Anno d’uscita: 2018
Sito web: https://www.facebook.com/dholeband/
Già dall’album “Ai Confini Della Nostra Essenza” (StAY Records 2015), i Dhole ci suggeriscono chiavi di lettura della loro estetica legate a doppio nodo all’essenza della Vita. La copertina di richiama infatti il passaggio generazionale – e anche il divenire bambini che è parte essenziale del vivere – illustrato nella fotografia di Joel Bernstein per “After the Gold Rush” (Reprise 1970), di Neil Young. Pure i titoli aiutano l’ascoltatore nella comprensione e nell’immersione profonda della loro arte, non solo musicale; radio a parte, l’ascolto è sempre anticipato dalla vista del disco, della copertina e quindi dell’idea che un musicista vuol mostrare in musica. “Dove Mitigano i Dubbi e Nascono le Credenze” (Nothing Left Records 2018), appunto. Leggendo il titolo dalla mail che gli attivissimi della True Bypass Promotion ci hanno inviato, non ho potuto fermare il flusso emozionale che mi ha riportato ad una vecchia esperienza di vita: anni addietro, in un classico pomeriggio da influenzato, ho avuto l’ardire e la fortuna di guardare una conferenza di Bruce Lipton dal titolo (se ricordo bene): “La Biologia delle Credenze”. Secondo il biologo americano, le “credenze” sono alla base dell’evoluzione o devoluzione umana; ciò che ci permette di farci ammalare o guarire, per intenderci. Detto questo, via con la copertina “d’autore” del nuovissimo album della band lodigiana nota come Dhole.
Seguo Alberonero – lodigiano anch’egli – sui social, per lo più su Instagram. Non ricordo come lo scoprii. Son quindi abituato a veder i suoi splendidi giochi di geometrie cromatiche sull’esterno di abitazioni, campi da basket e segnaletiche stradali di montagna. Mai avrei pensato di ritrovarlo sul fronte di un disco. La scelta dell’opera “Mezzavalle, 18 Tones of Stones” per il nuovo album dei Dhole, sembra dettata da un ovvio ragionamento, tanto grafico quanto di significato. La geometria che formano le pietre bene si inquadra nel quadro della copertina, le linee bianche così fragili e pur così forti sulle pietre sono la potenza delle credenze dell’uomo. Una linea continua tra i dubbi che scemano e le credenze che nascono.
Tra le altre cose, mi suona curioso vedere come la grafica difficilmente si potrebbe accostare alla loro musica – definibile come Screamo – paragonata ad altre band come gli Heroin, per citarne una. Ma molto più vicine all’Emocore come i Diary di Seattle, intimista e rassicurante; sempre a livello estetico si intende. Una grafica che si rivela molto positiva e solare, così come introspettiva e profonda.
Alberto Massaccesi