-Introduzione e domande a cura di Sara “Shifter”Pellucchi- 
I Siege sono una band metal italiana nata alla fine del 2011; propongono un metal estremo, con una componente death molto marcata alla quale si aggiungono black e contaminazioni thrash. In occasione del loro ultimo album intitolato “Spirit of Agony pt.II” uscito alla fine del 2018, abbiamo avuto l’occasione di fare due chiacchiere con loro per conoscere meglio i loro gusti estetici e approfondire il concetto dei loro artworks.

Ciao ragazzi e benvenuti su Art Over Covers, avete voglia di parlarci un po’ di come è nato il vostro progetto musicale?
Il progetto Siege nasce ufficialmente nel 2011. Al tempo io (Jesus, basso), Roby (voce e chitarre) e Angelo (batteria) suonavamo insieme in un altro gruppo. Le cose non andarono molto bene a causa di divergenze troppo forti con gli altri membri della band e continui scontri sulla direzione musicale da prendere. Visto che noi tre condividevamo la stessa visione, quando il gruppo si è sciolto ci è sembrato naturale proseguire come trio, estremizzando ulteriormente la nostra proposta e “Rinascendo” ufficialmente con il nome del brano su cui si era palesata la frattura: Siege.

Quant’è importante secondo voi l’immagine per la vostra musica?
Nelle fasi iniziali della band, non abbiamo dato molto peso all’aspetto visivo, preferendo concentrarci solo sull’aspetto puramente musicale. Con l’inizio della composizione della prima parte di Spirit of Agony, ci è venuto naturale “completare” quello che stavamo dicendo aggiungendo anche un certo tipo di universo grafico ricorrente alla musica (artwork, grafiche per Lyric video, etc. etc.). Per quanto importante, l’immagine è comunque per noi uno aspetto che non deve distogliere l’attenzione dalla musica.

Potete descriverci la copertina del vostro ultimo full-lenght “Spirit of Agony pt.II” e raccontarci come è stata elaborata l’immagine con il suo significato?
La copertina immortala simbolicamente la fine del mondo come lo conosciamo. Rappresenta il momento in cui l’oscurità sta completando il suo percorso. Niente viene risparmiato da questa marea nera, nemmeno le creature malvagie, i demoni del mondo. Noi avevamo solamente in mente il concetto, e non sapevamo come renderlo… per fortuna Donatella ci ha proposto questo (doppio) progetto che ci ha subito convinti.
Come è nata la collaborazione tra voi e Donatella Ceglia, art director dei vostri due lavori “Spirit of Agony pt.I e II”?
In realtà è nata in maniera abbastanza spontanea… Io e Donatella conviviamo da circa dieci anni, quindi è stata una scelta abbastanza a portata di mano. Solitamente lei si occupa di commissioni grafiche nel campo dell’editoria (copertine, gestione grafica social, cards, impaginazioni…), e solo saltuariamente collabora con progetti musicali. (Nota comica: per evitare interferenze e complicazioni tra vita privata e lavoro, lei si interfacciava direttamente con gli altri della band)

Ci avete detto che la cover di “Spirit of Agony pt.II” rappresenta il trionfo inesorabile dell’oscurità, vista come un mare nero che inghiotte e sommerge tutto quello che incontra sul suo cammino. In questa immagine è rappresentato un diavolo che viene inghiottito dal suo stesso nero. Il nero essendo un colore ctonio, in senso religioso rappresenta in un certo senso l’Inferno dove lui risiede. Dalla sua espressione è come se soffrisse di questo luogo e vuole uscirne, potete spiegarci meglio l’intento di questo soggetto?
Il diavolo della cover, il “Demone Rosso”, rappresenta il male del mondo. È la voce che bisbiglia all’orecchio dei folli, che spinge a commettere le peggiori azioni… che sussurra a Roby i testi delle canzoni… Ma anche lui è impotente davanti a questo buio denso. E’ una forza che non può controllare, e la sofferenza che si vede è la consapevolezza di starne per essere sommerso, nonostante gli sforzi per rimanerne fuori. La copertina fotografa l’attimo in cui il Demone Rosso riesce a rimettere la testa fuori dall’oscurità, prima di venirne definitivamente sepolto.

Chi è invece la “vittima” bianca del nero rappresentata in “Spirit of Agony pt.I” ?
La vittima rappresenta l’umanità, che vede avanzare l’oscurità ma non ha possibilità di opporsi, e ne viene divorata. Nella prima parte volevamo più dare la sensazione di “catastrofe imminente”, come se fossimo di fronte al compiersi di quella che si potrebbe definire “fine del mondo”
Le cover di “Spirit of Agony pt.I e II” si discostano molto come stile dalla precedente copertina di “Decay of Flesh”, dalla grafica più “old school” che si avvicina molto di più a quelle anni ’90 di band dello stesso genere. A cosa è stato dovuto questo cambio di stile?
Con questi due lavori riteniamo di aver fatto un passo avanti nel nostro personale percorso compositivo. Le copertine precedenti avevano principalmente lo scopo di presentare il contenuto musicale dell’opera ed il rifarsi ad un determinato tipo di immaginario è da leggersi in quest’ottica. Noi suoniamo un certo tipo di Metal estremo e questo doveva essere chiaro sin da un primo sguardo alle grafiche. Con i due Spirit of Agony, il nostro approccio è cambiato: La copertina è diventata parte integrante dell’opera, del concept. In aggiunta al valore “artistico”, risulta anche un artwork che, forse anche proprio perchè si discosta dai canoni del genere, tende ad emergere ed a rimanere più facilmente impresso (cosa che non guasta mai, vista la mole di album che vengono rilasciati quotidianamente)
Per le vostre copertine vi siete ispirati a artwork di altri album?
No, non avevamo in mente nulla di specifico quando abbiamo commissionato il lavoro a Donatella. Fortunatamente la sua proposta è stata sia funzionale che originale

Che cosa volete trasmettere attraverso le vostre immagini dell’artwork e con i vostri video?
Quello che vogliamo trasmettere è quella sensazione di annichilimento fisico e mentale, di inesorabilità, oppressione e soffocamento.

Vi è mai capitato di acquistare un disco solo per l’immagine della cover? Se sì quali?
Jesus –  Sì, più o meno. Solitamente quando mi butto alla scoperta di qualche band di cui conosco solo il nome (e di cui ho sentito parlar bene), mi lascio attrarre dalla copertina per decidere da quale album partire tra quelli che mi trovo davanti. I casi più eclatanti per me son stati “Remedy Lane” (Pain of salvation) e “This godless endeavor” (Nevermore)
Rob – No, mai. L’immagine della cover o l’artwork completano il lavoro, ma la musica è predominanteIl vostro colore preferito e perché
Jesus –Per quanto mi riguarda è il blu… riesce a infondermi una sensazione di calma e quiete ma allo stesso tempo anche una profonda (ma piacevole) malinconia.
Rob – Il blu: armonia, equilibrio e calma.

Quali sono secondo voi le copertine migliori finora disegnate di altri artisti?
Jesus –Trovo bellissime alcune copertine di Travis Smith. In particolare quelle più evocative, tipo quelle per “Blackwater Park”, “The fragile art of existence” e “Dead heart in a dead world”.
Rob – Forse quelle dei Pink Floyd. In generale quelle prodotte prima dell’avvento della computer graphic. Per il Metal, quelle dei Cannibal Corpse
Un artista preferito per le copertine con cui vi piacerebbe lavorare in futuro
Jesus – A parte il già citato Travis Smith (per mio gusto personale) , sarebbe bello veder lavorare Vince Locke (che ha dato ai Cannibal Corpse un’immagine immediatamente riconoscibile) sulle idee ed i testi di Roby. Per Giger, purtroppo, siamo fuori tempo massimo…
Rob – Mi piacerebbe portare avanti la collaborazione con Donnie (Donatella)

I vostri artisti preferiti o fotografi
Jesus –Bacon, Dalì e Giger. Purtroppo conosco poco il mondo della fotografia
Rob – Il fotografo Richard Avedon

Libertà di espressione, diteci pure qualcosa che avete voglia di comunicarci!
Jesus – Grazie mille per lo spazio che ci avete concesso, ma soprattutto: “Yeeeeeaaaaah!!!”
Rob – La libertà di espressione in realtà non esiste. Ci sono le tue idee, la tua capacità di dominarle, e i media che le diffondono. Devi avere fortuna di trovare qualcuno in ascolto là fuori. Yeah