Anno d’uscita: 1970
Sito web: https://www.blacksabbath.com/
La band di Ozzy Osbourne non avrebbe potuto scegliere copertina migliore per il proprio disco di esordio. L’omonima release rappresenta esattamente l’intento del nome Black Sabbath.

Siamo in un paesaggio brullo, desolato, in autunno inoltrato. Si vedono i rami ormai quasi spogli delle poche foglie rossastre che adornavano gli alberi. Rovi e cespugli incolti oscurano la vista della casa sullo sfondo. L’abitazione ha un aspetto malconcio a abbandonato, ma a colpire lo sguardo è una inquietante figura umana che spacca l’atmosfera. Una donna, vestita di un mantello nero osserva con gli occhi sbarrati noi che teniamo in mano il vinile. Riecheggia la memoria della scena del film “Il Settimo Sigillo” di Ingmar Bergman, nella sequenza in cui la morte, rappresentata da un uomo incappucciato fa la sua apparizione nella spiaggia desolata.
La donna distorce e spaventa, il viso è quasi verde e malsano, le sue pupille circondate da un cupo nero non distolgono la loro vista fuori dal contesto. Chi mai può avventurarsi in un bosco al crepuscolo, e soprattutto quali sono le intenzioni di questo soggetto? La risposta è da ricercarsi proprio tra le righe di questo full-lenght. “Black Sabbath” con i suoi testi e le sue sonorità horror, lente e destabilizzanti influenzeranno moltissime band e gli ascoltatori a venire, diventando un vero e proprio cult intramontabile nella storia dell’heavy metal.

Il Sabba Nero, è questo il luogo in cui si sta recando la nostra figura; luogo di appuntamento per le streghe per evocare il Diavolo e le forze ultraterrene. Un ulteriore conferma di questa meta maledetta è data dalla presenza di un corvo nella parte posteriore della copertina. Il corvo è l’animale nero per eccellenza dotato di grande intelligenza, e fa parte del bestiario demoniaco di Satana; bandito dalla religione cattolica ed ellenica, è diventato sul malgrado famoso per la impersonificazione del male.
La ragazza che veste i panni di questa strega ha una identità semi-sconosciuta. Tony Iommi, il chitarrista ammise di aver incontrato questa donna in un backstage dopo un concerto e di chiamarsi solo Louise; dopo la posa per l’immagine della cover si persero le tracce. Una situazione che condisce ulteriormente di mistero l’aura intorno a questo album. La scenografia utilizzata come sfondo esiste realmente, non è una ricostruzione grafica. La costruzione adornata dal fiume è il mulino ad acqua Mapledurham Watermill, adiacente al fiume Tamigi a Mapledurham, nella contea inglese di Oxfordshire.
L’adattamento horrorifico fa dimenticare il prato verdeggiante e curato che si vede nella realtà. Come trasformare un sogno romantico in un incubo, di streghe e boschi senza via d’uscita.
Sara “Shifter” Pellucchi