Anno d’uscita: 2016
Regia: 
Jeremy Gillespie e Steven Konstanski
“The Void” (Il Vuoto)
è un film del 2016 di Jeremy Gillespie e Steven Konstanki. L’opera in esame è un omaggio sentito al film di genere horror anni ‘70 e ’80; partendo dalla scrittura dei ruoli (molto basilare) e puntando al gore e sull’atmosfera, che cita John Carpenter alla stragrande come struttura dell’opera e David Cronenberg nella seconda parte.

Lo sfondo stellato della locandina richiama la vastità dell’Universo, con i grandi misteri che comporta, da qui ci concentriamo sulla figura dei tentacoli che fuoriescono da una forma a tre lati, una figura viscida e orrenda che richiama un male o un mostro che vive nelle profondità. Un sinonimo delle spazio profondo, un richiamo alla mitologia immaginaria di Cthulhu del grande H.P.Lovecraft, cioè la narrazione di antiche forme di vita (anche pluridimensionali), alcune addirittura presenti dall’alba dei tempi del Big Bang, che rinascono nutrendosi della follia dell’uomo.
Il triangolo illuminato nella parte centrale è una porta che permette l’ingresso di un entità nel nostro mondo, non a caso il simbolismo religioso della figura geometria come nel film parla del concetto del padre, del figlio e dello spirito santo.
Il vertice che sale verso l’alto, fa capire un qualcosa che sta per uscire, una sorta di ascesa divina, una salvezza che in questo film rappresenta la “finta” salvaguardia dal vuoto, concetto che verrà trattato sul finale della recensione. L’immagine triangolare è ripresa anche sulle tuniche degli adepti religiosi, che circondano un dato luogo, e fa riemergere il discorso del K.K.K.: formato da figli di idee corrotte da certe credenze superficiali. Il bianco presente nel simbolo indica purezza e bene, nella sua limpidità in questo contesto è la ricerca della felicità come stato d’animo.
L’esplosione che si vede nel mezzo rappresenta l’apice dell’avvento dei fatti, il dramma che avviene, come disvelamento della realtà dalla quale esce un raggio di luce, simile ad un ponte simbolico, come un unione tra il mondo che conosciamo e quello in cui speriamo di vivere. L’individuo in ginocchio con le braccia aperte, ricorda una sorta di crocifissione simbolica e il dolore che vive, anche l’ennesimo richiamo religioso, come se fosse un prete che ha sacrificato la sua pelle, denota un cambiamento interiore, che si rivela nella necrotizzazione del suo corpo.

Il titolo del film “The Void”, in maniera spigolosa mostra e ricorda il semplice fatto che le persone si sono arrese al dolore e si sono chiuse in esse, generando un vuoto da colmare anche con menzogne o paure. Tra Carpenter e Cronenberg, viene mostrato un “balletto” di emozioni e di bugie palesate dalla mutazione orrenda delle persone in mostri; la bugia e la paura vengono mostrate come alla base della società di oggi, il dolore viene vincolato da una fede per dare vita ad un passato, in un finale ispirato a “Il signore del male” di John Carpenter e un omaggio a “L’aldilà” di Lucio Fulci.
Mirco “Nemo” Quartieri

Per saperne di più sul film, potete leggere la recensione completa sul sito di Silenzio In Sala con il quale collaboriamo cliccando la scheda sottostante: