Anno d’uscita: 2018
Sito webhttps://www.elisatoffoli.com/
Partiamo intanto con due premesse: non sono un grande fan di Elisa, né tanto meno un conoscitore della sua musica. Sono rimasto a quando cantava in inglese. Il nuovo disco della cantautrice friulana esce il 26 Ottobre, se ne parla sul web. Parole su parole. E dalle parole sembra nascere “Diari Aperti” (Universal 2018). Parole che diventano frasi in un “font comune”, importanti tanto da riempire la copertina. Le frasi impresse attorno alla cantante sono tratte dal testo di “Anche Fragile”, la quarta traccia all’interno dell’ultima raccolta di inediti.

A primo sguardo mi sono venute in mente tre cose: l’album di Alanis Morisette “Supposed Former Infatuation Junkie” (Maverick 1998), “Ho Scoperto che Esisto Anch’io” (RCA 1973) di Nada e la maglietta di Joe Cocker a Woodstock. Andiamo per gradi. Negli anni novanta ricordo che si mettevano le magliette annodate nella candeggina, così da creare quella reazione psichedelica come la maglietta che indossa Elisa o Joe Cocker nel 1968
Questa scelta potrebbe far pensare ad una copertina d’altri tempi (font a parte), pure la posizione accovacciata della cantante lo ricorda. Perché se si analizza, scopriamo che molte ragazze del passato si fecero ritrarre in posizioni analoghe. Nada nel disco sopracitato del 1973 mi sembra la più somigliante, con quell’aria malinconica, quasi triste ed in attesa.

Se quel suolo dove poggia la nostra Elisa parrebbe di una zona marittima o comunque con un corso d’acqua nelle vicinanze penso a Joni Mitchell, sempre triste e malinconica, nel suo “For the Roses” (Asylum 1972), fotografata da Joel Bernstein, californiano attivissimo per gli album del “rock della baia”, tra cui Neil Young e compagni. Una copertina analoga di Bernstein, per l’omonimo di Rita Coolidge del 1971, accovacciata e serena (parrebbe), in uno sfondo bucolico.
Pure il chitarrista afro-americano Wes Montgomery mette in campo una bionda dalle pelle bianca – scelta  tipica dei dischi jazz “neri” o soul-funk – sempre ai bordi di un fiume e sempre con gli stessi sentimenti in “California Dreaming” (Verve 1966), fotografia in questo caso di Ken Whitmore.
Anche se la mano sul viso, come quel famoso pensatore, mi porta alla mente la copertina di “Trampin’” (Columbia 2004), della mitica Patty Smith; anche la foto nel “gatefold” di Nada è molto e forse più da pensatore di Roden.
Il tributo alle precedenti copertine sopracitate nella cover di “Diari Aperti” è palpabile e molto evidente. Forse l’intento di Elisa ha voluto essere una dedica alle donne “pensatrici”, artefici di grandi ed eterni successi musicali. L’immagine verso un infinito poetico di riflessioni e pensieri sotto-forma di parole che escono per essere conosciute e condivise.
Alberto Massaccesi