente una delle fotografe più importanti per quanto riguarda le star della musica. La ragazza britannica nata nello Zimbabwe aveva disseminato, negli anni precedenti al 1982, una serie di gemme come la copertina di “Animal Justice” (Illegal Records 1977) di John Cale, per dire, o “Another Music in a Different Kitchen” (United Artists 1978) dei Buzzcocks; tale copertina, su questo sito, è stato trattata dal buon Leonardo Marzorati (https://www.artovercovers.com/2017/02/20/another-music-different-kitchen-buzzcocks/) .
In più, pare che i toni di blu siano una predominante del Jangle Pop del primo periodo. Curioso notare come pure i The Soft Boys di Cambridge con “Underwater Moonlight” (Armageddon 1980) scelsero una situazione acquatica, o i The Feelies del New Jersey con “Crazy Rhythms” (Staff 1980) misero i loro faccioni sopra uno sfondo azzurro. Niente a che vedere con il blu, ma, in “Strange Boutique” (DinDisc 1980) degli inglesi The Monochrome Set, qualcuno si tuffa in uno specchio d’acqua.
Viva l’amore quindi: non fermativi a pensare, buttatevi!
Alberto Massaccesi