Anno d’uscita: 2008
Sito web: https://www.caparezza.com/
La copertina del quarto album di Caparezza intitolato “Le Dimensioni del mio Caos” è un fotomontaggio che colpisce con le sue ampie chiavi di lettura. Appare come una spettacolare interpretazione visiva dei contenuti di un concept album impegnativo e surreale, spesso valutato come un capolavoro (artistico).

Le canzoni dell’album, un “sonoromanzo” (ovvero un fotoromanzo sonoro) hanno come filo conduttore la figura di Ilaria, una ragazza trasportata da un varco temporale dal 1968 nel mondo dell’artista. Caparezza si innamora di lei. Ma Ilaria lo delude, adattandosi a dinamiche sociali e comportamenti che lui detesta e relazionandosi con un suo nemico! Attorno a questa trama l’artista ci piazza come sempre tematiche sociali molto forti e critiche feroci a determinati costumi attuali.

L’immagine della cover traduce e riprende visivamente diversi contenuti importanti e mostra alcuni personaggi chiave di cui parlano le canzoni dell’album. Il noto rapper sta al centro della scena ed è vestito da sessantottino. Si pensa subito a Jimi Hendrix per la somiglianza dei capelli e la chitarra elettrica che sta per spaccare. Jimi Hendrix usava spaccare le chitarre sulle casse degli amplificatori, comportamento che Caparezza ha ripreso dal vivo nei concerti del tour dedicato. Nell’introduzione alla prima canzone del full-lenght viene sottolineata l’importanza dei concerti di Hendrix in Italia. Sulla cover invece, la chitarra sembra volerla fracassare in testa a noi!
Nel fotomontaggio vediamo in tutto quattro esseri viventi (tre umani ed uno scimpanzé). Una ragazza hippie (Ilaria) e un’operaio (Luigi delle Bicocche) tengono in mano un metro a nastro e rivolgono lo sguardo verso Caparezza. “Misurano” le dimensioni (del caos) del musicista pugliese. Lo scimpanzé dietro di lui (nell’album un bonobo), appoggia una mano sul suo ginocchio e può essere interpretato come metafora provocatoria della similitudine genetica tra essere umano e scimmia.

La scena è ambientata su di un terreno a forma di corpo celeste di piccole dimensioni in viaggio nello spazio e come sfondo ne troviamo un altro (lontano e grande) che potrebbe essere la nostra Terra, visto che è presentato con una Luna. Il corpo celeste, lo spazio e la Terra sono temi del nono pezzo del disco. Troviamo nell’album anche alcuni riferimenti a “2001 Odissea nello Spazio”, del 1968, di Stanley Kubrick.
Interessante è anche la scelta dei colori. Infatti la color palette si basa sull’accordo cromatico triade dei colori primari, ovvero rosso-giallo-blu. Non sembra un caso che la chitarra e i pantaloni della ragazza siano rossi (il colore della passione). Scritte, luce e nastro sono gialli (il colore che nella segnaletica suggerisce prudenza, e che come atmosfera ci indica la presenza di inquinamento atmosferico chimico o radioattivo).

Si tratta dunque di un’interpretazione visiva ben riuscita e suggestiva che prende direttamente spunto dalle tematiche affrontate nell’album: Un artwork fotografico totalmente pianificato e realizzato in funzione del “soggetto”!
Fabian von Unwerth