Anno d’uscita: 1989
Sito web: http://www.toxikmetal.com/
I thrasher newyorkesi Toxik, sebbene meno conosciuti rispetto ai grandi nome del genere, non sono secondi a nessuno in quanto a tecnica e songwriting. Il loro secondo disco “Think This” (1989) può infatti vantare canzoni costruite con intelligenza e caratterizzate da una notevole varietà stilistica: nonostante l’album si assesti senza dubbio su lidi Thrash Metal, alle consuete sfuriate e ai riff iperveloci si accompagnano una voce alta e melodica che ricorda Joey Belladonna degli Anthrax, assoli di chitarra virtuosistici dal sapore neoclassico e addirittura momenti da ballata acustica (“There Stood the Fence”). Dal punto di vista testuale il disco rientra appieno nei canoni Thrash, trattando argomenti come il controllo e la repressione (la titletrack), il razzismo (“Black and White”), l’avidità (“Greed”) e la distruzione dell’ambiente (“There Stood the Fence”), tutti affrontati con profondità e accortezza.

Sulla copertina di Think This la tipica famiglia americana mamma-papà-figlio è “parcheggiata” davanti a una costellazione di schermi televisivi, ognuno dei quali trasmette immagini tipiche per gli Stati Uniti degli anni ’80: dalla donna discinta al macho palestrato, chiara citazione degli action movie di Schwarzenegger e Stallone; dai discorsi di importanti uomini politici (in questo caso verosimilmente Martin Luther King, il presidente di Israele e, sebbene tagliati in alto, i presidenti Bush Senior e Nixon) alla propaganda (la falce e il martello sovietici e il reclutatore americano Zio Sam), passando per spot pubblicitari di hamburger, bibite, automobili e reportage di guerra o storici – la figura di Hitler in bianco e nero – sino ad arrivare all’autoreferenzialità musicale (Mtv) e televisiva (lo schermo in cui una mano regge il telecomando). Le tematiche trattate e la presenza di personaggi politici avvicinano molto l’artwork alle illustrazioni dei Megadeth, in particolare “Rust in Peace” e” Peace Sells”, disegnate dallo stesso autore della presente copertina, Ed Repka.
Il significato è evidente: la televisione e i mass media, strumenti del governo e delle multinazionali, fanno il lavaggio del cervello all’uomo medio e ne ottundono la  capacità di giudizio e di decisione. Non solo, gli impongono le scelte da prendere  e i modi di comportarsi: USA o URSS, non c’è via di mezzo; hamburger e bibite sono il pasto migliore perché gustoso e veloce; la guerra è necessaria per difendersi e prevenire glia attacchi dei nemici; solo la musica trasmessa in TV è quella giusta; al di fuori di questo nulla esiste e se esiste è destinato al fallimento e all’emarginazione perché non è omologato, non rispetta le regole dettate dall’alto. Il titolo dell’album mette in luce un evidente contraddizione, un paradosso perfino: pensare e ragionare dovrebbe essere qualcosa di libero e spontaneo, “pensa questo” – al contrario – non è un invito a riflettere, ma l’ordine di inginocchiarsi e sottomettersi .

I mezzi di comunicazione e la tecnologia non sono usati in modo appropriato e costruttivo, ossia per informare correttamente i cittadini, ma per soggiogarli sin dalla più tenera età; l’immagine spensierata del bambino seduto e dondolante davanti allo schermo in attesa dei suoi cartoni preferiti è orribilmente trasfigurata, trasformata in un freddo intervento in cui il suo cervello è collegato ai televisori tramite uno stetoscopio che riempie le sue orecchie – e la sua testa – di apatiche verità prefabbricate. E i genitori, che si volgono verso di noi fissandoci con occhi vitrei e senza vita, sono lo specchio di ciò che sarà il figlio: individui che non sanno (o non vogliono) vedere, accecati dagli scintillanti bagliori del tubo catodico e annichiliti dagli squallidi ideali spacciati per valori assoluti e tra i quali, certamente, non si trova il libero pensiero.
Nik Shovel